Tatà è il quarto libro della scrittrice, sceneggiatrice e fotografa francese Valerie Perrin, un romanzo che narra la storia di due donne, zia e nipote, e dell’amore che le unisce.Agnès ha trentotto anni, è una regista e sceneggiatrice di successo che ha smesso di fare cinema dopo il divorzio con suo marito, attore e star di tutti i suoi film. Nel 2010, anno di inizio del racconto, Agnès viene informata che sua zia, Colette Septembre, è appena stata trovata morta nella sua casa di Gueugnon, una cittadina della Borgogna a nord della Francia. Agnès è incredula, la sua amata Colette è deceduta ed è stata sepolta tre anni prima. Eppure non c’è dubbio, “Colette è rimorta, parola che non esiste da nessuna parte. Non esiste il termine ‘rimorire’” e Agnès sua unica erede, si ritrova a dover e voler risolvere tanti interrogativi, scavando nel passato della sua famiglia.
Si precipita quindi nel paese dove sua zia e suo padre sono cresciuti e dove ha trascorso tutte le vacanze da bambina. La attende una sorta di caccia alla verità organizzata proprio da sua zia, che le ha lasciato in eredità una collezione di cassette, tutte da lei registrate e che raccontano frammenti della sua vita.
«Mi tremano le mani. Me la prenderò con calma, voglio scoprire quelle cassette poco a poco, come un regalo. Non le ascolterò in ordine, chiuderò gli occhi e lascerò fare al caso, come quando si legge un libro che non si vuole divorare, ma assaporare. Ho tutto il tempo che voglio».
Il ritorno nella sua casa vuota la riavvicina a sé stessa ed è proprio grazie alle cassette che Agnès conosce Blanche, la donna che è sepolta al posto di Colette, e che per sette anni ha vissuto insieme a lei, nascosta nella sua casa, per scappare da un passato oscuro. Colette e Blanche si conoscono alle elementari e fin dalle elementari sono state scambiate per sorelle, per la loro fortissima somiglianza.
Nel romanzo si mescolano quindi le storie di vita di tre donne, Agnès, Colette e Blanche, narrate in tre piani temporali diversi che continuano a incontrarsi e che solo alla fine arrivano a completare il puzzle. Un racconto familiare che si tinge di giallo e che tiene incollati alle pagine, per sapere sempre di più.
I temi toccati sono tantissimi, dal lutto alle difficili situazioni familiari, passando per la carriera, la violenza fisica e gli abusi, il ricordo e la memoria, l’olocausto, il potere salvifico dell’amicizia e delle passioni, la fine delle relazioni e l’amore in tutte le sue forme. Un grande spazio ha il racconto della famiglia di sangue contrapposta a quella affettiva, ogni personaggio si ritrova a scegliere quali legami nutrire e ci ricorda che famiglia è semplicemente chi ci ama.
Agnes scopre non solo gli intrighi e i segreti mai raccontati della sua Tatà, zietta in francese, ma anche quelli di suo padre Jean e di sua madre Hannah, morti entrambi prematuramente. Quando al mondo non è rimasto più nessuno per poterle raccontare ciò che è accaduto nel passato questo viene fuori, in alcuni momenti anche con irruenza, e la avvolge.
È difficile immaginare i propri cari da giovani, le loro vite prima di noi, gli amori, le sofferenze, i segreti, tendiamo a pensarli così come sono oggi, fermi nel presente. Agnès ha conosciuto sua zia come una donna amorevole ma sola, che si è divisa per tutta la vita tra il suo lavoro, quello di calzolaia, e la passione per il calcio, in particolare per la sua squadra del cuore, il Gueugnon. Nonostante il loro legame, sempre speciale, Colette ai suoi occhi appariva quasi noiosa, con un’esistenza monotona, priva di stranezze. All’improvviso può sbirciare negli eventi che l’hanno preceduta, in segreti vecchi di anni e anni che una volta scoperti dalla polvere richiamano anche attenzioni indesiderate. “Nessuno è senza storia”: anche la più solitaria donna di Gueugnon in Borgogna ha una valigia piena di segreti e una voce nascosta, che può raccontare ore e ore di ricordi, e di vita. Colette è il baricentro di una famiglia, dove per vivere è indispensabile morire.
Valerie Perrin include nella narrazione non solo persone buone ma anche tante anime brutte e malate, per dare ancor più significato a una storia colma di colpi di scena che vengono ricostruiti a ritroso, tessera dopo tessera, facendo emergere la verità nascosta e dando nuova spinta al presente per cambiare il futuro.
Il personaggio simbolo del futuro è Ana, la figlia quindicenne di Agnès, con cui decide di condividere le sue scoperte, senza nasconderle nulla per la prima volta nella storia della loro famiglia. È anche un’occasione per trascorrere con lei gli ultimi momenti di dolcezza prima che cresca troppo e che prenda la sua strada allontanandosi inevitabilmente da lei.
La vita che la scrittrice ci narra è un insieme di cose piccole, lei ne mette in luce la durezza e la bellezza, e celebra la quotidianità e i momenti.
La narrazione si sviluppa attraverso una pluralità di voci, piani temporali e caratteri tipografici. È un romanzo con tante linee narrative quante ce ne potrebbero essere in una serie tv, colmo di personaggi, ognuno con i suoi avvenimenti, e il lettore si ritrova ad essere quasi sopraffatto dall’insieme di storie che ha davanti, ma tutte trovano soluzione. Tatà è un romanzo pieno di segreti, di storie dissepolte che abbracciano quattro generazioni dai primi del novecento fino al giorno d’oggi.
Chiara Collinoli




