“Zucchero filato” di Valentina Pelliccia

Valentina Pelliccia, Lei è autrice del libro Zucchero filato, edito da Pagine; una storia di amori giovanili e lieve spensieratezza che si infrange in una sordida violenza, dove il lirismo ispirato del primo ingenuo innamoramento di Colette si spegne nell’odio freddo e gelido del suo assalitore. Una storia che purtroppo, per molte donne, è divenuta tragica realtà. Ha pensato a loro scrivendolo?
Zucchero filato, Valentina PellicciaCon il mio libro ho voluto dare un messaggio di speranza, in generale. In particolar modo, ai genitori di Valerio Gentile, ragazzo trovato morto in Puglia, dopo aver subito violenze atroci.

Infatti, il mio romanzo ha vinto la VII edizione del Premio di Narrativa Nazionale “Valerio Gentile” e, solo dopo, è stato pubblicato dall’editore. Dunque, il tutto si è svolto grazie al Concorso organizzato dal Dott. Nicola Gentile e dalla moglie, con finalità culturali e nobili.

Come ho letto la storia di Valerio Gentile, ho sentito dentro la forte necessità di scrivere qualcosa che potesse donare, nel mio piccolo, un po’ di luce. Ovviamente, ho pensato anche alle tante donne che subiscono e hanno subito violenze di ogni tipo.

Da giornalista, sono sempre stata vicina a queste tematiche femminili, ho scritto articoli per Il Tempo anche sulle molestie sessuali e mi sono sempre battuta per i diritti di noi donne.

Attenzione, in merito al grande argomento della violenza non ci si può soffermare solo sull’aspetto (atroce e per il quale non trovo le parole) della violenza sessuale: le donne subiscono spesso violenze psicologiche, sopraffazioni sul luogo di lavoro, molestie, complimenti molto poco garbati per strada (“catcalling”), sopraffazioni in casa tra le mura domestiche, in famiglia in molte culture (o meglio, sotto culture).

Per non parlare del bullismo e del cyberbullismo. Quanti casi ci sono stati di adolescenti morte, che hanno tentato il suicidio (e portato a termine il suicidio) dopo la divulgazione di foto e video intimi (il caso di Tiziana Cantone).

Essenze d'Autore - Zucchero Filato
  • Pelliccia, Valentina (Autore)

Per fortuna, la legge si è evoluta dopo quel tragico episodio e le donne ora hanno tutele che prima non avevano. La strada è ancora lunga, ma da donna credo nel potere delle donne, di creare una rete solidale tra di loro (tra di noi). Non ci si può arrendere davanti ad atrocità simili.

Il racconto della violenza subita da Colette tocca vette di raro realismo; difficile non commuoversi dinanzi alla vittima di quell’atto di disperato egoismo: come è possibile dare voce a un evento così traumatico?
Certo, è possibile dare voce a un evento così traumatico: lo scrittore deve avere la capacità, un po’ come l’attore, di immedesimarsi nei personaggi, i quali diventano delle sue “creature”, quasi dei “figli”, con ruoli ben precisi, spesso celati da metafore. Volevo, come giustamente Lei scrive, gridare.

Una violenza è e deve essere un grido in questa società. Si deve sentire. Deve essere una lama che penetra nella coscienza di ognuno, nella sensibilità di ognuno, affinché possa portare a una riflessione, a un confronto, a un ribaltamento di valori (che io non vedo in questa società, o almeno, vedo molto poco), a un ripensamento della Donna e del suo valore in quanto tale, in quanto bambina, giovane, adolescente, donna adulta.

Per farlo, bisogna parlarne il più possibile e riportare l’assoluto valore della Donna al centro della società.

Colette non sa inizialmente reagire alla violenza subita e cade nell’anoressia; è solo grazie all’amore di Alberto che ritrova il sogno di felicità trafugatole e lo «splendore della loro età»: solo l’amore può lenire la sofferenza di ciò che «non verrà mai del tutto dimenticato»?
In realtà, Colette riprende a vivere (prima ancora di sognare), grazie alla sua unica forza interiore. Questo è il messaggio che vorrei mandare alle donne: la forza dobbiamo trovarla in noi, perché non c’è qualcosa di più potente della “fame di vita”, del bisogno di credere che la realtà non possa essere veramente così crudele.

Le donne hanno una forza incredibile ma devono tirarla fuori. Ecco, oltre alla dura ripresa individuale, fattore primario, è necessario ovviamente cercare di avere o costruire una rete intorno alla persona fragile vittima di violenza.

Per rete intendo Istituzioni, scuola, università, società. Ma, ancora prima, la famiglia, i genitori, gli amici, gli insegnanti. E perché no, l’amore, se c’è. In questo caso, Alberto le fornisce un motivo in più per vivere.

L’amore può senza dubbio lenire il dolore, ma lo sforzo più grande, la battaglia più difficile spetta a chi subisce una violenza (o un sopruso, una molestia o altri tipi di violenze anche psichiche).

Valentina Pelliccia è nata a Roma. Ha studiato al Sacro Cuore di Piazza di Spagna, dove si è innamorata della letteratura italiana, inglese e francese grazie alle sue adorate Professoresse Cesidia Tullio e Barbara Bottari. Ha una formazione universitaria giuridica. Ha lavorato presso il prestigioso Studio dell’Avv. Carmine Punzi e Angela Maria Nicolò Punzi (e prof. Antonio Punzi della Luiss). Ha iniziato ad amare il giornalismo e la comunicazione, per cui ha studiato molto e ha acquisito titoli nel settore Comunicazione, Relazioni Istituzionali, Marketing. È giornalista iscritta all’Ordine Nazionale Giornalisti e ha scritto per anni per Il Tempo. Ha scritto anche per Harvard Business Review e Il Messaggero. È stata Vicepresidente universitaria e ora ricopre il ruolo di Communication Specialist presso la Direzione di un noto Istituto di Credito di Roma. È anche scrittrice e a marzo 2024 è stato ripubblicato il suo romanzo Zucchero filato, con l’editore di nicchia Pagine. Uscirà presto un suo nuovo libro.

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