“Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?”, il nuovo libro di Antonio Manzini: riassunto trama

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?, nuovo libro di Antonio Manzini, riassunto, trama, recensioneUn titolo lungo per un libro breve ma imprescindibile per chi segue le vicende del vicequestore più famoso d’Italia, Rocco Schiavone. Antonio Manzini torna in libreria con Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? a circa cinque mesi dall’uscita di ELP.

Rocco Schiavone è in partenza insieme al suo fidato amico Brizio. Destinazione: Buenos Aires. Si sono infatti perse le tracce di Furio, l’altro compagno di una vita, che è partito alla volta del Sud America alla ricerca di Sebastiano, il quarto del gruppo, scappato dall’altra parte del mondo per sfuggire alla sua terribile colpa, che ha sconvolto le vite di tutti loro. E adesso Rocco e Brizio devono trovare Furio prima che faccia «la pazzia» uccidendo Sebastiano.

Ma Rocco sta cercando Furio o Sebastiano? Sta cercando i suoi amici o se stesso? In questo viaggio-missione, il vicequestore non è solo il personaggio di un’avventura tra Argentina, Messico e Costa Rica. È anche il protagonista di un thriller psicologico in cui il passato si intreccia inesorabilmente al presente, dove i ricordi d’infanzia in cui i quattro amici erano inseparabili nelle vie di Trastevere si mescolano alla consapevolezza di quello che sono diventati e di quanto l’amicizia, anche quella più indissolubile, può diventare fragile e spezzarsi, lasciando dentro delle ferite forse impossibili da rimarginare.

Trama

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? si apre a bordo di un aereo. Rocco e Brizio sono decollati alle dieci di sera da Fiumicino, dopo aver fumato una sigaretta di seguito all’altra. Per Schiavone, infatti, stare 14 ore senza nicotina era «un’impresa mai tentata a mente lucida». Ma non poteva fare altrimenti. Furio era partito verso Buenos Aires e da giorni non dava più sue notizie. E Brizio era preoccupato.

«Quello fa la pazzia, Rocco, io me lo sento», gli ripeteva Brizio prima della partenza. Il timore era che Furio fosse andato in America Latina per cercare Sebastiano e ucciderlo, chiudendo per sempre la questione. Rocco, da parte sua, stava tentando – vanamente – di dimenticare Seba, che dopo 40 anni d’amicizia fraterna lo aveva tradito in quel modo così sconvolgente. Per lui doveva «trasformarsi in un’ombra, una velatura nel mondo dei ricordi per dissolversi con gli anni fino a trasformarsi in fumo». Ma Brizio stava male e, soprattutto, non rideva più, «e quello era il segno peggiore».

Atterrati a Buenos Aires, Rocco e Brizio hanno due piste da seguire: il nome di quella che, almeno tempo prima, era la banca di Sebastiano, e l’indirizzo di casa di Walter Tagliacozzo, conoscente di Furio. Ma entrambe le vie si riveleranno fallimentari. Furio, infatti, ha lasciato l’Argentina. Ora la speranza è che l’amico si trovi in Messico, dove Sebastiano atterrò quando lasciò l’Italia con un passaporto falso.

Anche se non si tratta della classica “rottura di coglioni del decimo livello” a cui ci ha abituati il vicequestore Schiavone, trovare Furio a Città del Messico, in cui vivono milioni di abitanti, è una follia. «Due coglioni che cercano di fermare un terzo lanciato come un autobus senza freni sulla discesa di Monte Mario. Evitare lo schianto sarebbe stata una botta di fortuna, e Rocco alla fortuna tendeva a credere sempre meno».

Ma Schiavone è un fine investigatore, e sa bene come preparare una caccia all’uomo di successo al limite del surreale. E Brizio, da parte sua, sa come essere la spalla perfetta per il vicequestore, assistendolo nel miglior modo possibile.

Arrivati a Città del Messico, infatti, gli indizi che i due riescono a recuperare sul passaggio di Furio sono molti, nonché pericolosi. I loro sospetti erano fondati: Furio sta cercando un’arma per far fuori Sebastiano. E un’arma, si sa, non può che essere recuperata da personaggi poco raccomandabili.

Ma ciò che dovranno affrontare non si esaurisce aggirandosi tra i bassifondi di Città del Messico. C’è un bigliettino misterioso, con un messaggio a loro destinato che sembra impossibile da decifrare: «La geografia è importante! Il capitano, solo, se ne va a spasso a Collina Fleming. Invece noi andiamo a Fontana de Trevi a turiste, da casa di Rocco, mentre Furio sognava Carolina».

Impensabile, per Schiavone, non tornare indietro nel tempo, alla sua infanzia vissuta insieme a Brizio, Furio e Sebastiano nelle vie di Trastevere, dove fu solo il caso a decidere che Rocco sarebbe diventato una guardia e non un ladro come i suoi compagni.

Impensabile, per Schiavone, non ripercorrere la sofferenza dell’inganno di chi era come un fratello per lui. Una sofferenza che, in realtà, non è mai sopita, nonostante i tentativi. «Sebastiano l’aveva tradito, un’amicizia lunga quarant’anni e che amicizia non era, dopo la morte di Marina era stato il dolore più profondo della sua vita».

In Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? Antonio Manzini torna a raccontare i fantasmi di Rocco Schiavone, ma questa volta lo fa per chiudere un cerchio, uno dei più tristi della sua esistenza.

Recensione

Dalla quarta di copertina scopriamo che Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? si colloca, in termini temporali, dopo Vecchie conoscenze e Le ossa parlano, dunque prima di ELP, pubblicato dalla stessa Sellerio editore di Palermo lo scorso giugno.

Questa scelta di Antonio Manzini è di difficile interpretazione, non avendo un senso dal punto di vista causa-effetto. Ma al di là della motivazione che si cela dietro a questa decisione dell’autore, è indubbio che ciò che si racconta in questo nuovo capitolo di Rocco Schiavone sia molto importante ai fini della storia.

Il libro che Manzini propone ai lettori è un racconto-soluzione, una storia che ambisce a chiudere una vicenda che ormai si trascina da tempo e che non ha mai trovato una vera e propria conclusione. Si tratta, come ripetuto più volte, del tradimento di Sebastiano, l’ennesimo duro colpo alla tormentatissima vita del vicequestore Schiavone. Un’ambizione che però non sembra realizzarsi a pieno. La percezione, infatti, è che il cerchio non si chiuda completamente, ma che resti aperto sullo sfondo.

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? non è un romanzo che stupisce tanto nella trama (finale compreso), quanto nella descrizione del viaggio intimo compiuto da Schiavone. Il cambiamento iniziato dal vicequestore all’inizio della “saga” è arrivato a compimento. Rocco, rattristato e reso burbero dalla vita, ha finalmente accettato l’imprevedibilità delle circostanze e degli affetti. Non c’è più spazio per la vendetta, c’è spazio solo per la consapevolezza.

«Fumò dieci sigarette. Ma non fu il fumo a fargli cadere qualche lacrima. Se l’asciugò rapido, quasi vergognosamente, col polsino della camicia. “Ah!” disse sprezzante al suo viso riflesso nello specchietto retrovisore. “Coglione…” aggiunse, ma chissà se ce l’aveva con se stesso o con il vecchio amico nascosto nel buco del culo del mondo».

Per il resto, il libro è scorrevole e divertente. Le descrizioni sono sempre “Manzini style”, dunque molto dettagliate e ricche di particolari, che permettono al lettore di sentirsi parte della storia.

Infine, impossibile non apprezzare la capacità dell’autore di delineare i suoi personaggi e la loro evoluzione, nonché la sua abilità nel rappresentare i rapporti umani. In questo libro il focus è tutto concentrato sull’amicizia. Quell’amicizia che il tempo ha reso talmente totalizzante da definire per sempre chi ne è coinvolto.

Camilla Ferrandi

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