“La versione borghese dell’amore” di Margherita Marvasi

La versione borghese dell'amore, Margherita Marvasi«È una storia così poco speciale che mostra semplicemente, eppure con una certa dose di complessità, cosa può accadere quando un uomo e una donna si incontrano per caso e cercano l’amore per salvarsi. Quell’amore che ha la tenacia di durare tutta la vita e che oggi non va più di moda.»

In questi termini Margherita Marvasi introduce nel prologo il suo nuovo romanzo, pubblicato da Giunti nel maggio del 2024, in cui si propone di raccontare “la versione borghese dell’amore”, da qui il titolo, di Penelope e Riccardo. Ormai al terzo romanzo, dopo Zanzibar è una bugia (Giraldi, 2017) e La donna drago (Giunti, 2022), l’autrice fa ritorno sulla scena editoriale con una storia intima e privata, ma che allo stesso tempo presenta delle caratteristiche universali.

La storia di Penelope Mauri e Riccardo Orsini inizia in un momento ben preciso, durante una notte di passione, in cui si scoprono e si accarezzano senza lasciarsi più andare, “dentro l’alcova di un dammuso pantesco a pochi passi dal mare, affidandosi l’uno all’altra e scoprendosi con curiosità, senza più opporre resistenza, tra le lenzuola, con frasi semplici”. Sullo sfondo delle loro vicissitudini, una Pantelleria selvaggia, che diventa essa stessa personaggio e che detta lo scorrere del tempo, scandito dai ritmi delle stagioni e dalle feste locali.

Lui giornalista, lei pittrice, giovani e innamorati, si lasciano travolgere dalla vita, fatta di passioni, compromessi e dolori; il loro amore, intenso e puro, viene messo alla prova da tradimenti e lutti. I due si conoscono da giovani, quando Penelope sogna di diventare una grande artista, insieme a Rocco, collega universitario, amico di sempre, ma anche amante fedele per tutta la vita. Sulla scia di questo triangolo amoroso, si sviluppa una più ampia saga familiare, tema che ormai gode di particolare fortuna, soprattutto se calato in un’ambientazione quale quella del sud Italia. Basti pensare alla quadrilogia di Elena Ferrante, in testa ai 100 libri del secolo del New York Times, o a I leoni di Sicilia.

Ciò che desta particolare attenzione, però, in La versione borghese dell’amore, è la capacità narrativa dell’autrice di raccontare un tema tanto semplice quanto complesso quale la storia di una famiglia che resta unita, nonostante ne accadano di tutti i colori. Nelle parole di Margherita Marvasi, rilasciate durante un’intervista[1]:

«Il senso del romanzo sta nel fatto che non esistono amori perfetti, l’unica perfezione è la volontà che li fa resistere al tempo. È un punto di vista un po’ conservatore, ma a suo modo funziona. Dall’altra parte c’è l’amore nella sua versione contemporanea che è consumista: non siamo disposti a fare compromessi, ci dicono anzi che è più sano gettare la spugna se una relazione non va come ti aspettavi, di cercare altro anziché restare lì ad avere pazienza, ad ingoiare qualche rospo. Questo è il trionfo dell’innamoramento, ma non dell’amore. L’amore presuppone il tempo, la presenza, il confronto, le radici; tutto questo, oggi, è molto fragile.»

Penelope e Riccardo sono due protagonisti particolari, in grado di perdonarsi mancanze, tradimenti e delusioni, in nome di una promessa ben più grande. Soprattutto la controparte femminile, ha la scorza dura, ha voglia di affermare il suo pensiero e i suoi sentimenti, pur rimanendo figlia del suo tempo. Il suo carattere, così come quello di tutti i personaggi, emerge attraverso l’occhio esterno e super partes di una voce narrante che potremmo definire nomade – quasi come l’autrice, che si divide tra l’Italia, l’Africa e l’Asia – che gira il mondo e che ha una vita amorosa del tutto diversa da quella borghese, ma che guarda all’amore che unisce Penelope e Riccardo con tenerezza e con la consapevolezza che si tratti di una rarità.

C’è una scena tra padre e figlia molto toccante nella sua semplicità, quasi verso la fine del romanzo, in cui emerge un conflitto generazionale sulle scelte di vita. Nello specifico, Riccardo esprime preoccupazione per le decisioni della figlia Caterina, che ha quasi 25 anni. Suggerisce che sia giunta l’ora di pensare a impegni più stabili, come il matrimonio. Caterina si mostra scettica al riguardo, citando un saggio americano che sostiene che le donne stanno rimandando o rinunciando al matrimonio per perseguire obiettivi personali e professionali. Mette in discussione l’importanza tradizionale del matrimonio e del legame coniugale, chiedendosi che senso ha sposarsi nel ventunesimo secolo. La risposta dell’uomo riassume e racchiude in sé il messaggio finale del romanzo:

«Ma come, non ci vedi? Tua madre e io. Tutto quello che abbiamo costruito… per quanto le cose siano difficili noi resistiamo, e ciò dà un senso a tutto quanto. Come nessun’altra cosa. La promessa, Caterina. La promessa di rimanere insieme a tua madre è il faro della mia vita.»

Il dialogo solleva importanti questioni sulla natura del matrimonio, sui ruoli di genere e sulle scelte di vita individuali. Mostra come le diverse generazioni possano avere visioni molto diverse sullo stesso tema: Caterina dimostra di avere una buona consapevolezza di sé e dei propri bisogni, e di aver fatto proprie delle idee moderne sul ruolo della donna nella società. Riccardo e Penelope, invece, portano avanti una promessa, facendo buon viso a cattivo gioco, si aggrappano alle radici di ciò che hanno costruito, dimostrando una forza e un coraggio maggiori rispetto a chi alla prima difficoltà decide di mollare per cercare una felicità immediata, che non tenga conto della perseveranza e dell’importanza di superare ogni scoglio insieme. La versione borghese dell’amore celebra la consistenza, la tenacia, la caparbietà, in un mondo in cui tutto è sempre più effimero.

Maria Luisa Valletta
_______________________________________
[1] Margherita Marvasi intervistata da Pietro Romozzi per About Bologna: https://aboutbologna.it/la-versione-borghese-amore-margherita-marvasi/.