“I “Diavoli Rossi” delle Langhe. Storia della Formazione Partigiana “Stella Rossa” di Mombarcaro (settembre 1943-giugno 1944)” di Sergio Squarotti

I “Diavoli Rossi” delle Langhe. Storia della Formazione Partigiana “Stella Rossa” di Mombarcaro (settembre 1943-giugno 1944), Sergio SquarottiI “Diavoli Rossi” delle Langhe. Storia della Formazione Partigiana “Stella Rossa” di Mombarcaro (settembre 1943-giugno 1944)
di Sergio Squarotti
a cura di Sandro Squarotti

«Tu sei comunista, Tito? – Io no, – sbottò lui. – Io sono niente e sono tutto. Io sono soltanto contro i fascisti. Sono nella Stella Rossa perché la formazione che ho incocciata era rossa, il merito è loro d’averla organizzata e d’avermela presentata a me che tanto la cercavo, come finora non ho cercato niente altrettanto intensamente. Ma a cose finite, se sarò vivo, vengano a dirmi che sono comunista!».

Questo brano celebre, menzionato nelle pagine di questo volume, è tratto dal romanzo Il partigiano Johnny (1968) di Beppe Fenoglio, riconosciuto come «il più originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza». In questo libro, Fenoglio racconta le vicende del giovane Johnny che sceglie di andare a combattere al fianco dei partigiani, riuniti nella formazione Stella Rossa di Mombarcaro realmente esistita ma a lungo rimasta più nelle pagine dei romanzi che nei libri di storia. I “Diavoli Rossi” delle Langhe. Storia della Formazione Partigiana “Stella Rossa” di Mombarcaro di Sergio Squarotti nasce proprio dall’urgenza di colmare questo vuoto. Curato dal figlio Sandro, il volume rappresenta il frutto di una ricerca trentennale che ha inizio nel 1993, quando Sergio si rivolge all’Istituto Storico della Resistenza di Torino per cercare notizie sul padre Bartolomeo “Nino” Squarotti, partigiano caduto il 1° giugno 1944. Le prime tracce le trova in un libro di Pietro Chiodi, Banditi, che racconta l’episodio della sua fucilazione. Da lì, con la tenacia di chi ha bisogno di dare un senso a un’eredità familiare, comincia un’indagine che durerà fino al 2020.

L’obiettivo che si evince da questa ricerca non è solo quello di ricostruire una memoria familiare ma anche di scoperchiare un intero pezzo di storia della Resistenza caduto nell’oblio, quello che riguarda gli eventi della formazione partigiana Stella Rossa accaduti nelle Langhe tra il 1943 e il 1944. Fin da subito, Squarotti si confronta con la scarsità e la frammentarietà delle informazioni accessibili. Non a caso, come nota lo stesso autore, «uno strano, assordante, silenzio sull’esistenza dei “Diavoli Rossi” caratterizza invece praticamente tutte le testimonianze, memorie scritte e ricerche storiche effettuate sulla guerra partigiana nelle Langhe che si sono potute raccogliere o consultare. È come se su di essi fosse stata fatta calare una spessa cortina di silenzio».

A questo silenzio l’autore oppone un paziente lavoro di ricostruzione. Da un lato ci sono le testimonianze dirette dei compagni ancora in vita, con tutti i limiti della memoria e delle inevitabili rielaborazioni soggettive. Dall’altro ci sono i documenti ufficiali: i notiziari della Guardia Nazionale Repubblicana, le relazioni militari conservate presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”. Squarotti unisce questi due livelli, verifica i fatti incrociandone le diverse versioni, corregge eventuali falsi ricordi o smentisce le ricostruzioni imprecise. Il risultato è un archivio stratificato, una sorta di cantiere storiografico che si costruisce per rimandi interni, capitolo dopo capitolo, con l’intento non solo di conservare, ma anche di aggiornare la conoscenza storica su una vicenda a lungo trascurata.

Il punto di partenza della ricerca è la figura di Bartolomeo Squarotti, detto Nino, padre dell’autore. Partigiano nelle Langhe, fu fucilato dalle truppe naziste a Mussotto d’Alba il 1° giugno 1944. Non era un combattente qualunque ma gli era stato riconosciuto il grado di Comandante di Distaccamento, titolo che – come ricordava lo scrittore e giornalista, Mario Giovana – non veniva concesso a chiunque. Insieme a Nicola Lo Russo, Squarotti organizzò la formazione Stella Rossa, portando con sé la squadra dei “Diavoli Rossi”, insediata a Mombarcaro nel dicembre 1943.

«Dopo l’8 settembre, con l’occupazione tedesca, Alba e le Langhe si trasformarono rapidamente in zone di guerriglia e la lotta assunse proporzioni e intensità tali da preoccupare seriamente l’invasore. Le colline, diventate via via terreno d’azione di formazioni partigiane, solidamente strutturate e intraprendenti, all’inizio furono teatro di imprese leggendarie di pochi ma audaci patrioti». (Dall’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza)

Ben presto, il lavoro di ricerca porterà Squarotti ad andare oltre la memoria privata, concentrandosi sulla fisionomia del comando e sulla sua composizione eterogenea. Difatti, tra i partigiani non c’erano solo italiani, ma anche inglesi, spagnoli, russi. Tra questi figura il giovane scozzese William McLelland, nato nel 1920. Arruolatosi nelle Guardie Scozzesi, fu catturato in Nord Africa e deportato in Italia, dove venne internato in un campo di lavoro. Nel 1943 riuscì a fuggire, raggiunse la Liguria con l’intento di rientrare in patria e si unì ai partigiani locali. La sua vicenda si intreccia con quella tragica della notte tra il 2 e il 3 marzo 1944, quando i nazi-fascisti accerchiarono Mombarcaro, catturando molti uomini della Stella Rossa.

Un elemento chiave dell’opera di Squarotti è il lavoro di onomastica partigiana: non si tratta solo di svelare il nome sotto il suo soprannome ma di restituire un’identità, la memoria, la dignità. Come segnala l’articolo di Laura Bologna, pubblicato su Patria Indipendente dal titolo In quei nomi la nostra storia di libertà, lo pseudonimo nei movimenti di Resistenza non era un semplice espediente tattico, ma la manifestazione di una nuova individualità che nasceva nella rottura con il mondo preesistente.

«Personalmente ritengo che l’avventura partigiana cominci, in principio, con la separazione dal proprio nido famigliare per essere proiettati in una realtà completamente sconosciuta. Questa separazione porta con sé la decisione univoca di uomini contro il regime fascista all’insegna della libertà, uniti verso un Paese libero e democratico. La fase successiva, la nascita del partigiano, e quindi il suo ingresso in un altro mondo, non più la comunità e la famiglia d’origine ma il gruppo guerrigliero, è un rito di aggregazione che richiede una nuova individualizzazione, la scelta del nome da combattente».

Quel nome di battaglia serviva a proteggersi, certo, ma anche a dichiararsi parte di qualcosa di più grande: un gruppo, un ideale, una comunità. Lo pseudonimo dava forma a una presenza nuova: non più “figlio di”, “contadino di”, “operaio di”, quanto “compagno”, “Diavolo”, “Biondo”, e simili. In tal modo diventava simbolo, segno di appartenenza, ma anche specchio di aspirazioni, di origini, o di identità che il regime tentava di nascondere.

Nel corso della sua ricerca, Squarotti si è spesso allontanato dagli archivi storici per consultare la letteratura. Fenoglio, con Il partigiano Johnny, ha dato una rappresentazione della Stella Rossa più precisa di quanto non abbiano fatto molti saggi storici. Anche Armando Prato, nei suoi romanzi L’inafferrabile Lulù e La perla delle Langhe, ha restituito frammenti di verità mescolati a invenzione. Squarotti prende sul serio questi testi, li confronta con le testimonianze e con i documenti, ne verifica le affermazioni tirandone fuori un’analisi comparativa interessante, impiegando la narrativa come una fonte da vagliare con un approccio che ne amplia la prospettiva.

Il volume, pur presentandosi come una sintesi dei cinque “Quaderni” redatti da Sergio Squarotti nell’arco di oltre venticinque anni di ricerche — per un totale di circa 2200 pagine depositate presso gli Istituti Storici della Resistenza di Torino, Asti e Cuneo — mantiene intatta la sua imponenza. I volumi seguono una linea cronologica precisa, cercando di restituire la Storia nella sua interezza, con le sue pieghe, i suoi vuoti, le sue contraddizioni. La struttura quasi enciclopedica intreccia capitoli, documenti e testimonianze, in cui ogni sezione apre piste di lettura, rimanda ad altre fonti, amplia il quadro. Una costruzione stratificata che richiede una certa concentrazione e attenzione durante la lettura.

Una volta conclusa, si può cogliere il senso di un contributo storico rilevante, che non indulge né alla semplificazione né alla mitizzazione. È un’opera di restituzione della memoria, dei nomi, della dignità di uomini rimasti a lungo invisibili. In questo senso, il lavoro di Sergio Squarotti è insieme personale e collettivo: nasce da una vicenda familiare, quella del padre Bartolomeo, e si allarga fino a toccare un’intera formazione partigiana dimenticata. È una lettura che chiede attenzione, ma che offre in cambio la possibilità di guardare la Storia con maggiore profondità.

Giorgia Carta

L’Autore

Sergio Squarotti è nato a Torino il 25 maggio 1942 e risiede a Collegno (TO). Laurea in Economia e Commercio, ha iniziato l’attività lavorativa nel 1956 nel settore amministrativo – organizzativo, con sviluppo conoscenze anche in campo informatico (programmatore software), prima presso ditte private, arrivando fino al grado dirigenziale, poi, dopo un breve periodo come libero professionista. Dal settembre 1982 presso la Regione Piemonte, quale “Analista d’Organizzazione” con la qualifica di Dirigente. Attività svolta in vari Assessorati, fino al pensionamento (31 dicembre 1995). Durante il periodo trascorso in Regione ha anche fatto parte della Redazione della rivista “Piemonte Parchi”. Dal 1994 è “Socio” dell’ISTORETO – Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti” – Torino. Ha iniziato una ricerca storica sulla banda partigiana “Stella Rossa” di Mombarcaro che poi si è estesa ad una Ricerca sulla guerra partigiana nelle Langhe per il periodo dall’8 settembre 1943 alla fine del mese di giugno 1944. Copie del dattiloscritto (2300 pagine) sono state consegnate agli Istituti Storici della Resistenza di Torino, Cuneo ed Asti. Dal 2020 cura personalmente il sito che ha creato, dedicato alla sua Ricerca Storica sulla guerra partigiana nelle Langhe: http://www.diavoli-rossi.it Nel 2024 ha scritto un sunto della sua Ricerca, di 300 pagine, estrapolando la parte strettamente connessa alla storia della banda “Stella Rossa” di Mombarcaro, che suo figlio Sandro ha curato per la pubblicazione in forma di libro, con il titolo I Diavoli Rossi delle Langhe, tramite Amazon.