“L’ultimo segreto”, il nuovo libro di Dan Brown

L'ultimo segreto, nuovo libro, Dan Brown«Talvolta siamo così presi a guardare nel punto sbagliato che non vediamo davvero ciò che è davanti ai nostri occhi»

Dopo otto anni di attesa, Dan Brown torna finalmente in libreria con L’ultimo segreto (titolo originale The Secret of Secrets, pubblicato in Italia da Rizzoli con la traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli), romanzo che segna il ritorno del suo protagonista più amato, Robert Langdon, professore di iconologia religiosa di Harvard. Uscito in contemporanea mondiale il 9 settembre in diciassette Paesi, il libro viene descritto dallo stesso autore come la sua opera più ambiziosa e complicata, avendo impiegato sette anni di lavoro per completarlo. L’annuncio del ritorno di Langdon, protagonista di bestseller come Angeli e demoni (2004), Il codice da Vinci (2003) e Inferno (2013), ha suscitato un’attesa enorme, testimoniata anche dalle lunghe file di lettori che a Praga hanno affollato le librerie per acquistare il nuovo romanzo. Il pubblico non ha di certo dimenticato l’eroe in mocassini e dolcevita, con il suo indistinguibile orologio vintage di Topolino, che Dan Brown riporta al centro di un’opera capace di coniugare intrattenimento e riflessione, avventura e speculazione filosofica.

Non è un segreto la predilezione che Dan Brown riserva per i luoghi europei, scenario privilegiato dei suoi romanzi. Siamo a Ginevra e Roma in Angeli e demoni, a Parigi nel Codice da Vinci, al Guggenheim di Bilbao in Origin (2017), e ci spostiamo da Firenze a Venezia a Istanbul in Inferno. Per il suo nuovo romanzo, l’autore sceglie l’atmosfera arcana di Praga, da lui definita come la «vera capitale mistica d’Europa». In un’intervista di Anna Lombardi per Repubblica, Brown ha spiegato il perché di questa scelta: «l’ho scelta quando ho capito che avrei scritto di coscienza intuitiva, perché i legami storici col misticismo lì sono profondi». E in effetti Praga è da secoli – fin dai tempi dell’imperatore Rodolfo II – crocevia di leggende, alchimia, occultismo e simbolismo religioso. In questo nuovo thriller, Brown restituisce la capitale ceca esaltandone gli elementi unici: le viuzze innevate del centro storico, il Palazzo Žofín, il Ponte Carlo che si staglia sul gelido fiume Moldava. La descrizione è quasi pittorica, al punto che la città diventa un vero e proprio personaggio, con il suo fascino oscuro e i suoi misteri.

Non a caso, intorno ai libri di Dan Brown nascono spesso veri e propri itinerari turistici: i luoghi iconici che menziona emergono con chiarezza e precisione, stimolando i lettori a ripercorrere le stesse strade del loro amato protagonista.

Ma da dove nasce questo nuovo romanzo? Più o meno come tutti i suoi libri. Come spiega in un’intervista, Dan Brown ha sempre scritto di ciò che lo incuriosiva, «I write what I want to know». È in questo spirito che dedica anni alla ricerca, diventando esperto dei temi che più lo affascinano, prima di trasformarli in materiale narrativo. Se i romanzi precedenti si concentravano su enigmi religiosi, cospirazioni storiche o dilemmi etici legati alla scienza, L’ultimo segreto osa spingersi oltre, affrontando questioni legate alla profondità della condizione umana. L’intero romanzo si basa sulla noetica, una disciplina che indaga la coscienza. Katherine Solomon, compagna di Langdon e scienziata già apparsa ne Il simbolo perduto (2009), è infatti una ricercatrice specializzata in questo campo e autrice di un manoscritto rivoluzionario teso a stravolgere il modello attuale di riferimento. In un’altra intervista, Brown ha chiarito il motivo che lo ha portato a scegliere proprio questo tema: «Nei miei libri mi piace trattare di grandi temi e per me non c’è tema più importante della coscienza umana. Ho impiegato sette anni per studiarlo e capirlo, per poi porlo al cuore di questo romanzo giallo. Credo che abbiamo bisogno di un nuovo modello di riferimento per capire e studiare la coscienza umana». Il libro pone interrogativi che accompagnano l’uomo da sempre: siamo soltanto un insieme di impulsi elettrici? Esiste qualcosa oltre la morte? È possibile accedere a forme di conoscenza che vadano al di là dei cinque sensi? Per mettere in dubbio ogni certezza, compresa quella del lettore, Brown esce dalla finzione inserendo nel testo riferimenti a fatti reali, come il caso di James Leininger – il bambino che sembrava ricordare una vita precedente come pilota d’aereo – o a fenomeni paranormali controversi, capaci di far vacillare le certezze più radicate sulla condizione umana. A rendere ancora più affascinante la trama è la fusione di questi interrogativi con i miti dell’Europa centrale, strettamente legati soprattutto alla città di Praga. Ne sono un esempio le pratiche di alchimia alla corte di Rodolfo II, le evocazioni spiritiche di John Dee ed Edward Kelley, e il Golem, un essere informe legato alla leggenda del rabbino Löw, il quale avrebbe dato vita a questa creatura fatta di argilla dall’aspetto umano, il cui compito era quello di difendere il popolo ebraico. L’effetto complessivo è quello di un tessuto narrativo che intreccia scienza e leggenda, filosofia e folklore, trasformando il romanzo in un terreno fertile di suggestioni.

Brown costruisce una trama che si svolge nell’arco di poco più di ventiquattr’ore, scandita da diversi colpi di scena e da un ritmo frenetico. Robert Langdon si trova a Praga al fianco di Katherine, invitata a una conferenza per presentare le sue teorie innovative. Ma il soggiorno si trasforma ben presto in incubo: Katherine scompare misteriosamente dall’albergo e Langdon si trova testimone di un episodio sul Ponte Carlo che sembra violare ogni legge della fisica e della ragione. Da quel momento, l’accademico diventa sospettato e investigatore allo stesso tempo: da un lato braccato dai servizi segreti cechi e dalle autorità americane, dall’altro impegnato in una corsa contro il tempo per ritrovare Katherine e salvare il suo manoscritto.

La vicenda si arricchisce di figure oscure, come quella dell’inquietante Golem, e di organizzazioni segrete che, da New York, muovono i fili di attacchi informatici e sabotaggi contro il lavoro di Solomon. Sullo sfondo emergono laboratori sotterranei e codici da decifrare, che ampliano la dimensione enigmatica della storia. Pur restando ancorata a Praga, la narrazione si apre ad altri scenari grazie ai movimenti di personaggi secondari: è così che si intrecciano le vicende di figure come quella di Jonas Faukman, editor della Penguin Random House, che per una serie di circostanze si ritroverà a vivere improbabili avventure simili a quelle dei personaggi dei romanzi su cui lavora. Queste sottotrame aggiungono complessità e ritmo al racconto senza confondere il lettore.

Chi conosce Dan Brown sa cosa aspettarsi e L’ultimo segreto non tradisce le aspettative. I capitoli brevi, spesso chiusi con dei cliffhanger, un linguaggio accessibile e un sapiente dosaggio di inseguimenti, enigmi e rivelazioni sorprendenti rendono la lettura scorrevole e coinvolgente. In più, lo schema narrativo di Brown – la corsa contro il tempo, il segreto da svelare, la verità che potrebbe cambiare l’umanità – è ormai riconoscibile. Brown ha parlato della costruzione di questi meccanismi nella sua lezione magistrale su MasterClass, spiegando che per scrivere bene occorre partire da un singolo mattoncino: «make it simple, make it easy to follow». A tal fine, è fondamentale seguire quella che l’autore chiama la regola delle tre C: «the clock», dare un limite temporale per aumentare la tensione; «the crucible», ‘scatola’ dove rinchiudere i personaggi per costringerli ad affrontare l’ostacolo («make them face their demons»); «the contract», lo scrittore promette al lettore che, se si affiderà a lui, potrà rivelargli tutto quello che sa e lo farà quando meno se lo aspetta.

Un altro aspetto particolarmente rilevante è il ricorso sistematico all’ambiguità come strategia narrativa. Come osservano Aiping Zhang e Zhenwu Zhu nel volume The Dan Brown Craze, Brown non ama dare tutte le risposte, ma preferisce lasciare aperti gli interrogativi per stimolare la partecipazione attiva del lettore. L’ambiguità diventa così un modo per rappresentare i paradossi che hanno attraversato la storia del pensiero umano – scienza contro fede, spiritualità contro razionalità, vita contro morte – senza pretendere di risolverli del tutto. Come afferma nell’intervista di Lombardi, Brown ama «spaziare nella zona grigia della morale, quella dove ci si barcamena fra giusto e sbagliato». In questo, Brown si avvicina a una sensibilità quasi postmoderna, che assume la realtà come frammentata e spesso inafferrabile e che invita a molteplici interpretazioni. L’ultimo segreto conferma pienamente questa tendenza: se da un lato offre enigmi e soluzioni narrative, dall’altro lascia sospese le grandi domande sulla coscienza e sull’aldilà, affidandole all’immaginazione e al giudizio del lettore.

La produzione letteraria di Dan Brown non è mai stata esente da critiche e non sono mancate neanche per questo nuovo romanzo. Sul Guardian il libro viene descritto come «una totale assurdità dall’inizio alla fine, non ha alcun senso, ma se ti piace questo genere di cose ti divertirai un mondo a leggerlo»; il New York Times si è soffermato sulla nostalgia che ha scaturito l’uscita di questo libro, «per un’epoca d’oro in cui un’unica opera scritta non solo poteva vendere milioni di copie, ma anche galvanizzare l’opinione pubblica, scatenare accesi dibattiti e far ruotare la storia di qualche grado sul proprio asse».

In un certo senso, queste polarizzazioni non sorprendono: Brown è un autore che da più di vent’anni divide l’opinione pubblica, accusato di banalità stilistica ma anche amato da milioni di lettori che vedono nelle sue opere un perfetto equilibrio tra intrattenimento, mistero e suggestione culturale. Forse, la chiave del successo sta proprio qui: i suoi romanzi riescono a intercettare il bisogno di storie che parlano di grandi enigmi, di verità nascoste e di segreti che affascinano da decenni il pubblico di lettori.

L’ultimo segreto non sarà un libro destinato né a ribaltare il giudizio di una parte della critica su Dan Brown, né a convertirne i detrattori. È, piuttosto, un romanzo che conferma i suoi punti di forza, ricalcando la formula che lo ha reso uno degli autori più letti al mondo. Funziona quando ci trascina tra le ombre di Praga, evocando atmosfere gotiche e leggende millenarie, e colpisce quando pone domande radicali sulla coscienza umana. Con L’ultimo segreto, Dan Brown offre ai suoi lettori ciò che si aspettano: un thriller mozzafiato che lascia aperte domande più grandi della trama stessa. Si tratta di un romanzo capace di far discutere, emozionare e incuriosire, un libro che celebra il potere della conoscenza e al tempo stesso ne mostra i rischi, fedele al motto implicito del canone browniano.

Giorgia Carta