«Durante il giorno non riesco più a fare granché. Le palpebre mi si abbassano improvvisamente. La testa diventa pesante. Il mondo intorno a me comincia a vacillare come in un terremoto dolce, silenzioso. Mi lascio cadere. Mi lascio sprofondare. E prima di chiudere gli occhi penso che solo così sono davvero libera, davvero io. Ormai non mi interessa più niente e ho solo un desiderio: dormire. Dormire per sempre.»Pubblicato nel 2024 da Fallone Editore nella collana «La sorgente di Satyria», Reticenze di Mauro Germani si presenta come una raccolta di settanta racconti di un paio di pagine ciascuno, scritti in settanta giorni esatti. «Potrei dire che sono stato chiamato e posseduto dalle voci che compongono le storie del libro. Un fatto eccezionale, che non mi era mai successo e che ha stupito anche me stesso», racconta l’autore in un’intervista dei Gufi narranti. La raccolta rispecchia bene l’intento della collana in cui è stata pubblicata, dove si riuniscono «voci artisticamente giovani ma fresche e talentuose, che si accingano a irrompere impetuose come acqua gelida che al primo mattino sgorghi impavida dalla foce». Proprio come queste, la voce di Germani è una doccia fredda per la schiettezza e la ferocia con cui affronta temi duri, come la guerra, la depressione, il suicidio.
Nonostante la varietà dei racconti, questi sono attraversati da un tema centrale: l’urgenza di dover smascherare l’inganno della realtà, di rompere lo specchio patinato che nasconde la verità di ogni cosa. Gran parte delle voci che guidano questi racconti vogliono liberare gli altri personaggi – e con loro anche il lettore – dalle ipocrisie e dalle apparenze di cui spesso ci rivestiamo. Nel racconto intitolato «Baby Gang», ad esempio, la voce narrante si trova accerchiata da un gruppo di ragazzi pronti ad aggredirla, ma riesce a disarmarli rivelando loro una verità che li riguarda da vicino; oppure, ancora più radicale è il racconto dello scrittore che, nel suo discorso di ringraziamento in occasione di una premiazione, ammette di non essere veramente lui l’autore delle sue opere e arriva a negare l’esistenza della letteratura stessa. L’incapacità della letteratura di poter essere uno strumento di rivelazione della realtà ritorna anche nei racconti seguenti, dove la voce narrante definisce i libri e gli scrittori come dei presuntuosi, oltre ad accusare la parola di avere un unico potere, quello di ferire.
Se alcune voci della raccolta si esprimono con decisione, arrivando a compiere gesti estremi o a rivelare verità scomode senza esitazione, altre invece rimangono sospese, si contraddicono, non riescono a scegliere tra il dire e il restare in silenzio. È in questo spazio di incertezza che si colloca il senso stesso di ‘reticenza’, ovvero quello di tacere qualcosa che si potrebbe o, ancora meglio, dovrebbe dire. Ed è esattamente ciò che accade in molti di questi testi: le voci narranti non riescono a decidere fino in fondo se parlare o tacere, se confessare o tenersi tutto dentro. Per questo i racconti assumono spesso la forma di una domanda lasciata aperta, come in questo caso: «Sento che qualcosa continua a sfuggirmi. Ho la sensazione che noi uomini finora abbiamo sbagliato tutto e che continuiamo a vivere nella menzogna. Ma che fare? Come rimediare? In che modo eliminare il contrasto, tornare indietro, capovolgere di nuovo il mondo, iniziare finalmente una nuova vita?».
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«Per me non c’è arte senza mistero», afferma Germani nella stessa intervista. E in questo caso il mistero nasce soprattutto dall’identità nascosta delle voci che popolano Reticenze: il lettore sa poco o nulla di chi parla e i nomi compaiono raramente, assegnati solo a figure marginali. Una di queste, però, ritorna con insistenza: il Fratello, che sembrerebbe assumere il ruolo di salvatore, colui che prova ad allontanare il male e la disperazione in cui le voci narranti precipitano. Le voci, infatti, si presentano quasi sempre in bilico tra la vita e la morte, le vediamo cercare invano un rifugio dal mondo e da sé stessi nella speranza di potersi ritrovare, chiudendo o riaprendo gli occhi. Per molti di queste, il suicidio diventa un atto estremo di libertà e una forma di riappropriazione della propria verità.
«Noi spariremo nel buio, ma senza alcuna esplosione. In silenzio. Di colpo. Sarà come chiudere gli occhi. Finirà non solo l’inganno del tempo, ma anche dello spazio. E a poco a poco ci accoglieranno i morti. E saranno loro – loro soltanto – a condurci alla verità. L’unica.»
Le voci narranti non solo raccontano, ma sono consumate dalle proprie ossessioni. È quello che accade in «Lettere anonime», dove chi parla passa le giornate a scrivere delle lettere senza mittente ai colleghi, ai vicini di casa, per rivelargli dei segreti che solo lui conosce, ignaro di quello che gli accadrà di lì a poco. È un atteggiamento tipico del voyeur, di chi osserva senza realmente agire, è lo sguardo di uno spettatore intrappolato nel proprio corpo, che cerca di trasformarsi in altro ma non ci riesce. Questo straniamento riesce a creare un’atmosfera quasi surreale in cui i confini tra realtà e finzione non sono più così netti ed evidenti. Difatti, le voci non sempre riescono a distinguere ciò che è vero da ciò che la mente costruisce e questo smarrimento si amplifica quando il sogno diventa il loro spazio privilegiato: una dimensione instabile e mutevole, dove tutto si confonde e cambia improvvisamente, lasciando queste voci in uno stato di disorientamento.
«Sogno di provare un irrefrenabile impulso a scrivere. Sento che devo assolutamente prendere carta e penna per mettere per iscritto qualcosa di fondamentale […]. Le parole che traccio, però, mi sfuggono continuamente, sembrano avere vita propria, non riesco a leggerle, e diventano a poco a poco segni indecifrabili e fittissimi, grovigli di linee confuse o spezzate, aste dritte oppure oblique, cerchi più o meno grandi o concentrici, svolazzi improvvisi, ghirigori che si accavallano. E io non riesco a fermarmi, riempio pagine e pagine senza sapere che cosa sto scrivendo, come posseduto da una forza sconosciuta.»
Questa raccolta di racconti è per gli appassionati di libri che si infrangono contro sé stessi. Nonostante la brevità dei racconti, la densità emotiva costringe spesso a fermarsi e prendere fiato. Germani riesce a rappresentare il peso della depressione senza nominarla mai direttamente, facendo emergere la sensazione di impotenza, di alienazione che attraversa le voci. Chi cerca conforto nella narrativa non lo troverà qui; chi invece vuole confrontarsi con un libro che scava nelle crepe della realtà, non potrà ignorare queste pagine.
Giorgia Carta
L’Autore
Mauro Germani (Milano, 1954) ha pubblicato volumi di poesia, narrativa e critica. In ambito critico L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio, 2012), Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero (Zona, 2013) e Margini della parola (La Vita Felice, 2014). Gran parte della sua produzione poetica è contenuta nel volume Prima del sempre. Antologia poetica 1995-2022 (puntoacapo, 2024). In ambito narrativo ha pubblicato Storie di un’altra storia (Calibano, 2022), Tra tempo e tempo (Readaction, 2022) e Reticenze (Fallone, 2024). Gestisce il blog “in-certi confini”.
