“Sulla storia della risurrezione” di Hermann Samuel Reimarus, a cura di Francesco Mores

Prof. Francesco Mores, Lei ha curato l’edizione del libro Sulla storia della risurrezione di Hermann Samuel Reimarus, edito da Morcelliana: che rilevanza assume l’“indagine” del professore amburghese nell’ambito della ricerca sul “Gesù storico”?
Sulla storia della risurrezione, Hermann Samuel Reimarus, Francesco MoresHermann Samuel Reimarus continua a occupare un posto di primo piano nelle riflessioni sul “Gesù storico”. Il merito principale è di Albert Schweitzer che, all’inizio del XX secolo, nella sua Storia della ricerca sulla vita di Gesù, cominciò proprio da Reimarus, ponendolo alla base di una indagine che non cessa di appassionare e dividere tutti coloro che decidono di accostarsi a essa.

Da almeno un ventennio, grazie a studiosi come Mauro Pesce, abbiamo imparato a non pensare a Reimarus come l’iniziatore di una ricerca che ha avuto come merito principale quello di collocare Gesù nel contesto che gli fu proprio, quello del giudaismo del primo secolo dell’era volgare. Nessuno, oggi, accetterebbe più l’affermazione secca di Schweitzer: «Prima di Reimarus nessuno aveva tentato di comprendere storicamente la vita di Gesù». Nessuno, oggi, rimprovererebbe a Reimarus un solo errore, ossia aver ipotizzato per Gesù una «escatologia condizionata in termini politico-terreni», assegnando «a Gesù il “sistema” davidico-politico e ai discepoli dopo la sua morte quello danielico-apocalittico, invece di porli uno dopo l’altro. E così il re messianico e il figlio dell’uomo vengono a coincidere, la visione della profezia antica si inscrive nell’apocalittica danielica che la eleva nella sfera sovrasensibile».

Il Reimarus teologo è per noi privo di interesse. Ciò che rimane interessante è lo storico e il critico, che osò applicare i metodi della filologia e della critica veterotestamentaria ai testi che compongono il cosiddetto nuovo Testamento.

Quali riflessioni sviluppa Reimarus?
Per capire qualcosa delle riflessioni storico-critico di Reimarus, è necessario ripercorrere brevemente la usa biografia.

Hermann Samuel Reimarus nacque il 22 dicembre del 1694 ad Amburgo e morì nella sua città il 1° marzo del 1768, dopo aver insegnato per molti anni nel locale Gymnasium. La sua esistenza, tranquilla e appartata, fu scossa solo dopo la sua morte, quando, tra il 1774 e il 1778, l’amico Gotthold Ephraim Lessing pubblicò in forma anonima sette frammenti di un’opera sconosciuta, circolata fino ad allora solo clandestinamente in una cerchia ristretta. I frammenti sono i seguenti, in ordine di apparizione: Della tolleranza verso i deisti; Della denigrazione della ragione dai pulpiti; Impossibilità di una rivelazione che tutti gli uomini possano credere in una forma stabilita; Il passaggio degli Israeliti attraverso il Mar Rosso; Che i libri dell’Antico Testamento non sono stati scritti allo scopo di rivelare una religione; Sulla storia della risurrezione; Dello scopo di Gesù e dei suoi discepoli.

Per quale ragione Lessing decise di pubblicare un’opera senza nome? Secondo Albert Schweitzer, pur non condividendo affatto l’idea di rivelazione e la rappresentazione della figura di Gesù contenuta nei frammenti che attribuì a un immaginario Anonimo di Wolfenbüttel (dal luogo in cui Lessing prestava servizio dal 1770, come bibliotecario della Herzog August Bibliothek), egli si rese conto che era «la prima volta che uno storico che avesse piena familiarità con le fonti intraprendeva la critica della tradizione»: il concetto di rivelazione ne sarebbe stato dissolto o trasformato; il razionalismo si sarebbe radicato grazie alla ricerca storica. Perciò Lessing decise di far «divampare l’incendio».

Il frammento che ho deciso di ripubblicare nella traduzione del 1977 di Fausto Parente, sesto in ordine di apparizione con il titolo già ricordato Storia della risurrezione, fu stampato da Lessing nel 1777. Incorporato in seguito nel settimo frammento (Sullo scopo di Gesù e dei suoi discepoli), funzionò da detonatore per un’ampia campagna di stampa volta a demolirlo con ogni mezzo.

Al di là della polemica, proviamo a riassumere il contenuto del sesto frammento. Proprio perché Reimarus non si interessò dei vangeli come testi letterari, i passaggi più importanti di Sulla storia della risurrezione sono quelli di carattere filosofico. Il primo di tali passaggi riguarda il modello interpretativo utile a decodificare una storia così importante ed è riferito al passato:

«Se egli si fosse, anche solamente una volta dopo la sua risurrezione, reso visibile, udibile, tangibile nel Tempio, davanti al popolo, davanti al Gran Consiglio di Gerusalemme, non sarebbe potuto accadere che l’intero popolo ebraico non credesse, e così sarebbero state salve tante migliaia di anime, insieme con tanti milioni di anime di ebrei futuri, quelli che adesso invece sono così induriti e ottusi. Ecco che allora il demonio, il cui regno doveva essere distrutto, non avrebbe potuto sollevare tanti milioni di suoi sudditi contro i pochi seguaci di Gesù fra quello ch’era l’eletto popolo di Dio. Certo, anche se noi non avessimo alcuna altra difficoltà a credere nella risurrezione di Gesù, questa sola, ch’egli cioè non si sia fatto vedere pubblicamente, sarebbe già di per sé sufficiente a buttare all’aria ogni credibilità dei racconti; perché la cosa non si può per l’eternità conciliare in alcun modo con lo scopo per cui Gesù dovrebbe essere sceso sulla terra. È follia gemere e lamentarsi sull’incredulità degli uomini, se non si dà loro il modo di convincersi che la cosa in sé stessa è richiesta dalla sana ragione.»

La conclusione del sesto frammento aiuta a comprendere il senso dell’operazione compiuta da Hermann Samuel Reimarus. Dal suo punto di vista, egli riuscì a intravedere alcune delle questioni che sono ancora al centro della ricerca sul “Gesù storico”, che era ovviamente ebreo e che veicolò un messaggio giunto a noi in forma mediata. Ciò che egli non vide, nel passato,

è frutto delle sue convinzioni filosofiche (che la sana ragione non potesse accettare qualcuno che, una volta risorto, non si fosse mai manifestato in forma visibile) e teologiche (che la mancata manifestazione avesse avuto delle implicazioni per gli ebrei allora presenti e futuri, creando un popolo di individui induriti e ottusi).

Che ricezione ha avuto il testo di Reimarus?
È necessario tenere sempre presente che i Frammenti apparvero anonimi e che furono associati al nome di Hermann Samuel Reimarus solo nel XIX secolo; la fortuna di Reimarus, alimentata da figure non secondarie della cultura europea come David Friedrich Strauss, Albert Schweitzer e Wilhelm Dilthey, spiega i continui tentativi di sminuirne l’importanza, sia da parte di teologi

(per i quali egli non fu altro che un ateo privo di coraggio e, nella migliore delle ipotesi, un plagiario), sia da parte di quanti hanno, a ragione, messo in dubbio il fatto che la questione del “Gesù storico” sia nata con lui. E tuttavia, Reimarus continua a restare una presenza costante nella riflessione, soprattutto degli studiosi di lingua tedesca, non necessariamente filologi o storici del cristianesimo. Da questo punto di vista, la ricezione più interessante della sua opera riguarda Jürgen Habermas.

Reimarus è sullo sfondo dell’ultimo libro di Habermas tradotto in italiano. La sua versione della Storia della filosofia si occupa anche della costellazione occidentale di fede e sapere, muovendo dalla figura di Gesù. Nel tentativo di definirla, lo studioso tedesco ricorre a una storiografia consolidata, che offre un’immagine sufficientemente nitida del Nazareno:

«All’inizio, Gesù deve essere apparso alla sua cerchia allargata come uno dei tanti maestri itineranti di ispirazione escatologica che, in vista dell’imminente regno di Dio, predicavano con parole profetiche il rinnovamento e la radicalizzazione delle convinzioni religiose ebraiche.»

Che cosa avvenne in seguito, immediatamente prima, durante e dopo la morte violenta del maestro? I discepoli si trovarono nella difficile condizione di interpretare una morte infamante, avvenuta per mezzo della crocifissione. Habermas ritiene che in nessun modo sia possibile «desumere che il Gesù storico abbia anticipato la propria morte violenta in croce interpretandola come un inaudito atto espiatorio di autosacrificio di Dio»; nessuno

«prima della crocifissione e dell’elaborazione mitica della risurrezione da parte dei discepoli disperati e afflitti avrebbe potuto concepire l’idea che Dio avesse compiuto l’atto della remissione dei peccati non in virtù dell’onnipotenza divina, ma facendosi uomo, quindi abbassandosi attraverso l’incarnazione.»

I giudizi di Jürgen Habermas derivano da una plurisecolare riflessione sul problema del “Gesù storico”. Non sono destinati a scandalizzare nessuno che abbia una minima conoscenza della letteratura sull’argomento. Piuttosto, essi vanno inseriti nel contesto delineato nella stessa pagina del secondo volume dedicato alla costellazione occidentale di fede e sapere: è con l’illuminismo che la questione viene osservata con «uno sguardo storicamente disincantato»; questo sguardo consente di rendersi conto che Gesù non annunciò mai una cristologia e che, più in generale, è necessario distinguere fra il messaggio di Gesù e le forme della sua trasmissione. Il primo a rendersi conto di tale necessità fu Hermann Samuel Reimarus.