“Politiche dell’economia globale” di Mattia Guidi e Arlo Poletti

Politiche dell’economia globale, Mattia Guidi, Arlo PolettiPolitiche dell’economia globale
di Mattia Guidi e Arlo Poletti
Mondadori Università

«Il 24 febbraio del 2022 l’esercito russo sfonda i confini dell’Ucraina provocando una brusca escalation della crisi russo-ucraina in atto già dal 2014. Di fronte alla decisione della Federazione Russa di invadere uno Stato sovrano in spregio ai più basilari principi del diritto internazionale, una parte della comunità internazionale, gli Stati Uniti e i paesi dell’Unione Europea su tutti, si mobilita velocemente, sostenendo il governo ucraino con massicci aiuti umanitari, economici e militari, e al contempo adottando una serie di misure per sanzionare il governo russo. […]

Questa breve e sommaria discussione degli effetti della crisi ucraina illustra in modo molto chiaro quale sia il campo di indagine della disciplina di cui questo manuale si propone di offrire una panoramica: l’Economia Politica Internazionale (o Globale, EPI). Le definizioni volte a delimitare i confini di questo campo di indagine offerte sino a ora sono molteplici, e ognuna di esse predilige alcuni aspetti a discapito di altri. Ad esempio, Robert Gilpin (1975), uno dei padri fondatori di questa sotto-disciplina della scienza politica, l’ha definita come lo studio «delle dinamiche di interazione reciproca tra il perseguimento della ricchezza e il perseguimento del potere nelle relazioni internazionali». In due dei manuali più recenti e di maggiore diffusione, l’EPI viene definita rispettivamente come «lo studio del conflitto politico tra vincitori e perdenti negli scambi economici globali» (Oatley 2019) e l’analisi «delle interrelazioni tra potere pubblico e privato nell’allocazione di risorse scarse» (Ravenhill 2020). Ognuna di queste definizioni mette in luce aspetti chiave di questo campo di indagine: i) la nozione che vi siano relazioni di interdipendenza tra processi politici ed economici, ii) che all’interno di entrambe le sfere e nelle loro interazioni la questione del potere e del conflitto politico che ne deriva giochino un ruolo preminente e, infine, iii) che tali processi connettano simultaneamente gli spazi di interazione domestici e internazionali. Per quanti ci riguarda, crediamo che si possano tenere insieme questi diversi elementi definendo l’EPI come l’analisi delle relazioni di influenza reciproca tra processi politici ed economici che connettono livello domestico e livello globale. […]

Tipicamente, gli studi di EPI si concentrano su due questioni generali. La prima riguarda i fondamenti delle scelte che vengono compiute dagli attori rilevanti riguardo all’uso delle risorse di cui dispongono. Queste scelte si traducono normalmente nell’adozione di politiche pubbliche. In altri termini, uno dei principali ambiti di studio dell’EPI riguarda l’analisi delle cause che sottendono le scelte di politica economica degli Stati. La seconda si concentra sugli effetti di queste scelte. L’EPI, in sostanza, si propone di spiegare sia le scelte politiche compiute dagli attori di maggiore rilievo nell’economia politica globale, sia gli effetti che queste scelte producono per l’articolazione del conflitto politico.

Per sviluppare analisi di questo tipo è necessario definire alcuni concetti chiave. In prima battuta, si deve definire quali siano gli attori di rilievo. Uno dei principali attori su cui si concentra l’EPI è lo Stato, le sue scelte e le sue interazioni con altri attori. Che l’unità di analisi di molti studi di EPI sia lo Stato non deve sorprendere: in un ambiente anarchico come quello internazionale lo Stato rimane, nonostante tutto, l’arena centrale entro la quale si organizza e si esercita l’autorità politica. Tuttavia, molti altri attori fanno ormai parte stabilmente dell’agenda di ricerca dell’EPI. Alcuni di questi sono collocati al di sopra degli Stati, come le organizzazioni internazionali tradizionali, forum intergovernativi, reti di regolatori e altre forme di governance ibride basate sul coinvolgimento di attori statali e non statali. Altri operano all’interno degli Stati: i cittadini, le imprese, le organizzazioni di rappresentanza degli interessi e i partiti politici. Altri, ancora, sono attori che attraversano i confini statali, come ad esempio le imprese multinazionali, i gruppi di interesse transnazionali, o i movimenti sociali o gruppi religiosi che si organizzano su base transnazionale.

Il secondo concetto chiave è quello di interesse. Dopo aver definito l’unità di analisi, cioè gli attori che sono oggetto di un’indagine, è necessario definirne gli interessi. Tipicamente, gli interessi degli attori possono essere definiti seguendo due approcci. Una prima possibilità è quella di considerare quali siano i loro interessi materiali. Secondo questo approccio, gli attori tendono a sostenere scelte o politiche che massimizzano la loro utilità e, viceversa, sono propensi a opporsi a scelte che comportano effetti materiali non desiderati. In quest’ottica, si presume che gli attori siano capaci di svolgere calcoli costi-benefici rispetto alle opzioni alternative disponibili e che definiscano i propri interessi sulla base dell’opzione che ne massimizza il benessere materiale.

Uno dei concetti centrali negli studi che si ispirano a questo approccio è quello di conflitto distributivo. Qualsiasi decisione politica, nonché ogni particolare configurazione degli scambi economici, genera costi e benefici per i diversi attori che operano nel campo dell’economia politica globale. Ogni scelta genera sempre una divisione tra «vincitori» e «perdenti», ovvero tra quanti da essa ottengono vantaggi e benefici e quanti, invece, ne subiscono svantaggi o costi. Queste linee di frattura fanno emergere di conflitti che attraversano diversi tipi di attori sociali: individui, imprese, settori produttivi, organizzazioni di rappresentanza degli interessi, Stati. […]

Qualsiasi scelta, quindi, ha il potenziale di ingenerare un conflitto che riguarda la distribuzione di costi e benefici tra gli attori rilevanti, un conflitto distributivo appunto, che influisce sulle loro preferenze politiche, sui loro processi di mobilitazione e che, in ultima istanza, ne influenza le scelte. È chiaro poi che, oltre agli effetti di una particolare politica sul benessere di ogni attore, ne vanno presi in considerazione anche gli effetti distributivi aggregati. Ad esempio, la decisione di uno Stato di aprirsi al commercio internazionale ha effetti diversi per le imprese che operano al suo interno a seconda che esse siano più o meno competitive nei mercati globali. L’aggregazione di queste conseguenze individuali (delle singole persone o delle singole imprese), tuttavia, determinerà anche un effetto complessivo sull’economia di quello Stato, che può essere positivo, neutro o negativo. […]

Il terzo concetto chiave che sta alla base degli studi di EPI è quello di istituzioni politiche. Gli attori non perseguono i loro interessi, siano essi definiti materialmente o idealmente, in un vuoto istituzionale. Al contrario, spesso questi attori perseguono obiettivi politici e definiscono strategie all’interno di contesti istituzionali, più o meno formalmente codificati, che definiscono regole di condotta e prevedono meccanismi di sanzione o di premio per incentivarne il rispetto. «Istituzioni», in scienza politica, non significa «organizzazioni» come nell’uso comune italiano, ma «regole». Le leggi di uno Stato, nella misura in cui incentivano, limitano o vietano certi comportamenti, sono istituzioni (pensate ad esempio a come una modifica della legge elettorale cambi le strategie dei partiti che si presentano alle elezioni e le scelte di voto degli elettori); i trattati internazionali sono istituzioni, perché pongono ostacoli o incentivi a determinati comportamenti degli Stati, e così via. Queste istituzioni hanno un ruolo chiave nel definire quali attori potranno fare sentire la propria voce nel processo decisionale, le regole di interazione in tali contesti e, in ultima istanza, nel determinare come i vari interessi si aggregheranno per produrre particolari esiti decisionali. […]

In breve, l’EPI è interessata a spiegare le relazioni di influenza reciproca tra processi politici ed economici che connettono livello domestico e livello globale, sviluppando e testando empiricamente teorie che specificano: 1) come un insieme di attori, con un certo tipo di interessi, e che operano un particolare contesto istituzionale, prendano certe scelte politiche ed economiche; 2) come tali scelte influenzino le preferenze politiche ed economiche degli attori e l’articolazione del conflitto politico.»