I diritti del Medioevo italiano. Secoli XI-XVdi Mario Ascheri
Carocci editore
«Non un manuale, che richiederebbe una trattazione ben più ampia, ma un saggio vuole essere questo libro che aspira a segnalare i motivi principali di interesse per il tardo Medioevo (soprattutto), indicando inoltre gli strumenti, ossia le fonti e le opere fondamentali cui rifarsi per seguire più da vicino uno dei tanti temi e problemi appena accennati che eventualmente interessassero. Esso intende quindi essenzialmente sottolineare la ricchezza e qualche problema di questo campo di studio e di ricerca più che dare delle informazioni analitiche e delle conclusioni sui singoli filoni indicati.
Anche se non condivisa al livello governativo odierno, che contestualmente sembra tendere a incoraggiare piuttosto gli studi classici, una convinzione diffusa non da oggi nel mondo colto internazionale è che questi secoli della storia italiana ed europea siano uno dei fondamenti più indiscutibili del mondo attuale. Vero è che le nuove istituzioni europee hanno recentemente preferito risalire in modo ufficiale più su, all’età carolingia, per trovare le basi dell’attuale Europa delle “nazioni”, ma resta fermo che i profili giuridici del tardo Medioevo in particolare furono tra i più significativi (non gli unici, beninteso!) elementi unitari della cultura europea.
Che essi debbano anche esser degni di interesse è però tutt’altro che assodato tra gli specialisti di storia medievale, quanto meno in Italia, il Paese in cui per motivi cui si potrà accennare anche più avanti la frattura tra cultura “generale” e cultura giuridica è stata particolarmente duratura e profonda. Si dirà che è una frattura in via di suturazione e che del resto questo stesso libro, con altri che indicheremo, lo potrebbe nel suo piccolo segnalare. I danni prodotti dalla diffusa mancanza di “senso del diritto” sono però stati molti e profondi, anche se sarebbe fuor di luogo diffondervicisi in questa sede, pur limitatamente alla storiografia medievistica.
Basterà dire, perciò, che con tanti altri medievisti l’autore ritiene invece che quegli aspetti giuridici, così complessi da richiedere una preparazione specifica per essere affrontati, costituiscono un’ottima sede di formazione e di esercitazione per ritrovare nell’intricato mondo contemporaneo talune caratteristiche e problemi dalle lontane origini bassomedievali, e che, ancor prima, siano elementi indispensabili per muoversi con minori incertezze nella storia bassomedievale. Basterebbe considerare realisticamente anche soltanto che le più numerose e autorevoli fonti documentarie pervenuteci per quei secoli – atti notarili, deliberazioni pubbliche, statuti e così via – sono di origine e di carattere giuridico; oppure, che la Chiesa romana, al centro della nostra storia medievale, fu essa stessa produttrice e consumatrice primaria di norme giuridiche.
Vero è comunque che il diritto è solo un aspetto del reale e che non tutto registra, soprattutto in un’età come quella medievale in cui i riti pubblici avevano un’importanza enorme. Tante cose importanti si davano per note, per cui i documenti non le registravano, oppure non si ritenevano meritevoli di una specifica disciplina giuridica; in più, trattandosi di una società in gran parte rituale e tradizionale, dai ritmi lenti, parte del diritto, molto più che non ora, non veniva scritta e rimaneva senza certificazione a disciplinare con l’uso ripetuto sia i contratti tra le persone umili che istituti importanti come la cavalleria e la nobiltà, status percepiti pubblicamente, in modo immediato, senza bisogno di norme scritte per tanto tempo in alcuni spazi.
Ma non avviene anche oggi che certi dati importanti sfuggano o si diano per scontati? Ad esempio, tutti imbevuti come siamo oggi di (sane) aspirazioni e aspettative egualitarie, quanti di noi riflettono sul fatto che ognuno di noi ha un suo prezzo simile all’antico guidrigildo (Wergeld germanico), scrupolosamente calcolato in caso di morte cagionata da responsabilità altrui? O che la malattia d’un “grande” mette in moto preoccupazioni e apparati tecnici ben diversi da quelli disponibili per il normale cittadino? Oppure che, sempre in barba alla proclamata uguaglianza, lo stesso Potere che di questo valore tanto si fa paladino la viola impunemente nei comportamenti quotidiani, trovando anche nelle pubbliche violazioni un’occasione di acquisizione di consenso?
Oggi tutto, o diciamo più prudentemente molto, si può dire cambiato da quel mondo lontano, ma un consistente pacchetto di problemi giuridici allora impostati e definiti in un certo modo continuano ad assillare; certe questioni continuano a costituire corpose presenze nel nostro mondo contemporaneo, che a valori proclamati ha percorso tanta strada da quel passato, ma non sempre quest’ultimo ha superato nei fatti concreti.»




