“Gli antenati della firma digitale. Storia e uso del sigillo nel mondo antico e medievale” di Lorenzo Passera ed Elisabetta Scarton

Gli antenati della firma digitale. Storia e uso del sigillo nel mondo antico e medievale, Lorenzo Passera, Elisabetta ScartonGli antenati della firma digitale. Storia e uso del sigillo nel mondo antico e medievale
di Lorenzo Passera ed Elisabetta Scarton
Forum Editrice Universitaria Udinese

«Pochi manufatti nella storia dell’uomo come i sigilli hanno resistito al trascorrere del tempo. Com’è potuto accadere? Che cosa hanno di così speciale? La risposta è semplice: i sigilli hanno conservato sempre una certa importanza perché hanno mantenuto un ruolo direttamente collegato alla loro funzione sociale. Le società cambiano e, necessariamente, si evolvono adattandosi alle mode, alle disponibilità o ristrettezze economiche, ai rapporti tra gli individui. Anche gli oggetti diffusi e tipici di un periodo sono destinati a volte a essere dismessi o, magari, vengono adattati a un uso più consono alla contemporaneità. Basti pensare ai nostri inseparabili telefoni, alle loro dimensioni rispetto a vent’anni fa e all’uso che ne facevamo: oggi ce li portiamo dappertutto e li utilizziamo quasi come personal computer portatili. Qualche volta li utilizziamo (perfino!) come telefoni. Così, per fare un altro esempio, pensiamo alla scrittura: da una piuma (tradizionalmente si dice d’oca) intinta in un calamaio colmo d’inchiostro siamo passati a penne che l’inchiostro già lo contengono, poi è venuta la macchina per scrivere e, oggi, ci affidiamo molto più spesso alla videoscrittura. Non è così per i sigilli. Solo oggi che la burocrazia ci costringe a ‘smaterializzare’ i nostri scritti, il sigillo è diventato qualcosa di digitale (la ‘famosa’, per qualcuno ‘famigerata’ firma digitale), ma ha resistito molto a lungo: praticamente cinquemila anni! Oggi abbiamo certo dimenticato la pratica di sigillare fisicamente un documento, ma l’esigenza sociale è immutata: se è necessario autenticare un qualunque documento confermando di averlo letto e compreso, o scritto, possiamo adottare più strategie e strumenti.

Se si tratta di certificare di persona, de visu, un documento lo facciamo apponendovi una firma autografa, mentre se dobbiamo ‘firmare’ un testo digitale, grazie a strumenti informatici di crittografia, apponiamo una firma digitale che univocamente ci identifica. Il sigillo, nel suo significato diplomatico, anche nel passato, non era che questo. Però i sigilli, in un senso più ampio, sono ovunque attorno a noi: sono ‘sigilli’ i nomi e le marche dei prodotti che acquistiamo, perché ogni bene che portiamo a casa è garantito in qualche modo dal suo produttore. Spesso dobbiamo rompere quel sigillo (la famosa ‘garanzia del produttore’) per poterne usufruire: potrebbe essere un barattolo di alimenti o una bottiglia di vino o un computer. È questo il significato commerciale del sigillo.

La cultura popolare e religiosa ci ha tramandato tutta una serie di storie sui sigilli, facendo leva proprio sull’unicità e sull’importanza di questo strumento: pare che Salomone, figura leggendaria e discussa, re di Israele e figlio di Davide, possedesse un anello-sigillo portentoso donatogli direttamente da un arcangelo per volere divino. Oltre a comandare eserciti e dialogare amabilmente con gli animali grazie all’anello (come ci ha insegnato l’etologo Konrad Lorenz), Salomone teneva testa (nientemeno!) a spiriti e demoni. Ma, al di là delle evidenti fantasie, se ne deduce che il potere di questo anello (probabilmente d’oro) non gli derivava dalla forma o dal metallo, bensì dal simbolo che vi era impresso.

E il ministro della Giustizia in Italia è chiamato ‘guardasigilli’ perché ufficialmente detiene e conserva (guarda) il Gran sigillo dello Stato della Repubblica Italiana: è lui, infatti, ad apporre la propria firma su leggi e decreti, garantendo che gli atti legislativi siano formalmente corretti e provvedendo alla loro pubblicazione. Questo ruolo è chiaramente un’eredità dell’antichissima funzione riservata ai re e ai capi degli stati antichi che siglavano gli atti con il proprio sigillo ufficiale.

Quindi oggi, alla fine, non è cambiato granché rispetto al passato: i sigilli esistono ancora e li utilizziamo perché sono indispensabili, anche se sono cambiati i supporti fisici con cui apponiamo firme e certifichiamo le origini. Come dicevamo, tutto quello che ci sta intorno ha una provenienza scritta ed esplicitata da un’etichetta: un tempo, non potendo disporre con la stessa facilità di etichette e – soprattutto – non essendo così diffusa l’arte di leggere e scrivere si preferiva ricorrere alle immagini. Ma, dopotutto, non è altro che quello che succede anche oggi con i loghi dei beni che acquistiamo, o delle pubblicità: la comunicazione dei segni colpisce prima e meglio la nostra attenzione rispetto a un messaggio scritto che, di solito, ha il compito di ‘perfezionare’ la comunicazione con maggiori dettagli, impossibili da fornire (perché magari variabili) con una semplice immagine.

Tra le righe che tracciano, seppur sommariamente, la storia di questi straordinari strumenti, come si vedrà, ritorneranno spesso gli stessi concetti che sono relativi agli scopi d’uso dei sigilli a cui abbiamo già fatto cenno e che sono essenzialmente quelli di chiudere (o ancor meglio sigillare) il contenuto di qualcosa, apponendo un segno specifico impresso su materiale morbido che in seguito si indurisce; identificare una persona o un’autorità; esprimere uno status sociale. Questi aspetti connotano tutta l’età antica e durante l’età medievale si raffinano ulteriormente, con una maggior articolazione.»