“Il re nell’Occidente medievale” di Jacques Le Goff

Il re nell'Occidente medievale, Jacques Le GoffIl re nell’Occidente medievale
di Jacques Le Goff
traduzione di Renato Riccardi
Laterza

«L’analisi che segue si concentra più sul re, la sua persona, la sua funzione e la sua immagine che non sulla monarchia; riguardo alle istituzioni ed alle pratiche monarchiche ci si accontenterà quindi di alcune rapide osservazioni.

Senza voler fare una storiografia del tema in esame, va sottolineato come esso sia già stato abbondantemente trattato, in opere individuali e collettive, con competenza e profondità. Vorrei ricordare i nomi di cinque grandi studiosi scomparsi: Marc Bloch, Ernst Kantorowicz, Percy Ernst Schramm, Walter Ullmann e J.M. Wallace Hadrill. Tra i viventi vorrei citare soltanto un grande storico i cui saggi continuano a far luce sulla genesi della monarchia cristiana medievale: Eugen Ewig. Va segnalata la scarsità della bibliografia italiana sul tema, legata senza dubbio alla mancanza di un regno italico nel Medioevo.

Poiché ogni storia è storia contemporanea, mi sembra che l’interesse per la regalità medievale tragga alimento dall’attuale tendenza alla storia comparata, soprattutto europea, nel quadro della costruzione dell’Europa, ed al rinnovamento della storia politica, nella quale sta acquisendo uno spazio sempre maggiore la storia del simbolico e dell’immaginario.

Idea centrale di questa sintesi è che il re medievale costituisca, per l’epoca che va dal VI al XVI secolo, un personaggio nuovo, che entra nella storia con caratteristiche proprie. Va tuttavia sottolineato come durante tale periodo la sua figura conosca evoluzioni e cambiamenti. Distinguo tre svolte: l’epoca carolingia, nella quale il re diventa un re unto ed un re ministeriale; gli anni tra il 1150 ed il 1250, nei quali fa la sua comparsa un re amministrativo a fronte delle tre realtà della Corona, del territorio e della legge; e la fine del periodo, nel quale il re si trova di contro ad uno Stato sacralizzato che si sforza di assorbire. Non va poi dimenticato che il re medievale raccoglie l’eredità dell’antichità: dall’India e dal Medio Oriente alla monarchia ellenistica, dall’Antico Testamento all’impero romano, dal mondo celtico al mondo germanico premedievali, e che dipende da una struttura costitutiva di potere (kingship) di cui Hocart resta a mio avviso il miglior teorico. Simile elemento strutturale, tuttavia, nulla toglie al fatto che il re medievale sia sorto e si sia evoluto all’interno di condizioni storiche originali ed in uno spazio particolare, quello della Cristianità latina medievale che si andava distaccando da Bisanzio. Il sovrano bizantino, il cui nome, basileus, deve tradursi con «re» e non con «imperatore» come si fa di solito, è rimasto per tutto il Medioevo un punto di riferimento per i re dell’Occidente medievale, tanto nell’imitazione che nella contrapposizione.

Il re medievale ha innanzitutto dovuto superare un ostacolo, l’antico odio del popolo romano per il nomen regium. Quest’odio, scemato sotto l’impero, sarebbe scomparso nella seconda metà del IV secolo (si è notata la frequenza degli aggettivi regius e regalis utilizzati in senso elogiativo nella Historia augusta), quando l’influenza cristiana segna la volontà di assimilare rex ed imperator.

Il re medievale, tuttavia, mi sembra essenzialmente il prodotto di una rottura e di una innovazione: una delle costruzioni realizzate in ambito politico da quel grande creatore che è stato il Medioevo.»

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