Il testo poetico. Metodi, strumenti esempi d’analisi linguisticadi Emilio Manzotti e Luciano Zampese
Vallecchi
«Secondo una concezione divenuta corrente e dominante, la poesia è in primo luogo “forma”, “messaggio messo in forma”, vale a dire un significato indissolubilmente legato a una forma – altrettanto significativa, se non più, dello stesso significato; e non è altrimenti per le arti figurative o plastiche. Già «σοὶ δ ̓ἔπι μὲν μορφὴ ἐπέων» “in te / a te / tua è la forma delle parole” («upon thee is grace of words» secondo A.T. Murray, 1919) suonava l’investitura poetica di Ulisse per bocca di Alcinoo nell’XI libro dell’Odissea – un verso che verrà reso da Pindemonte con «Leggiadria di parole i labbri t’orna»; e nell’ultima impresa editoriale di Pavese, da Rosa Calzecchi Onesti (con quel che segue): «tu hai bellezza nelle parole e, dentro, saggi pensieri, / e il tuo racconto (mython) con arte l’hai fatto» (vv. 367-68). Ma in quanto oggetto linguistico, la poesia, – «cette hésitation prolongée entre le son et le sens» (Valéry) – se è forma, è forma a tutti i livelli linguistici, non solo a quelli metrici e fonici cui si pensa di solito in primo luogo. È forma in particolare al livello che dà senso al tutto, quello semantico, in cui i significati, risultanti dalla combinazione e interazione dei livelli inferiori, si organizzano essi stessi in schemi o “figure” o “disegni” (ancora una volta, delle forme) che interagiscono con le molteplici figure, microscopiche e macroscopiche, dei livelli inferiori.
L’approccio linguistico alla poesia qui proposto mira anzitutto alla individuazione e alla descrizione delle forme ai diversi livelli gerarchici del testo (spesso esse sono a prima lettura perfettamente opache) alla luce della loro pertinenza per il livello superiore del significato. Si fonda su un certo numero di nozioni basilari di fonetica e fonologia, di morfologia, di sintassi e semantica (struttura della frase semplice e complessa, tipi di coordinazione e subordinazione, sintassi nominale, ecc.; semantica lessicale e proposizionale: tipi di stati di cose, strutture argomentali, catene anaforiche, progressioni tematiche, ecc.) e di pragmatica (tipi e combinazioni di illocuzioni, tipi di impliciti, registri e stili espressivi, ecc.) in parte presupposte (le più conosciute), in parte introdotte e ragionate, senza tuttavia ridursi a un inventario di tali nozioni. L’ambito teorico e gli strumenti metodologici e concettuali saranno dunque quelli della linguistica testuale contemporanea, che riconosce nelle proprietà di coerenza articolate ai vari livelli (referenziale, tematico, logico-argomentativo, informativo-gerarchico e illocutivo) e nelle manifestazioni puntuali, morfosintattiche, della coesione il proprium della testualità. Non, si badi, una rassegna esaustiva di strumenti linguistici, ma selezioni, assaggi, approfondimenti puntuali (spesso affidati al contrappunto di diffuse, indispensabili note), che toccherà poi al lettore estendere analogicamente. Quel che piuttosto importa è di esplorare ed esemplificare i significati linguistici, e i relativi effets de sens (B. de Cornulier) in specifici contesti, inerenti alle forme e strutture del testo poetico, nella linea di una jakobsoniana “poesia della grammatica” e “grammatica della poesia”. Si terrà comunque sempre conto dei fattori che condizionano ogni testo poetico: in primo luogo la storia della lingua e dei sistemi letterari e culturali; i generi, con gli stili generali e individuali; e così via, incorporando cioè una dose variabile ma fondamentale di buona filologia, in particolare, quando disponibile, di genetica testuale.
Un simile approccio linguistico alla poesia è in linea di principio neutro rispetto ai metodi della critica letteraria e preliminare al loro esercizio, perché si propone in primo luogo di comprendere a fondo, nella misura del possibile, che cosa dice il testo e come lo dice.
Poesia, dunque, come rigorosa architettura non solo formale ma anche di pensiero, logica: una poesia «fête de l’Intellect» (Valéry). Nella Biographia literaria (1817) Coleridge sosteneva che la poesia possiede «a logic of its own» – «as severe as that of science; and more difficult, because more subtle, more complex, and dependent on more, and more fugitive causes. In the truly great poets, […] there is a reason assignable, not only for every word, but for the position of every word». Un’analisi “alla Coleridge” del testo poetico permette appunto perché logica di cogliere e di descrivere con precisione, e magari di scoprirne le leggi e i meccanismi, quella fondamentale componente alogica, fantastica, che secondo la felice intuizione di Friedrich Schlegel citata in esergo costituisce il «principio di ogni poesia»: «annullare il corso e le leggi della ragione ragionante» per «trasferirci di nuovo nella bella confusione della fantasia, nel caos originario della umana natura».
Gli esempi poetici utilizzati, oltre naturalmente a fornire illustrazioni di specifici fenomeni linguistici, saranno spesso occasione di più approfondite analisi formali e stilistiche che mettano in evidenza la complessità del testo o frammento e la singolarità della voce poetica dell’autore. In due casi, entrambi pascoliani, l’analisi sarà particolarmente estesa, per offrire modelli di metodo, ma in particolare per mostrare la rilevanza per un’adeguata comprensione del testo poetico nel suo insieme di due livelli poco o solo marginalmente frequentati: il livello della illocuzione e quello, frasale e testuale, della (morfo)sintassi.
I testi-esempio sono in buona parte – ma non solo (Dante, Petrarca, Ariosto, T. Tasso, Chiabrera, Parini…) – otto-novecenteschi (Leopardi, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Saba, Rebora, Gozzano, Montale, Bertolucci, Caproni…), di natura soprattutto lirica e relativamente brevi. La scelta dei testi è in linea di principio motivata, oltre che in buona parte ovviamente dal gusto degli autori, da ragioni oggettive di perspicuità e significatività testuale dei fenomeni linguistici esemplificati.»




