“Giovanni Aurispa, umanista siciliano” di Salvo Micciché

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Dott. Salvo Micciché, Lei è autore del libro Giovanni Aurispa, umanista siciliano edito da Carocci: quale importanza riveste, per la storia dell’Umanesimo italiano, la figura di Giovanni Aurispa?
Giovanni Aurispa, umanista siciliano, Salvo MiccichéCome scrive Beate Hintzen, Aurispa – a parte brevi componimenti poetici e svariate lettere del suo Carteggio – non sembra aver scritto alcuna pagina di filologia, ma nonostante questo egli divenne subito uno dei più ambiti umanisti, una figura enigmatica e fascinosa cui tanti altri umanisti si legarono e con cui intrattenevano rapporti epistolari e d’amicizia, apprendendo da lui il greco e l’amore per la cultura ellenica e per i classici greci.

Su Aurispa c’è una vasta bibliografia, e nel nostro volume, io e il prof. Augusto Guida (Università di Udine, che ha co-finanziato la ricerca) abbiamo ritenuto utile mettere ordine, riportando in un libro-guida, un manuale si può dire, una bibliografia ragionata, ampliata poi, su suggerimento dei prof. Michele R. Cataudella e Giuseppe Mariotta (autori il primo della Prefazione e l’altro della Postfazione), con passi d’antologia di alcuni autori che si sono occupati di Aurispa, direttamente o almeno in citazione. Abbiamo anche cercato di scoprire che fine ha fatto un codice del Bruni in cui Aurispa aveva annotato qualcosa in merito ad una contrada di Scicli (in provincia di Ragusa), su cui A. Guida ha scritto una interessante Postilla. Interessante ci è parso pure il suo rapporto con la città di origine, Noto (in provincia di Siracusa) che Aurispa non dimenticò mai, pur essendo vissuto decenni a Ferrara, fino alla sua morte, nel 1459.

A lui si deve un contributo importante al ‘ritorno del greco’ in Occidente, lingua non molto nota tra gli umanisti del tempo, che però erano desiderosi di apprenderla per leggere codici greci in originale.

In che modo Aurispa contribuì al ritorno del greco?
Per prima cosa, nei suoi viaggi in Oriente, Aurispa collezionò molti codici greci pressoché sconosciuti al suo tempo. Poi fu precettore di greco (tra i suoi studenti più importanti Meliaduse d’Este, amico che lo convinse ad abbracciare il sacerdozio, e Lorenzo Valla) e diffuse la cultura e la lingua greca tra gli umanisti italiani, che per questo lo tenevano in grande considerazione e lo ricercavano anche per la sua preziosa collezione di testi greci fin allora sconosciuti. Al servizio della Curia Romana accompagnava l’Imperatore Bizantino in alcuni viaggi, approfondendo la conoscenza della cultura greca e bizantina: Segretario prima dell’Imperatore bizantino poi di vari papi, al Concilio di Basilea fu traduttore dei discorsi ufficiali del legato papale in greco e del legato bizantino in latino.

A proposito di codici greci e riscoperta del greco, Giuseppe Mariotta intitola la Postfazione nel libro all’Aristarchus super Iliade, di cui si occupò Diller nel 1960, suggerendo che si dovesse piuttosto trattare o dell’hypomnema all’Iliade di Aristonico, oppure di una raccolta ipomnematica come quella da cui derivano gli scholia A del Marciano greco 454, una tesi molto interessante che dimostra la raffinatezza di Aurispa che non collezionava soltanto codici, ma cercava di capire, apprendere, sezionare, ripartire e ordinare i codici, in particolare quelli greci che prediligeva.

L’apporto dei manoscritti in lingua greca ha dato nuovo impulso agli studiosi del tempo per una rivalutazione della cultura classica ed ha posto le basi per la nostra conoscenza della storia, della cultura e dell’umanità del mondo greco-romano: non era tanto un collezionista di codici quanto un raffinato intenditore della cultura che essi veicolavano, una cultura che rivoluzionò l’Occidente e apportò nuova linfa vitale provocando quella trasformazioni in tutti i campi, letterari e scientifici, che hanno dato vita al Rinascimento e a una nuova visione del mondo di cui noi siamo eredi.

Quali manoscritti riportò dai suoi viaggi in Grecia?
Furono tantissimi i codici che passarono per mano di Aurispa. Nella Descriptio bonorum, la sua eredità, vengono citati 578 codici greci e latini, trattati, tra gli altri, da Adriano Franceschini nel suo studio sulla Biblioteca dell’umanista; la biblioteca dell’Aurispa, al pari di quella del cardinale Bessarione e di altri celebri umanisti come Guarino Veronese, fu una delle più dotate del Quattrocento. Nel volume abbiamo riportato alcune statistiche che riteniamo interessanti. Si va da opere di filosofia (Aristotele, Teofrasto, Abino Platonico, Boezio e Porfirio per es.), a testi letterari (da Ovidio e Cicerone a Euripide, Lucano soprattutto, Proclo, Pindaro, Apollonio Rodio) ad opere storiografiche (Tacito, Tito Livio, Tucidide) ad opere sulla religione, a testi grammaticali e scolastici (Erodiano, Donato, Esichio, Prisciano…), ma anche opere di matematica e geoponica, per esempio, con Apollonio Rodio e le sue Argonautiche, per fare qualche esempio. Codici latini, ma soprattutto greci provenienti da Costantinopoli, dove si recò al servizio della Curia Romana, riscoprendo i classici ed autori che senza il suo impegno sarebbero forse state dimenticate. In particolare, tra i codici greci posseduti si segnala Ateneo Naucratita, la versione greca della Summa Theologica di S. Tommaso, tradotta da Demetrio Cidonio, l’Ars Rhetorica di Ermogene, codici con estratti dalla Suda, gli Elementi di Euclide, Galeno e Ippocrate. Bigi (nell’Enciclopedia Italiana) ricorda che egli da Costantinopoli, in particolare, riportò i più bei titoli della cultura classica soprattutto greca: l’Iliade, l’Odissea, Focilide, le Vite dei Filosofi, di Diogene Laerzio, l’Etica Eudemia di Aristotele, Plotino, Proclo, l’Antologia Planudea e quella Palatina, e l’elenco può continuare: i Katharmoi di Empedocle, le Storie di Erodoto e Tucidide, Diogene Laerzio, centinaia di lettere di Gregorio Nazianzeno e tanti altri autori e scritti di cui il lettore troverà notizia in questa Bibliografia.

Altri codici greci li ebbe o scambiò con altri umanisti, infatti l’Aurispa operò anche come apprezzato traduttore di opere dal greco, fra le quali son da ricordare alcuni dialoghi di Luciano e i Precetti aurei pitagorici di Ierocle. Figliuolo ricorda che nel 1443 Alfonso il Magnanimo gli affidò il codice De Machinamentis bellicis perché lo traducesse. E per quanto riguarda le traduzioni dal greco Aurispa era noto, ad es. ha tradotto Hieroclis philosophi stoici in Aurea Pythagorae praecepta, come egli scrive in una lettera al Panormita.

Quali rapporti intrattenne con gli altri umanisti?
L’Aurispa aveva rapporti di amicizia, testimoniati dal suo Carteggio, magistralmente edito dal Sabbadini con i più grandi umanisti del tempo, a cominciare da Lorenzo Valla, di cui fu maestro di greco e che gli riconosceva gratitudine ed affetto, ad esempio con questa bella dedica a lui e a Leonardo Bruni: «tum precipue Aurispe et Leonardi Aretini, quorum alter grece legendo, alter latine scribendo ingenium excitavit meum, ille preceptoris (uni enim mihi legebat)»; poi con Leonardo Bruni, l’Aretino, in particolare aveva stretti legami con umanisti siciliani, primo fra tutti il Panormita (Antonio Beccadelli), amicizia testimoniata da un folto epistolario, Guarino Veronese, altro umanista con cui ebbe un lungo scambio epistolare e – soprattutto – altri umanisti provenienti da Noto, sua città d’origine: Antonio Cassarino, Giovanni Marrasio, Giovanni Campiano, su cui c’è molto ancora di inedito, ma su cui ottimi studi sono stati compiuti, ad es. da Lucia Gualdo Rosa.

Con molti di loro scambiava codici, li prestava o li richiedeva. Era molto ambito, a volte invidiato per la sua ricca collezione di manoscritti e ammirato per il suo genio. Con alcuni di loro Aurispa scambiava ottimi esempi di epigrammi e sagaci battute: epigrammi e battute sopravvissuti talora casualmente nei manoscritti.

Quali autori si sono occupati dell’umanista siciliano?
Gli autori che si sono occupati di Aurispa sono tantissimi, tra essi, dopo Tiraboschi e Voigt, spicca certo Remigio Sabbadini, il suo principale biografo, che pubblicò vari studi sull’umanista. Nel libro ne riportiamo oltre 170, da Roberto Cessi, Giuseppe Salvo-Cozzo, Galeotti e i pochi che ne scrissero nei primi del Novecento, fino ad arrivare a Grazia Marascia (con la sua tesi del 1948), Benedetto Croce, Oskar Kristeller, Sottili, Marion Giannini, Emilio Bigi, Salvatore Guastella, altro netino che con Francesco Balsamo ed altri gli hanno tributato grandi onori a Noto nel 1976, Franceschini che lo stesso anno ha scritto un memorabile volume sulla sua biblioteca, Schreiner, Vanderjagt, Welsh, Silvia Fiaschi, Beate Hintzen, Lucia Gualdo Rosa, Concetta Bianca, Emanuele Casamassima, Bruno Figliuolo, Gianvito Resta, Mariangela Regoliosi… non possiamo citarli tutti come vorremmo, ma il volume riporta praticamente tutti o quasi coloro che hanno scritto sull’Aurispa o in qualche modo lo hanno citato negli ultimi cento anni. Certamente ne vanno aggiunti tanti altri, che in qualche modo hanno citato Aurispa, ma le pagine a disposizione non sarebbero bastate.

Come accennato, di alcuni di essi abbiamo riportato passi antologici che aiutano il lettore a capire di più sulla personalità, la vita, l’attività e gli studi di Giovanni Aurispa. Ne viene fuori un ritratto affascinante, che invita ad approfondire sia a livello umano che intellettuale, ma anche a rivalutare l’Umanesimo che tantissimo ha significato per la nostra cultura. Umanesimo, nel caso di Aurispa, italiano ma anche prettamente siciliano, e allo stesso tempo universale.

Spigolature
Giovanni Aurispa umanista e intellettuale umanissimo. Potremmo fare alcuni esempi, a cominciare dall’affetto paterno per la sua governante Margherita, molto più giovane di lui e in difficoltà economiche, per cui l’umanista e sacerdote, già sulla soglia degli ottanta anni legittimò i tre figli (non suoi) cui poi lascerà la sua cospicua eredità e i codici. Aurispa non troncò mai il rapporto con la famiglia di origine, in particolare abbiamo notizia di scambi epistolari con un suo parente di nome Lisandro Aurispa. In realtà, il suo cognome doveva essere forse Piçunero (o Pichunero) ma per ragioni probabilmente eufoniche e di assonanza con aurum scelse il cognome Aurispa (forse questo era pure quello della madre, come sostiene L. Gualdo Rosa) e con questo fu sempre conosciuto e citato.

Benedetto Croce ci segnala poi un aspetto della sua biografia, con un momento in cui egli indaga sulla tragica storia di Parisina Malatesta, accusata di amore per il figlio del marito, Ugo d’Este, accostandola a quella dantesca di Paolo e Francesca, Croce la paragona a sua volta a quella della napoletana Tirinella Capece, accusata di tradimento; tre storie di donne (due al livello temporale dell’Aurispa) che ci coinvolgono per le loro vicende descritte con maestria letteraria e partecipazione umana. Nel volume abbiamo anche riportato brevi spunti biografici (pur non volendo farne una biografia), citando, per esempio, il suo desiderio (oramai sacerdote a Ferrara dal 1430) di avere un beneficio ecclesiastico in Noto o almeno nel Siracusano, aspirando alla cantoria della diocesi di Siracusa, desiderio che mai si realizzò ma che mostra come l’umanista non dimenticò mai la sua terra che amava come oramai amava la sua chiesa di S. Maria in Gaibana, Ferrara.

Salvo Micciché è saggista e filologo, ed è direttore editoriale di “Ondaiblea” Rivista del Sud-Est; è membro della Società ragusana di storia patria, dell’Accademia fiorentina di papirologia e dell’Associazione italiana cultura classica e scrive per varie riviste, tra le quali “Il giornale di Scicli”, “Sileno” e “Giornale Italiano di Filologia”. Tra i suoi volumi: Onomastica di Scicli (Scicli 1991); Scicli: onomastica e toponomastica (Ragusa 2017) e per Carocci Editore Scicli. Storia cultura e religione (secc. v-xvi) con Stefania Fornaro, La Sicilia dei Micciché – baroni e briganti, intellettuali e popolo con Giuseppe Nativo, Giovanni Aurispa, umanista siciliano.

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