“Essere ebrei oggi. Continuità e trasformazioni di un’identità” di Sergio Della Pergola

Prof. Sergio Della Pergola, Lei è autore del libro Essere ebrei, oggi. Continuità e trasformazioni di un’identità, edito dal Mulino. L’attuale crisi globale rischia di riaccendere il fuoco dell’antisemitismo in tutto il mondo: che cosa significa essere ebrei nel contesto attuale?
Essere ebrei oggi. Continuità e trasformazioni di un'identità, Sergio Della PergolaNon rischia: di fatto, è in pieno movimento un’ondata di antisemitismo senza precedenti negli ultimi 40 anni. Il contesto è evidentemente la guerra che in questi ultimi mesi si combatte a Gaza (e di riflesso al confine fra Israele e il Libano) dopo il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. La crisi regionale, ma di fatto globale, ha riacutizzato meccanismi di violenza verbale e fisica anti-israeliani e anti-ebraici sempre latenti, riportandoli ai massimi livelli di visibilità. Va peraltro chiarito che l’unico vero modo per misurare l’intensità dell’antisemitismo è attraverso la verifica delle percezioni della parte offesa, non del perpetratore. Le comunità ebraiche, sia in Europa sia in America, percepiscono già da diversi anni un aumento del fenomeno. Oltre l’80% della popolazione ebraica è preoccupata per l’acuirsi dell’antisemitismo nei rispettivi paesi, con qualche variazione regionale. Essere ebrei, oggi, è anche – oltre a molte altre cose – essere coinvolti nell’angoscia dell’accerchiamento da parte di persone, istituzioni, pensieri e azioni ostili.

Qual è l’essenza dell’ebraismo?
L’ebraismo può essere concepito come un’ascendenza condivisa, una religione, un’etnia, una cultura, una comunità organizzata, un gruppo sociale, un complesso di memorie storiche collettive e personali, folklore, e altro ancora. In una prospettiva storica, prima dell’emancipazione degli ebrei in Europa, ciascuna di queste diverse opzioni si trovò a lungo a essere quasi totalmente, se non totalmente, sovrapposta a tutte le altre. Oggi invece le persone fanno a volte delle scelte. Ci si può definire ebreo per religione ma non per etnia, o viceversa ebreo per etnia ma non per religione. Dalla sua indipendenza nel 1948, lo Stato di Israele è diventato un nuovo importante polo di identificazione ebraica. Dal lato cognitivo, affettivo ed esperienziale, l’identificazione ebraica si esprime attraverso una varietà di indicatori diversi, in parte sovrapposti in parte no.

Attraverso quali contenuti si manifesta l’identificazione ebraica?
Oggi, quasi in tutti i paesi del mondo, ricordare la Shoah e combattere l’antisemitismo sono i fattori dominanti nella motivazione degli ebrei a percepirsi in quanto tali. Con una frequenza un poco minore, è rilevante sentirsi parte del popolo ebraico. Fra le opzioni maggiormente legate alla tradizione religiosa, il celebrare le feste ebraiche con la famiglia raccoglie i maggiori consensi rispetto alla fede in Dio o al donare in beneficenza. L’opzione «sostenere Israele» raggiunge un livello intermedio di consensi, e a un livello leggermente inferiore si colloca «coltivare la cultura ebraica». Tra i più giovani al di sotto dei 30 anni le opzioni in aumento sono celebrare le festività ebraiche con la famiglia, credere in Dio, e sentirsi parte del popolo ebraico.

Come si manifesta l’identificazione ebraica individuale e collettiva?
L’essere ebreo può manifestarsi attraverso una serie di affinità e di scelte simboliche, e attraverso specifici comportamenti rituali. Nel mondo ebraico normativo le persone sarebbero tenute a osservare i 613 precetti che i maestri hanno codificato  interpretando la lettura della Torah. Fra questi sono inclusi i Dieci Comandamenti, una parte dei quali (anche se non tutti) fanno parte del codice etico comune di molte civiltà. Ma nella vita pratica ogni ebreo ha facoltà di scegliere individualmente se aderire o meno a queste credenze e se praticare o meno queste usanze. Di fatto, l’adesione integrale al dettato della Legge ebraica è praticata da una minoranza, ma quasi tutti praticano almeno una parte minima delle tradizioni prescritte. Una significativa dimensione dell’ebraismo strettamente legata ai suoi contenuti è rappresentata dalle libere associazioni di alcuni individui con altri con cui condividono idee e comportamenti. Da qui nasce una ricca configurazione di associazioni, di luoghi di incontro e di iniziative collettive, che peraltro non impediscono la partecipazione attiva degli ebrei nella società civile del paese in cui vivono.

Quali contraddizioni vive l’identificazione ebraica?
Nella valutazione dell’identità e dell’identificazione ebraica, oltre a considerare separatamente ciascuno dei principali ambiti di riferimento – il cosa, il perché e il come – è importante capire le loro reciproche relazioni, e se del caso le loro contraddizioni. La corrispondenza tra la definizione di ebraismo e i principali aspetti dell’identità ebraica può apparire non sempre completa o coerente, ma questo fa parte della vita e delle scelte delle persone vere. Tra coloro che affermano che l’ebraismo è una religione, solo una metà ritiene che credere in Dio sia una parte molto importante della propria identità ebraica; tra coloro che ritengono che credere in Dio sia una componente molto importante della propria identità ebraica, quelli che sostengono che l’ebraismo sia una religione ammontano circa all’85%. Dunque, il 15% pensa che l’ebraismo non sia una religione ma una cultura o un’etnia.

Che forme assume l’antisemitismo contemporaneo?
Oggi una definizione aggiornata della percezione dell’antisemitismo deve tenere conto necessariamente di tre componenti essenziali legate indissolubilmente l’una all’altra.

  • Il diritto dell’ebreo all’eguaglianza della propria persona nei diritti civili, all’equità del trattamento di sé stesso, della propria famiglia e della propria comunità da parte del resto della società e del mondo;
  • Il diritto alla propria memoria storica, in particolare nei confronti della Shoah, che non può essere ridotta a fenomenologia condivisa con altri genocidi, ma ha una sua propria connotazione storica, etica e funzionale unica e inconfondibile;
  • Il diritto alla propria sovranità politica, che si manifesta come per ogni altri popolo con la legittima proclamazione e gestione di uno stato indipendente – nella fattispecie lo Stato d’Israele.

Tali diritti inalienabili – è ovvio – in alcun modo non vanno e non possono essere esercitati ai danni o a limitazione dei diritti di altri individui o di altri popoli. È la negazione o la messa in dubbio di uno o più di questi fondamenti che costituisce l’odierno antisemitismo.

Qual è la situazione degli ebrei in Italia?
Le comunità ebraiche in Italia sono tra le più antiche del mondo occidentale ed erano già ben stabilite a Roma e nel Sud assai prima dell’Impero Romano. È una piccola collettività, articolata in molte realtà locali ma soprattutto concentrata a Roma e a Milano. La partecipazione degli ebrei alla crescita della società italiana è stata di gran lunga superiore alla loro entità numerica. La Shoah ha causato danni irreversibili alla creatività e al contributo degli ebrei italiani. L’immigrazione da molti paesi soprattutto mediterranei dopo la seconda guerra mondiale ha rinvigorito le comunità e la loro leadership. Ma gli ebrei in Italia, come nel resto del mondo, soffrono le angosce e i dilemmi legati alla situazione in Europa e in Medio Oriente.

Quale futuro, a Suo avviso, per l’identità ebraica?
Al di là dei problemi di aggressione narrativa, populista, politica e pratica che si verificano quotidianamente, la sfida maggiore per l’identità ebraica contemporanea sta nelle divisioni interne che riflettono diverse ideologie, o se vogliamo diverse utopie in competizione le une con le altre. Questi diversi modelli hanno costituito storicamente, e costituiscono tuttora, una fonte di confronto e persino di aperta ostilità reciproca all’interno del collettivo ebraico. I contrasti si accentuano soprattutto quando si traducono in formazioni politiche rappresentative, come nel caso del sistema parlamentare contemporaneo in Israele. Queste diversità potrebbero costituire fonti di arricchimento nel concerto delle voci che esprimono la ricchezza della cultura e dell’identità ebraica. Ma quando diventano vere e proprie spaccature e incompatibilità, esse causano un drammatico indebolimento del collettivo ebraico e ne mettono pericolosamente in gioco l’avvenire in Israele e nel mondo.

Sergio Della Pergola vive a Gerusalemme dal 1966 dove è professore ordinario emerito ed ex direttore dell’Istituto Avraham Harman di Studi Ebraici Contemporanei all’Università ebraica di Gerusalemme

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