“Israele e i palestinesi in poche parole” di Marco Travaglio

Israele e i palestinesi in poche parole, Marco TravaglioIsraele e i palestinesi in poche parole
di Marco Travaglio
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«La storia di Israele mi ha sempre appassionato, fin da ragazzo. La prima guerra arabo-israeliana che ricordo è l’ultima, almeno in senso classico: quella del Kippur, nel 1973, quando avevo nove anni. L’idea che il mondo arabo, con i suoi spazi e territori sconfinati, non sopportasse l’esistenza di un minuscolo Stato ebraico grande poco più della Puglia, era per me intollerabile. Così come l’idea che per vent’anni due Paesi arabi, l’Egitto e la Giordania, avessero occupato militarmente i territori assegnati dall’Onu nel 1947 ai loro “fratelli” palestinesi anziché aiutarli a costruir­vi il loro Stato, preferendo usarli come carne da macello e come scudi umani per i loro giochi di potere insieme alla leadership dell’Olp. Che per decenni si è giocata lo Stato palestinese alla roulette russa della guerra e del terrorismo. Come poi Hamas. Infatti i peggiori massacri di palestinesi non li aveva perpetrati Israele, ma tre Stati arabi: la Giordania, la Siria e il Libano. Circondato da Paesi che si proponevano di distruggerlo e ci avevano provato per ben quattro volte in 25 anni, Israele mi appariva come Davide contro Golia. E non avevo dubbi da che parte stare, pur conoscendo, riconoscendo e denunciando i crimini e gli errori di Israele: le stragi del 1947-48, l’esodo forzato dei palestinesi dalle loro case (Nak­ba), la colonizzazione della Cisgiordania e di Gaza che contraddice il principio “terra in cambio di pace”, le corresponsabilità dell’esercito nel massacro di Sabra e Chatila durante la prima campagna libanese, le repressioni delle due Intifada, le rappresaglie contro la popolazione di Gaza prima e dopo il suo abbandono nel 2005. […]

Quando, il 7 ottobre 2023, Hamas ha sterminato 1.400 ebrei israeliani in poche ore e preso in ostaggio 239 persone, Israele è tornato Davide per un giorno. […]

C’è ben poco di etnico nella guerra israelo-palestinese: Hamas uccide a sangue freddo gli ebrei israeliani non in quanto ebrei, ma in quanto israeliani; Israele bombarda gli abitanti di Gaza non perché sono palestinesi (lo sono anche 2 milioni di cittadini ed elettori di Israele), ma perché Gaza è la roccaforte di Hamas. […]

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Anche la curva dei pro-Israele abusa delle parole. La “guerra di civiltà” fra Occidente buono e resto del mondo cattivo, fra democrazie e dittature – evocata per paragonare la guerra israelo-palestinese a quella russo-ucraina – […] è un’altra idiozia. Putin non ha invaso l’Ucraina perché è democratica (fra l’altro non lo è), ma perché stava entrando nella Nato e, dopo otto anni di guerra civile, minacciava il suo tutoraggio sui russofoni di Donbass e Crimea. L’equazione “fronte pro-Ucraina e anti-Russia = fronte pro-Israele e anti-Hamas” non sta in piedi: la Russia, dal 1947 al 1967 e poi di nuovo dopo il 1989, ha avuto e ha buoni rapporti con Israele, mentre Usa e Nato hanno ottime relazioni con il Qatar e le altre monarchie della penisola arabica che armano, finanziano e ospitano Hamas, per non parlare della Turchia di Erdoğan, che loda e giustifica Hamas anche dopo l’ultima strage e fa parte della Nato. Israele non invia armi a Kiev, è rimasto neutrale […]. E ancora: Hamas non ha massacrato 1.400 israeliani il 7 ottobre 2023 perché Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente. Ma perché Hamas pretende di rappresentare la maggioranza dei palestinesi ostili all’occupazione delle loro terre. E perché voleva impedire che Israele estendesse all’Arabia Saudita gli Accordi di Abramo siglati con gli Emirati e il Bahrein, archiviando la questione palestinese. […]

Il Netanyahu Fan Club ripete a pappagallo che Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente: il che è vero, malgrado Netanyahu (basta leggere le critiche che riceve dai giornali israeliani o pensare alle 40 settimane di proteste contro le sue schiforme: scene impensabili in qualunque Stato arabo e anche in Italia). Ma non esime il governo di Tel Aviv dalle sue responsabilità: anzi, proprio perché si tratta di una democrazia, le moltiplica. Che democrazia è quella che bombarda, affama, asseta, assedia e invade una delle zone più densamente popolate del mondo (e da una popolazione per il 40% sotto i 14 anni) dicendo di voler colpire i capi di Hamas, perlopiù comodamente alloggiati a migliaia di chilometri?

Dicono anche, i filo-Israele senza “se” e senza “ma”, che oggi lo Stato ebraico corre il pericolo più grave della sua storia. Ma è un falso storico: quella che Israele ha subìto il 7 ottobre è la più grave strage di civili della sua storia, ma i rischi che ha corso per la sua sopravvivenza fino agli anni 80 erano infinitamente superiori a quelli che corre oggi. Hamas non ha la forza militare per spazzarlo via; e neppure l’Iran (che, diversamente da Israele, non ha l’ato­mica e, contrariamente a quanto afferma la propaganda, non è il mandante di Hamas, organizzazione sunnita laddove a Teheran c’è un regime sciita, mandante semmai di Hezbollah nel Sud del Libano e della Jihad Islamica in Cisgiordania e a Gaza). E né l’Egitto, né la Giordania, né la Siria, né il Libano, né l’Iraq, che fra il 1948 e il 1973 attaccarono più volte Israele, hanno alcuna intenzione di rifarlo.

Anche l’equazione “Hamas = Isis” lascia il tempo che trova. Hamas è anche un gruppo terroristico di macellai spietati, ma purtroppo non solo: è pure un esercito che, quando colpisce obiettivi militari, resiste legittimamente agli occupanti; e, come abbiamo visto è un partito che ha vinto le uniche elezioni legislative dell’Anp e raccoglie consensi reali nella popolazione per aver governato i territori occupati (prima tutti, poi Gaza), portando scuole, ospedali e altri servizi, oltreché per la corruzione e le divisioni nell’esta­blishment palestinese (da Arafat ad Abu Mazen) e per la miopia israeliana, americana ed europea. […] Se l’Isis la crearono Usa & C. rovesciando i sunniti di Saddam Hussein in Iraq per mettere su gli sciiti, Hamas lo finanziano i nostri alleati turchi e i nostri amici algerini, qatarini e sauditi (i “buoni” che ci vendono gas e petrolio contro il cattivo Putin). […]

Se Netanyahu avesse imparato la lezione della storia, combatterebbe un fenomeno invisibile e inafferrabile come il terrorismo di Hamas con l’intelligence e i raid aerei, non con l’artiglieria, l’aviazione, l’assedio e i carri armati, utilissimi contro gli eserciti visibili e schierati sul campo. E capirebbe che l’invasione di Gaza, con una lunga e sanguinosa guerra-guerriglia tunnel per tunnel, vicolo per vicolo, è il sogno di Hamas, che la preparava da anni e aspettava giusto un pollo che cadesse nella trappola. Biden lo ha invitato a non ripetere gli “errori dell’Occidente dopo l’11 Settembre” (così chiama un milione di morti ammazzati tra Afghanistan e Iraq). Ma il peggior errore che può commettere Israele è ripetere i propri. Le quattro guerre contro gli eserciti arabi le ha vinte tutte: 1948-1949, 1956, 1967 e 1973. Quelle contro il terrorismo invece le ha vinte solo quando ha usato l’intelligence (i mitici Mossad e Shin Bet […]) con blitz chirurgici e ben studiati: quello, durato vent’anni, per eliminare tutti i terroristi coinvolti nella strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972; quello, durato meno di un’ora nel 1976, per liberare i passeggeri del volo Air France dirottato dai fedayin palestinesi a Entebbe (Uganda); quello che nel 1981 distrusse il reattore nucleare iracheno di Osirak e impedì a Saddam Hussein di dotarsi dell’atomica. […]

Ogni volta che ha preteso di combattere il terrorismo con l’esercito, Israele ha sempre perso. È accaduto nelle due guerre del Libano: quella del 1982, condotta da Begin e Sharon per schiacciare i gruppi palestinesi dell’Olp; e quella del 2006, avviata dal governo Olmert per smantellare le basi di Hezbollah. E la scena si è ripetuta nelle sette guerre di rappresaglia scatenate contro Hamas a Gaza dopo il ritiro del 2005, da Olmert e poi da Netanyahu.»

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