Veramente la tesi del libro non ĆØ che lo sport sia un surrogato della religione. Non ĆØ una indagine sociologica sui riti del tifo e sulla proiezione pubblica del mondo sportivo. Il fatto che spesso lo sport sia vissuto come placebo religioso ā fatto incontestabile ā segnala a ben vedere qualcosa di più. E cioĆØ che alla base del gioco stanno domande antropologiche fondamentali. Nel testo si prova pertanto a dimostrare che, come avviene con lāarte, lo sport ĆØ una grande occasione personale di crescita culturale e spirituale. In una societĆ che insegna a fare a meno della trascendenza, in nome di false teologie, la domanda di senso che sorge dal momento sportivo va accolta e valorizzata in tutta la sua portata. Il gesto atletico, sia quello del dilettante che a maggior ragione quello del campione, ĆØ rappresentazione ideale capace di rimandare a orizzonti religiosi.Quali congiunzioni esterne presenta, con il fenomeno religioso, lo sport?
Lo sport in sĆ© ĆØ religioso. Lo spazio del gioco ĆØ uno spazio simile a quello sacro, il rito vi domina con le sue regole e con la sospensione del tempo ordinario. Il gioco ĆØ atto libero per eccellenza, senza altro scopo che sĆ© stesso. Come lāarte rimanda alla eccellenza della creazione divina, cosƬ le opere sul campo da gioco sono testimonianza della trascendenza. Quante volte si dice di quello sportivo che āha fatto un miracoloā? Maradona ha giustificato il suo celebre gol allāInghilterra nei mondiali di Messico 1986 come un intervento della āmano de Diosā: e aveva perfettamente ragione. Nello sport abita una possibile trascendenza, non si possono comprendere Coppi o Pantani solo con le scienze razionali, le loro vicende sportive ā ma anche personali ā lasciano sconcertati, ci si trova interdetti, come accade di fronte a eventi che sfuggono alla sola ragione. Rito, forma, rappresentazione ideale, libertĆ dei fini, sono tutti elementi che assimilano il gioco al sacro.
Quale significato antropologico ha il gioco?
Il gioco ĆØ un bisogno umano, ma non solo, anche gli animali, persino quelli più feroci, si intrattengono volentieri con dei passatempi allāapparenza voluttuari. Un celebre passo di Schiller afferma che ālāuomo gioca unicamente quando ĆØ uomo nel senso pieno della parola ed ĆØ pienamente uomo unicamente quando giocaā. La riflessione della migliore cultura europea sul valore antropologico del gioco ha il pregio di mostrare la centralitĆ sociale di una pratica che viene talora sminuita come perdita di tempo, per essere, invece, valorizzata solo quando può essere collocata en- tro una qualche utilitĆ economica. Possiamo applicare allo sport la concezione nietzschiana della creazione ludico artistica, come contrasto tra elemento apollineo e dionisiaco, con esiti molto produttivi. Da un lato, lāelemento della creazione, del disordine, del caos, la generazione e la distruzione, la forza senza misura, il movimento; dallāaltro la forma, lāindividuazione, la stabilitĆ provvisoria, il calcolo, il perfetto in sĆ©, la permanenza. Soffermandomi su alcuni campioni (Senna e Prost, Maradona e PelĆØ, Coppi e Bartali) ho cercato di mettere in evidenza tale dicotomia, che rimanda a modi eterni dellāessere uomini.
Come scrive nel libro, Ā«Il calcio ha avuto una centralitaĢ sociale del tutto privilegiata rispetto ad altri giochiĀ»: cosa eĢ il calcio oggi?
Il calcio ĆØ sport aristotelico e tomista per eccellenza, in esso si esprime la concezione antropologica che vede lāuomo come zoon politikon, animale naturalmente immerso nella trama delle relazioni che fondano la vita sociale. Ć lo sport della persona, nasce per stare insieme, per condividere e partecipare, per animare nel senso di rendere ricco il tempo vissuto. Il calcio ĆØ una festa collettiva, un rito che tiene uniti atleti e spettatori. Ć popolare, rumoroso come la folla, accessibile, praticabile da molti. Il calcio ĆØ stato, per antonomasia, lo sport del Novecento democratico e sociale, keynesiano, mutualistico, nazional-popolare, sovrano, consumistico quel tanto per placare la fame di generazioni. Oggi, nellāepoca del globalismo reale, ĆØ cambiato parecchio. In primo luogo, il preso del fattore economico ĆØ ormai soverchiante, in linea con la finanziarizzazione del capitalismo mondiale. Siamo a livelli imbarazzanti, del tutto ingiustificati, vere e proprie offese contro la povertĆ diffusa.
Il calcio, primo sport per popolaritĆ , ĆØ stato investito da questa rivoluzione neoliberale che ne ha mutato i connotati: squadre di club composte per la quasi totalitĆ da calciatori stranieri, panchine lunghissime e variabili di anno in anno, societĆ sportive di proprietĆ di grandi fondi esteri, tornei disputati in qualunque angolo del mondo dove vi siano organizzatori disposti a pagare bene i diritti televisivi. E tanto altro ancora. Nel frattempo, quel legame forte che esisteva fra nazione e calcio si ĆØ ridotto al lumicino, e appare ormai quasi del tutto consunto. Un altro aspetto della tradizione culturale che si affievolisce.
Sempre nel libro, Lei si rivolge anche al tennis, nel quale Ā«emerge con piuĢ limpidezza il carattere normativo e contenitivo dello sport. Il conflitto eĢ dissimulato dalla distanza tra i pretendenti, che non si toccano mai […]. LāaggressivitaĢ eĢ mediata dallāutilizzo di strumenti tecnici ā la racchetta e le palline ā che rendono questo gioco una mescolanza di prova di forza e di abilitaĢ, dove la sopraffazione non eĢ mai diretta ma filtrata dalla sottile conquista dello spazio e del tempoĀ»: quali analogie ĆØ possibile ravvisare con il pensiero giuridico?
Mi ero giĆ occupato diffusamente di tennis in due libri, Filosofia del tennis. Profilo ideologico del tennis moderno, del 2011, e Il genio, il pirata, il ribelle. La filosofia del tennis globale di Federer, Nadal e Djokovic, del 2021. In questo volume che presentate mi sono concentrato diffusamente su altri sport ā calcio, ciclismo, Formula Uno ā dedicando solo un paragrafo al tennis. In questo azzardo una similitudine tra il pensiero giuridico e la pratica tennistica. Questo sport, che nasce nelle corti rinascimentali come passatempo dei regnanti, presenta anche un culto delle regole molto più deciso che in altre pratiche: accade che siano i giocatori medesimi a correggere le chiamate del giudice arbitro a sĆ© favorevoli per rendere invece il punto allāavversario. Qualche eccezione a questo clima di correttezza vi ĆØ stata, ma sono molto rare. La stessa domanda decisiva della scienza giuridica, ādove sorge il diritto?ā, sollecita rimandi simbolici. āDirittoā ĆØ termine chiave del tennis, indica il colpo solitamente più forte, quello più naturale, lo schiaffo che assesta la stoccata vincente. Tra diritto e tennis cāĆØ una intimitĆ particolare, gli sfidanti assomigliano ad avvocati che svolgono le loro arringhe cercando di dimostrare al giudice arbitro e al pubblico chi possiede la più raffinata dottrina: le smorzate e le volĆ©e sono citazioni di codicilli e massime giurisprudenziali che gettano confusione nella linea di attacco dellāavversario. In Federer, Nadal e Djokovic ĆØ possibile intravedere tre tipi diversi di pensiero tennistico, che rimandano almeno simbolicamente ai tre tipi di pensiero giuridico individuati dal grande giurista Carl Schmitt.
Secondo la Sua tesi, le diverse discipline agonistiche testimoniano Ā«lāeccedenza culturale e spirituale del momento sportivoĀ»: che ne saraĢ dello sport se dovesse insediarsi davvero una nuova epoca post-umana?
Il globalismo economico, che si regge sulla economia finanziaria e sullāuso della tecnologia, rappresenta una minaccia per la tradizione culturale occidentale, ivi compreso lo sport, dal momento che ha maturato lāidea di realizzare un salto antropologico. Lāeconomia non spiega mai da sola le cose, e infatti vediamo come lāingordigia del mercato persegua e si sostenga su obbiettivi lato sensu spirituali. Lo sport rischia di essere fagocitato dentro questa nube ideologica che vuole renderlo funzionale al consolidamento di un modello nuovo di umanitĆ , cioĆØ al transumanesimo. La tecnica ĆØ diventata lāessenza, la veritĆ dellāuomo. Il transumanesimo tecnologico ed eco-gender si pone come nuova dimensione antropologica. Lāannullamento della differenza di genere avrebbe effetti destrutturanti sulla pratica sportiva, andrebbe perduta la specificitĆ delle espressioni maschili e femminili che connotano in maniera inemendabile determinate discipline. Gli elementi del vero e del bello finirebbero in secondo o terzo piano, occultati allo spettatore dietro una finta neutralitĆ . Tecnica, management e ideologia, sono nemici insidioso della tradizione sportiva come lāabbiamo vissuta sinora.
Carlo Magnani, ĆØ ricercatore di diritto pubblico presso il Dipartimento di Scienze della comunicazione (Discui) dellāUniversitĆ āCarlo Boā di Urbino. Ha pubblicato diversi saggi di argomento giuridico e politico, tra cui FinchĆ© ci sono fake news cāĆØ speranza (2021). Ha pubblicato anche Lāanima dei borghi. Paesologia delle Alte Marche (2020). Si ĆØ occupato del rapporto tra filosofia e tennis in due libri, Filosofia del tennis. Profilo ideologico del tennis moderno (2011-2018), e, Il genio, il pirata, il ribelle. La filosofia del tennis globale di Federer, Nadal e Djokovic (2022).




