È tra le “Signore della scrittura italiana”, apprezzata in Italia e all’estero per i suoi romanzi e le sue poesie in cui affronta in modo particolare i temi legati all’infanzia e all’universo femminile. Ma è anche nota per validissimi contributi alla saggistica e alla drammaturgia. Parliamo di Dacia Maraini, scrittrice toscana (nata a Fiesole nel 1936) che vanta una vasta bibliografia e che continua a collezionare successi. Nella sua esperienza di vita, va ricordato, centrale è stata la reclusione in un campo di concentramento in Giappone, dopo che la sua famiglia aveva rifiutato di riconoscere la Repubblica di Salò. Un ricordo che spesso viene rievocato anche nelle sue liriche. La Maraini ritornò in Italia; si trasferì prima in Sicilia e poi a Roma, dove incontrò un’altra eccellenza della narrativa italiana: Alberto Moravia, suo compagno fino al 1983.

L’esordio come scrittrice arriva nel 1962 con la pubblicazione de La vacanza. Nel frattempo cresce il suo interesse per il teatro: fonda il Teatro della Maddalena nel 1973 e compone oltre trenta opere drammaturgiche. La consacrazione nella narrativa arriva nel 1990 con la vittoria del Premio Campiello con il romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa e del Premio Strega nel ’99 con la raccolta di racconti intitolata Buio. È da qui che vogliamo partire nel rievocare alcuni dei libri più belli di Dacia Maraini.

La lunga vita di Marianna Ucrìa

A partire dalle prime pagine, questo romanzo ci immerge nel clima cupo della Sicilia del ‘700. In una Palermo scandita da matrimoni d’interesse, impiccagioni e lotte di potere, il lettore segue la storia di Marianna, ragazza sordomuta del nobile casato degli Ucrìa, costretta, ancora tredicenne, ad andare in sposa a uno zio. A lei rivolgono “rimproveri e proverbi” quando osa sottrarsi al suo ruolo di “mugghieri” (moglie) e pertanto sembra condannata a questa sorte ma lei saprà trarre una gran forza dalla sua menomazione e riuscirà a opporsi alla meschinità della società che la circonda. L’autrice approfondisce la condizione della donna in questo secolo ma fa una riflessione anche sull’umanità.

«Sono sempre le stesse donne dall’intelligenza lasciata a impigrire nei cortili delle delicate teste acconciate con arte parigina. Di madre in figlia, di figlia in nipote, sempre intente a girare intorno ai guai che portano i figli, i mariti, gli amanti, i servi, gli amici, e a inventare nuove astuzie per non farsene schiacciare».

Buio

Raccolta di racconti, si pone come un ideale seguito del romanzo Voci, poiché in molti racconti compare la commissaria Adele Sòfia che era protagonista del romanzo. Il primo racconto si intitola Il Bambino Grammofono e l’Uomo Piccione e narra la storia di Grammofono Pazzariello, detto Gram, un bambino di sette anni che è spesso lasciato solo in casa dai genitori e che resta vittima di un pedofilo. Grazie alla testimonianza di una fornaia, la commissaria Adele Sòfia incastra il pedofilo omicida: si tratta di Paolo Crinale, un assistente sociale che lavora con bambini affetti da sindrome di Down.

Bagheria

L’infanzia della scrittrice diventa protagonista di uno splendido romanzo. Si tratta del racconto degli anni dell’infanzia vissuti dalla Maraini nella villa Valguarnera, presso i nonni materni, in Sicilia. Dopo la fuga dall’Italia fascista e i due anni di prigionia in Giappone, Dacia arriva con la famiglia a Bagheria, cittadina nei pressi di Palermo dove riscopre le sue origini. In questo libro ripercorre i colori, i sapori, gli odori della terra siciliana, ma anche la crudeltà della mafia e le ingiustizie perpetrate ai danni delle donne.

«Conoscevo troppo bene le arroganze e le crudeltà della Mafia che sono state proprio le grandi famiglie aristocratiche siciliane a nutrire e a far prosperare perché facessero giustizia per conto loro presso i contadini […] Io non ne volevo sapere di loro. Mi erano estranei, sconosciuti. Li avevo ripudiati per sempre già da quando avevo nove anni ed ero tornata dal Giappone affamata, poverissima, con la cugina morte ancora acquattata nel fondo degli occhi. […] Io stavo dalla parte di mio padre che aveva dato un calcio alle sciocchezze di quei principi arroganti rifiutando una contea che pure gli spettava in quanto marito della figlia maggiore del duca che non lasciava eredi. Lui aveva preso per mano mia madre e se l’era portata a Fiesole a fare la fame, lontana dalle beghe di una famiglia impettita e ansiosa. […] E invece eccoli lì, mi sono cascati addosso tutti assieme, con un rumore di vecchie ossa, nel momento in cui ho deciso, dopo anni e anni di rinvii e di rifiuti, di parlare della Sicilia. Non di una Sicilia immaginaria, di una Sicilia letteraria, sognata, mitizzata».

Chiara di Assisi

In questo libro la Maraini ricostruisce la storia di Chiara di Assisi elogiando la sua “disobbedienza”. La Santa, infatti, colpita dal gesto di Francesco di spogliarsi davanti al vescovo, decise di ribellarsi al suo destino scritto in pagine di matrimonio e ricchezza, e riuscì a seguire con coraggio la chiamata alla povertà e al silenzio.

La grande festa

Certamente tra i libri più belli, il testo raccoglie i ricordi dell’autrice. Un ritratto intimo e autobiografico in cui la Maraini rivive le persone che le hanno segnato l’esistenza: il compagno Alberto Moravia, la sorella Yuki, il padre Fosco e molti altri tornano in pagine ricche di emozioni che si leggono tutto d’un fiato.

«Sapeva tante lingue, era indipendente e coraggiosa. Non si arrabbiava mai. Il suo sorriso timido ma sempre pronto riusciva a conciliare le dispute più accanite. Per questo era popolare e il suo lavoro apprezzato. Tutti la cercavano perché portava tranquillità, perché dava sicurezza, perché sapeva ragionare e placare le ire dei più bellicosi».

Il treno dell’ultima notte

Romanzo a carattere storico, pubblicato da Rizzoli nel 2008. Protagonista è Amara, aspirante giornalista che, spinta dalla ricerca della verità, inizia a cercare Emanuele, amico di infanzia disperso ad Auschwitz. Tra archivi e biblioteche, la narratrice porta il lettore in un intenso viaggio nell’Europa dell’Est, racconta l’olocausto e la guerra attraverso gli occhi di una donna coraggiosa.

«Il primo amore della sua vita. Adesso lo sa. Se l’è detto di notte, mentre guardava la finestra su cui brillava di riflesso il lampione. Se l’è ripetuto: io amo Emanuele e lui ama me. E qualsiasi cosa succeda, continueranno ad amarsi, perché un incontro non si sceglie ma si prende come un destino e quando è avvenuto, è compiuto per sempre…».

Tre donne

La Maraini racconta l’amore e il disamore: la sua voce risponde alla domanda “Come si può raccontare oggi l’amore? Quali sono i percorsi nascosti e gli equilibri impossibili che spingono due destini a incrociarsi?”. Le sue parole fotografano le sfumature del desiderio vissute nelle diverse età. Ogni donna è una voce, uno sguardo, una sensibilità unica: lo sono anche Gesuina, Maria e Lori, una nonna, una madre e una figlia che affrontano le circostanze legate alla convivenza in una casa stregata dall’assenza prolungata di un uomo.

«Dovrei difendere con più forza la libertà dell’amore che non conosce età, che si fa sudare, fiato, respiro, eccitazione, tutto per via del piacere del gioco amoroso».

Corpo felice. Storia di donne, rivoluzioni e un figlio che se ne va

Pubblicato nel 2018 da Rizzoli, nel suo ultimo capolavoro Dacia Maraini torna a raccontare l’universo femminile lo fa attraverso le emozioni più forti servendosi di un dialogo ininterrotto che descrive cosa significa diventare donne e uomini oggi. Una madre e un figlio perduto e tra di loro, i giorni teneri e feroci che abitano solo i ricordi: le parole della scrittrice toccano l’animo e ricordano che solo quando l’amore arriva a illuminare le nostre vite, quello tra i sessi non sarà più uno scontro ma l’incontro capace di cambiare le regole del gioco.

«Si parte dal corpo femminile, ma lo sguardo, il punto di vista è sempre maschile. È lui che racconta la storia dei corpi, i misteri della maternità, che spiega il desiderio, la violenza, la famiglia, l’adulterio».

Chiudiamo questa breve panoramica sui libri più belli di Dacia Maraini con un suo componimento poetico dal titolo “Se amando troppo”, a dimostrazione di quanto intensa e incisiva sia la scrittura di questa autrice, sia che si tratti di prosa che di poesia.

“Se amando troppo”
Se amando troppo
si finisce per non amare affatto
io dico che
l’amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me.

Angelica Sicilia