“Compendio delle stregonerie” di Francesco Maria Guaccio

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Compendio delle stregonerie, Francesco Maria GuaccioCompendio delle stregonerie
di Francesco Maria Guaccio
prefazione di Armando Torno
Mimesis Edizioni

«Quando si cominciò a parlare di stregoneria? Non è semplice scrivere una risposta certa. […] L’argomento fu dibattuto dai Padri della Chiesa e da diversi concili. Sant’Agostino riteneva che i sortilegi fossero dovuti alle potenze diaboliche; ben presto si diffuse l’idea che le streghe esistessero veramente. Quando si arriva al XII secolo è ormai già consolidata la credenza del sabba di tali creature (la cosiddetta “tregenda”): le infernali donne non soltanto volerebbero nottetempo, magari recate da capre o caproni o da particolari oggetti, ma in taluni giorni si ritroverebbero in luoghi convenuti. Qui l’immaginario del tempo le vede danzare, unirsi partecipando a orge, soprattutto adorare Satana. L’Inquisizione ha materia di cui occuparsi e la bolla di papa Gregorio IX “Vox in Rama” del 1233 offre indicazioni sulle pratiche seguite. […]

L’ossessione contro chi reca malefici trova sempre più trattati che confermano la veridicità di tale credenza e il libro che eserciterà una forte influenza, causando non poche vittime, è il “Malleus maleficarum” (1487), ovvero “Il martello delle streghe” dei domenicani Institoris e Sprenger, i quali qualche anno prima avevano ricevuto poteri speciali per combattere la stregoneria da papa Innocenzo VIII. L’opera non soltanto cercava di dimostrare l’esistenza di tali donne e dei malefici che sapevano recare, ma descriveva sin nei particolari come le streghe si comportino nei loro incontri, solitamente presieduti dal diavolo, che si materializza solitamente in forma di caprone. L’epoca registra il ricorso alle torture per estorcere le confessioni delle presunte streghe. La qual cosa moltiplicò ammissioni inventate ed equivoci.

Non ripresenteremo la letteratura stregonesca e quella che le farà obiezioni, soprattutto dal secolo XVI, aggiungiamo soltanto che il fenomeno è diffuso e non un’eccezione regionale. Continuerà con una certa intensità sino al ‘700. Per questo vale la pena di soffermarsi su un testo del XVII secolo – il fenomeno è ancora vivo nell’epoca di Galileo – di Francesco Maria Guaccio, che qui si ripresenta. […]

L’autore faceva parte dell’ordine dei frati ambrosiani, ora scomparso. Si tratta del “Compendio delle Stregonerie” di frate Francesco Maria Guaccio. Il titolo latino suona “Compendium maleficarum”; l’edizione è siglata «Mediolani apud haeredes Augusti Tradati MDCVIII». Quel 1608 significa: durante l’episcopato di Federico Borromeo.

Vi è da credere che il testo del Guaccio fosse il libro di stregoneria della Curia milanese. In esso – come potrà constatare il lettore – non mancano certo ingenuità: fra tutte la più buffa resta ancora quella che riteneva Lutero essere nato dall’accoppiamento di una monaca con il demonio. È una delle tante. […]

Accanto alla distorsione storica, Guaccio affianca quella naturale; e tutte formano un manuale prezioso per capire gli orientamenti di quel periodo in tale contorta materia. Non dimentichiamoci che l’accusa di stregoneria corre nei secoli, non sembra conoscere limiti di spazio e di tempo e colpisce persone di chiara fama. Persino Dante, come risulta dagli atti di un processo istituito in Avignone contro i Visconti di Milano intorno al 1319-20, sarebbe stato considerato dallo stesso Galeazzo una sorta di negromante, capace di eseguire il ”gioco delle magiche frodi” con una statuetta raffigurante papa Giovanni XXII. […]

Guaccio lascia in eredità un testo prezioso. Ci permette di conoscere le concezioni in materia stregonesca nella Milano di Federico Borromeo, di capire le accuse nei processi, di far luce su fatti – valga per tutti il celebre caso degli untori della peste del 1630 – che altrimenti risultano incomprensibili.»

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