Trattati rinascimentali di architetturaa cura di Francesco Paolo Fiore
Einaudi
«Non si possono comprendere le architetture del Rinascimento e le condizioni che hanno contribuito a farne un riferimento accettato o contestato per secoli senza conoscere, nel quadro della letteratura artistica, i trattati di architettura che nel Quattrocento e Cinquecento divengono il mezzo per elaborare e diffondere una nuova cultura e trasmettere le specifiche ragioni dell’operare. Portatori di teorie, norme e proposte destinate alla diffusione, i trattati hanno condizionato la produzione architettonica ma, se letti senza mediazioni, si rivelano meno normativi e più permeabili alla nostra comprensione nel testimoniare le varietà di impostazione, richiami, lingua e lessici che, insieme alle illustrazioni che accompagnano i testi e ne diventano parte integrante, configurano l’originale contributo degli autori e divengono una chiave per entrare nella dimensione storica del loro tempo. Non si tratta infatti di trovare una diretta rispondenza fra le norme e le architetture realizzate, anche dello stesso autore, alla ricerca di una malintesa coerenza, ma di comprendere i contenuti e i limiti dell’astrazione raggiunta da ognuno di loro per comunicare l’ideale di un’architettura che vuole rinnovare e superare con nuovi mezzi la grandezza dell’architettura antica e che intende rispondere, allo stesso tempo, a una società in trasformazione, dal disegno della città alle necessità quotidiane dell’abitare.
Questo volume antologico è destinato a chi desideri leggere, l’uno accanto all’altro, e almeno per parti, i principali trattati italiani d’architettura, da Leon Battista Alberti a Vincenzo Scamozzi. Non può sostituirne una lettura integrale – è piuttosto un invito a farla –, ma può accompagnare il lettore nel riconoscere i principali temi allora in discussione attraverso la scelta dei brani e il loro inquadramento entro i temi sui quali si concentrano i trattati. Ancora alla fine del Cinquecento si può infatti constatare una certa continuità perseguita dagli autori, per lo più architetti, nel trattare le principali componenti dell’architettura, trasmettere teorie e modelli da imitare e promuovere sé stessi e la loro disciplina. […]
I trattati di architettura sono la più articolata testimonianza della cultura degli architetti del Rinascimento e si distinguono nell’ampio quadro della letteratura artistica del periodo per il tentativo di discutere e trasmettere in modo sistematico conoscenze, regole e modelli in risposta alle più importanti questioni del loro operare. Nello sviluppo e ripresa di argomenti comuni registrano le profonde trasformazioni che intervengono fra Quattrocento e Cinquecento e non vanno considerati come un unico e coerente corpus normativo ma come l’espressione di una costante ricerca di definire contenuti, regole e soluzioni per un’architettura che risponda alle richieste del suo tempo.
La compresenza delle componenti descrittive e manualistiche, teoriche e normative rende la trattatistica di architettura un particolare genere letterario, e un altro, specifico elemento distintivo è il rapporto fra testo e illustrazioni che gli autori perseguono per chiarire i loro scritti e per integrarne e ampliarne il significato. Il disegno è necessario per la restituzione delle interpretazioni e proposte progettuali degli architetti e allo stesso tempo strumento di indagine sull’architettura del passato. […]
Il primo e fondamentale trattato d’architettura del Rinascimento, il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1404-1472), è tuttavia in latino e privo di illustrazioni. […] Accolto da una committenza signorile e da letterati che condividevano cultura e interesse per l’antichità, il trattato di Alberti aprí la via a trattati in volgare di artisti-architetti formati nelle botteghe e nei cantieri che utilizzarono la loro lingua quotidiana, lessici tecnici regionali e disegni a margine, a integrazione e sostegno del testo. […] E anche se la diffusione di quei primi codici fu limitata alle biblioteche di corte, il loro contenuto fu trasmesso attraverso copie o copie da copie e dalla fine del Quattrocento la stampa permise di raggiungere il più ampio numero di committenti, architetti, artisti e dilettanti. Tramite la stampa i trattati di architettura divennero per molti, in Italia e in Europa, un indispensabile strumento di conoscenza e riflessione e una fonte di regole per la progettazione.»




