“La politica dell’abbondanza. Cibo, sicurezza alimentare e relazioni internazionali” di Marco Clementi e Martino Tognocchi

Prof. Marco Clementi, Lei è autore con Martino Tognocchi del libro La politica dell’abbondanza. Cibo, sicurezza alimentare e relazioni internazionali, edito da Mondadori Università: in che modo la disponibilità di cibo influenza i rapporti fra gli Stati e le loro strategie?
La politica dell’abbondanza. Cibo, sicurezza alimentare e relazioni internazionali, Marco Clementi, Martino TognocchiLa questione alimentare si pone in capo a molte sfere della vita degli individui e delle comunità come, per esempio, la salubrità degli alimenti, le conseguenze ambientali delle tecniche agricole o gli sprechi alimentari connessi alle pratiche di consumo. Essa si pone in modo molto significativo anche nella politica internazionale poiché il cibo può essere visto sia come uno scopo (o valore) della politica; sia come una risorsa (o mezzo) della politica. Da un lato, cioè, gli Stati possono tutelare e promuovere il valore della sicurezza alimentare in quanto requisito minimo per la sussistenza e il benessere della popolazione. Dall’altro lato, gli stati possono usare il cibo come una risorsa con cui accrescere la propria forza, per esempio promuovendo la crescita demografica o ampliando i mercati per l’esportazione dei prodotti nazionali, così come la propria capacità di influenzare gli attori e i rapporti internazionali, per esempio sostenendo dei governi amici o indebolendo la stabilità dei paesi nemici. Per questo, il cibo diviene – molto più spesso di quanto si immagini – un fattore rilevante nei rapporti di cooperazione e conflitto internazionali e i modelli di produzione, distribuzione e detenzione delle risorse alimentari sono variabili fondamentali del comportamento dei soggetti politici.

Cosa si intende per “sicurezza alimentare”?
La sicurezza alimentare può essere concepita in modi molto diversi. Prima di tutto, come la disponibilità di una quantità di cibo sufficiente a sfamare un certo insieme di persone e, quindi, come l’esito del rapporto fra la produzione di cibo e la numerosità dei soggetti che lo consumano. Essa può anche essere intesa come la possibilità di accedere al cibo e, dunque, dipendere in ultima istanza dalla distribuzione delle risorse socio-economiche che mettono in grado di ottenere il cibo da consumare. Infine, come il prodotto dei meccanismi di governo di una certa comunità e, quindi, rimandare alla incapacità – o mancanza della volontà – politica di tenere sotto controllo i fenomeni di instabilità e conflitto che la minacciano. Si possono ritrovare gli elementi essenziali di queste diverse visioni della sicurezza alimentare nel dibattito politico e normativo che ha seguito la crisi alimentare globale degli anni ’70 e ha portato alla Dichiarazione di Roma: il documento approvato al World Food Summit del 1996 con cui la FAO ha definito la sicurezza alimentare come una condizione in cui “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per soddisfare le loro esigenze dietetiche e le loro preferenze alimentari per una vita attiva e sana”. Si tratta di una definizione multidimensionale che pone l’accento sulla quantità e sulla qualità del cibo disponibile ma, anche, sulle condizioni socio-economiche che rendono accessibile il cibo e sulla permanenza nel tempo di questi requisiti nel loro insieme.

Quali sono i principali attori e le politiche della sicurezza alimentare?
I grandi paesi produttori ed esportatori di cibo sono gli attori che influenzano in modo decisivo le politiche della sicurezza alimentare, per esempio approntando riserve alimentari adeguate a fronteggiare le situazioni di emergenza o contribuendo a tenere sotto controllo i prezzi dei beni alimentari nei periodi di crisi. Tradizionalmente, sono i paesi dotati di una grande estensione di terra coltivabile e delle tecnologie adeguate a sfruttarla, come l’Argentina in Sud America, la Russia in Europa o gli Stati Uniti e il Canada nel Nord America e, più di recente, i nuovi produttori del cosiddetto Global South come la Cina o l’India.

Prendere atto di questo non ci impedisce, però, di vedere le profonde trasformazioni che hanno investito la politica alimentare nell’ultimo secolo e che hanno portato altri attori a diventare sempre più centrali nelle politiche di sicurezza alimentare. Attori economici come le coalizioni transnazionali di agricoltori, i gruppi industriali multinazionali che trasformano i prodotti del settore primario in beni lavorati o le società finanziarie che investono sulle risorse alimentari a fini speculativi. Anche, le organizzazioni non governative dedite alla promozione dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare il cui ruolo è estremamente importante, spesso di concerto con altre organizzazioni, nella distribuzione degli aiuti alimentari messi a disposizione degli stati. Infine, di primaria importanza politica ed operativa, le organizzazioni internazionali. Prime fra tutte, il World Food Program (WFP) e la Food and Agriculture Organization (FAO), che sono divenute imprescindibili per assicurare i minimi livelli di sicurezza alimentare nelle situazioni di crisi alimentare e per promuovere la produttività agricola.

Che ruolo svolge la sicurezza alimentare nella politica internazionale contemporanea?
La sicurezza alimentare nella politica internazionale è un tema di strettissima attualità reso particolarmente urgente dal susseguirsi di crisi globali di diversa natura che si sono sommate le une alle altre senza trovare composizione: la recessione economica del 2007-08; la pandemia del 2020; la guerra in Ucraina del 2022. Queste matrici di instabilità sociale, economica e politica si sono combinate riducendo le risorse disponibili per gli aiuti alimentari, nutrendo spirali inflazionistiche e politiche commerciali che hanno aumentato il prezzo degli alimenti e moltiplicando il numero di persone e comunità che soffrono gravemente di malnutrizione o di vere e proprie carestie.

In che modo nel conflitto fra Russia e Ucraina cibo, guerra e crisi alimentare internazionale si sovrappongono?
Dalla regione del Mar Nero transitano i prodotti che sono necessari a sostenere il 12% delle calorie giornaliere dei Paesi di tutto il mondo. Non stupisce che il conflitto fra Russia e Ucraina abbia provocato una crisi alimentare globale e intaccato quello che potremmo chiamare ordine alimentare internazionale capitalista. Ciò è avvenuto in vari modi: la guerra ha danneggiato e rallentato la filiera alimentare in Ucraina, Russia e Bielorussia, ha interrotto la rete di distribuzione dei prodotti alimentari ucraini e ha innescato un brusco e intenso aumento dei prezzi dei fertilizzanti e del cibo. Nel loro complesso, questi effetti hanno grandemente compromesso la sicurezza alimentare dei paesi più fragili. Secondo i calcoli del WFP, il numero di persone che sperimenta un’insicurezza alimentare acuta è cresciuto dai 193 milioni del 2021 ai 258 milioni del 2022, colpendo in particolare paesi come Burkina Faso, Mali, Nigeria, Sudan, Sudan del Sud, Yemen, Somalia e Afghanistan, e contribuendo a esacerbare i conflitti che affliggono questi paesi.

In che modo il cibo determina l’egemonia internazionale?
Molti elementi fanno pensare che il cibo sia stato funzionale all’emergenza e conservazione dell’egemonia americana. Se si concepisce l’egemonia come una situazione in cui un paese è accettato dagli altri come un leader che, grazie alle proprie superiori risorse, persegue alcuni interessi collettivi fondamentali e ordina il sistema internazionale per realizzarli, si può cogliere il modo in cui gli Stati Uniti hanno investito le proprie superiori risorse alimentari per costruire la coalizione di paesi che ha sostenuto l’ordine liberale internazionale americano, da un lato; e hanno fatto della sicurezza alimentare un tassello del funzionamento di quell’ordine internazionale, dall’altro. A questo riguardo, le principali politiche dell’egemonia americana sono state l’uso delle ingenti riserve alimentari del paese per fronteggiare situazioni di emergenza e promuovere scambi commerciali a prezzi agevolati; la stabilizzazione dei prezzi dei prodotti alimentari, resa possibile dal peso americano nel commercio alimentare; il contributo decisivo alla creazione di istituzioni internazionali dedicate a promuovere l’agricoltura e la sicurezza alimentare, come la FAO e il WFP; la diffusione di conoscenze e tecniche agronomiche per favorire la produttività agricola dei paesi in via di sviluppo.

Come si articola la geopolitica della sicurezza alimentare?
Lo spazio è condizione fondamentale nell’equazione della politica del cibo per almeno tre ragioni. La prima ragione riguarda la produzione del cibo. Nello spazio è possibile pianificare le colture: al variare dello spazio variano climi, geomorfologia e condizioni di fertilità del suolo e, quindi, variano le possibilità di sviluppo agricolo. La seconda ragione riguarda la mobilità del cibo. La possibilità di trasportare il cibo dove esso non c’è – presupposto chiave, tra le altre cose, della teoria classica dell’economia politica – non può che avvenire attraverso un calcolo dello spazio e della sua qualità. Per esempio, nel rapporto tra terra e mare troviamo uno perno del calcolo spaziale nella logistica moderna del cibo. Il legame tra luoghi di stoccaggio, controllo degli hub marittimi, sicurezza delle rotte, interconnessione con altre infrastrutture come ferrovie o autostrade, sono tutti elementi del calcolo della logistica alimentare. Il terzo elemento riguarda la distribuzione. I meccanismi di distribuzione del cibo sono intimamente spaziali: anche la decisione che riguarda la costruzione di un supermercato o di un magazzino di stoccaggio è spaziale, seppur di spazialità urbana. Infatti, distribuire il cibo significa considerare la possibilità di costruire mercati, controllare aree economiche e gestire il rapporto con i competitori, e in ultimo raggiungere efficientemente chi consuma il cibo, proteggendolo, incentivandolo e assicurandolo per il futuro.

Quali sono le arene della politica alimentare contemporanea?
In un contesto storico-politico in cui la sicurezza alimentare è gravemente negata o minacciata e in cui la stessa tenuta delle regole di coesistenza e di sviluppo dei rapporti internazionali è incerta, o apertamente in crisi, è possibile individuare alcune dimensioni che potrebbero essere particolarmente rilevanti nell’influenzare la futura politica del cibo in quanto fenomeno internazionale. Queste dimensioni possono essere raffigurate come arene politiche e, cioè, come contesti in cui gli attori internazionali intrattengono rapporti di cooperazione e conflitto rispetto a specifici valori o nuclei problematici. Si tratta dell’arena in cui vengono decise le condizioni della distribuzione e dello sfruttamento della terra. Di recente, infatti, le modalità di accesso alla terra sono state interessate da profondi mutamenti che hanno reso il territorio un bene che si può scambiare sul mercato internazionale, innescando forti reazioni volte a proteggere la sovranità alimentare delle comunità politiche e incentivando una profonda revisione nelle strategie produttive dei grandi paesi produttori. Di fondamentale importanza sono anche le condizioni a cui il cibo diviene un prodotto alimentare che viene commerciato, la cui definizione è contesa e incompiuta per la difficoltà di fare convivere i valori della sicurezza alimentare, della liberalizzazione dell’agricoltura e del libero commercio del cibo, specie in tempi di crisi economica. Infine, vi sono le regole e le pratiche delle politiche per la sicurezza alimentare: un’arena in cui si scontrano una ampia varietà di interessi individuali – per esempio, quello dei grandi paesi produttori di usare gli aiuti alimentari per promuovere i propri prodotti agricoli o quello delle compagnie marittime che trasportano gli aiuti verso le aree di crisi – e le esigenze di miglioramento degli aiuti alimentari, in termini di quantità e qualità delle riserve alimentari disponibili, così come di tempestività ed efficienza del loro utilizzo.

Marco Clementi è Professore di Relazioni internazionali nell’Università di Pavia