Uno dei punti che emerge nel libro è la scelta che ogni uno di noi può compiere, fra due modi di vedere l’ascesa della Cina. Si può osservare Pechino attraverso le lenti delle Relazioni Internazionali: in questo caso, l’ascesa della Cina diventa la ripetizione di uno schema seguito da egemonie passate, ovvero di conquista. Oppure, si possono indossare gli occhiali del sinologo: per cui, si guarda all’ascesa della Cina come un fenomeno diverso da quello di passate egemonie; da questo punto di vista, la Cina può emergere in un modo tutto suo, influenzata da una cultura strategica che racchiude sia Sun Tzu che marxismo, e che invita alla pazienza strategica. Abituato a produrre egemonie imperiali nel corso della storia moderna – dall’Olanda alla Spagna, dal regno Unito agli USA – l’Occidente ha scelto la prima opzione.In cosa consiste un approccio politico più realista verso la Cina?
Per troppo tempo si è lasciato che l’ideologia neoliberale dominasse la politica estera dell’Occidente verso la Cina. Adesso, mentre la maggior parte del commercio continua senza ostacoli, il dibattito è passato da un approccio a-critico verso Pechino, a un’ansia collettiva – all’interno dei circoli governativi. L’Occidente deve adottare misure di reciprocità, ed imporre restrizioni dove la Cina le impone a casa sua contro entità straniere, migliorare l’integrazione fra apparati di sicurezza ed entità commerciali e culturali, perché’ farlo e’ legittimo; allo stesso tempo, però, deve diminuire la pressione militare su baluardi simbolici che irritano Pechino, come Taiwan, e le interferenze interne.
Per quali ragioni mettere in discussione, limitare, criticare o opporsi alla Cina implica una riflessione sul nostro stesso modo di vivere?
L’ascesa della Cina è in buona parte un prodotto dell’Occidente; la miccia che l’ha innescata sono state le guerre imperialiste come la Guerra dell’Oppio (1839-1842) – per far aprire il mercato cinese – che ha imposto sulle élite cinesi una necessità di modernizzarsi e quindi di diventare come noi. Poi la riapertura economica della Cina è stata la priorità strategica degli USA dalla fine degli anni 1960s all’era Clinton. Tutto questo perché’ volevamo commerciare. Ma l’ascesa della Cina è l’esempio palese di come l’ideologia individualista che si manifesta attraverso il consumismo quotidiano abbia delle conseguenze strategiche. Per molti anni, ci è sembrato che comprare magliette o scarpe cinesi a pochi euro fosse un’opportunità, senza renderci conto che quei gesti avevano delle conseguenze di lungo periodo – esattamente come l’utilizzare l’automobile tutti i giorni ha un impatto sull’ambiente.
Quale chiave di lettura è dunque possibile dare delle attuali relazioni sino-occidentali?
Al momento, le relazioni fra Occidente e Cina non possono migliorare. Le difficoltà logistiche causate dal covid-19 hanno messo in evidenza il problema di dipendere da Pechino anche su beni di sicurezza nazionale – come i farmaci – mentre il posizionamento ambiguo della Cina sull’Ucraina, sostanzialmente a favore della Russia da un punto di vista diplomatico, ha deteriorato la percezione dell’Europa – che è la parte più favorevole alla Cina all’interno del blocco occidentale.
Quale futuro, a Suo avviso, per le relazioni tra Cina e Occidente?
Le relazioni tra Cina e Occidente continueranno ad essere caratterizzate sia da cooperazione che da competizione, questo perché viviamo in un mondo diviso in stati sovrani ma interconnessi attraverso la globalizzazione economica. La Cina, come ammettono le élite di Pechino, ha ancora molta strada da fare per modernizzarsi, e questo può bilanciare le tensioni geopolitiche. Nel lungo periodo, il declino americano e le spinte isolazioniste all’interno degli USA stessi, potrebbero favorire un riavvicinamento dell’Europa a Pechino.
Zeno Leoni è ricercatore in Studi strategici al King’s College London e insegna al Joint Services Command and Staff College (JSCSC) della Defence Academy of the United Kingdom




