“Sex positive. La rivoluzione gentile che sta cambiando la sessualità” di Filippo Maria Nimbi

Dott. Filippo Maria Nimbi, Lei è autore del libro Sex positive. La rivoluzione gentile che sta cambiando la sessualità, edito da Laterza. Nonostante il sesso sia praticamente ovunque, viviamo ancora immersi in una cultura sex negative, permeata cioè dall’idea che il sesso sia qualcosa da controllare e contenere: perché tabù e pregiudizi hanno ancora tanto spazio nelle nostre vite?
Sex positive. La rivoluzione gentile che sta cambiando la sessualità, Filippo Maria NimbiQuando parliamo di sesso, non ci riferiamo mai a un tema emotivamente “neutro”: è sempre qualcosa che, in un modo o nell’altro, ci coinvolge profondamente. È un argomento che spesso abbiamo interiorizzato come potenzialmente scomodo o tabù, di cui parlare a bassa voce (quasi con timore) o con ironia, fra una battuta e una risata. È innegabile però quanto questo tema susciti interesse e attiri l’attenzione a tutte le età. Indipendentemente dai valori familiari, dalle convinzioni religiose o dall’educazione ricevuta, chi cresce nel nostro Paese si confronta con una cultura “sex-negative”. Questo tipo di cultura tende a presentare la sessualità come qualcosa di delicato, da trattare con cautela, e la associa spesso a vissuti quali il senso di colpa e la vergogna.

La nostra sessualità si sviluppa attraverso un’interazione tra ciò che è nostro (come i bisogni, i sentimenti, le emozioni e i desideri) e il contesto in cui viviamo. Per costruire la nostra identità sessuale, in tutte le sue sfumature, instauriamo un dialogo continuo tra il nostro mondo interiore e quello esterno. In breve, quando c’è armonia tra ciò che sentiamo e le norme culturali che ci circondano, tutto scorre senza troppi attriti: ci sentiamo compresi e legittimati nel perseguire i nostri desideri. Se, ad esempio, sono un uomo e nutro un genuino interesse per il calcio, la cultura e la società in cui vivo probabilmente sosterranno la mia passione. I problemi possono sorgere quando i nostri sentimenti e desideri individuali non coincidono con le aspettative sociali e culturali, che non accettano o addirittura ostacolano la libera espressione di ciò che proviamo. Una donna di quarant’anni che non desidera avere figli, ad esempio, si trova spesso a dover fronteggiare le pressioni sociali di familiari, amici e conoscenti che le chiedono ripetutamente: “Quando farai un figlio?”.

Tabù e pregiudizi hanno ancora molto spazio perché sono modelli semplici e veloci, mentre la realtà è sempre più complessa e in movimento. La sessualità viene più facilmente “socialmente accettata” se vissuta all’interno di una relazione eterosessuale, dopo il matrimonio e se è finalizzata alla procreazione. Il concetto di piacere è perlopiù escluso da questa concezione classica. Al di fuori di questi stretti confini si collocano un’infinità di sfumature, di passioni, di desideri, ma anche di differenti modi di vivere le relazioni, il proprio corpo e il piacere. Queste realtà sono sempre esistite, ma potevano essere vissute solo nel privato, senza che si sapesse in giro (“don’t ask, don’t tell”, letteralmente “non chiedere, non dire”).

In altre parole, la nostra cultura sembra suggerirci che il sesso sia qualcosa di “sporco” o complicato, da relegare alla sfera privata e nascosta della camera da letto. Questa visione della sessualità ha avuto (e ha tuttora) un’influenza negativa sul modo in cui ci prendiamo cura della nostra salute sessuale e riproduttiva. Ancora oggi è raro ricevere un’educazione che promuova libertà e consapevolezza verso noi stessi, e questa mancanza si avverte a tutte le età.

Che cos’è il sex positive?
Il sex positive rappresenta una rivoluzione culturale basata su una visione più aperta e inclusiva della sessualità, riconoscendola come un aspetto centrale delle vite di ciascuno. Abbracciare il sex positive significa promuovere un approccio consapevole e privo di giudizi morali, che celebra il piacere e il benessere sessuale. Questo orientamento non si limita a prevenire esperienze negative o a gestire i rischi legati alla sessualità (come infezioni, violenza, o gravidanze non desiderate), ma valorizza la conoscenza e la comprensione del proprio corpo e di quello degli altri, in tutte le sue dimensioni fisiche, emotive e psicologiche.

Storicamente, molte culture hanno regolamentato la sessualità attraverso norme rigide, riservando l’accettazione sociale alle sole relazioni eterosessuali, monogame e orientate alla procreazione. In tale contesto, il piacere era spesso ignorato o relegato in secondo piano. Tuttavia, esistono molte sfaccettature di desiderio e pratiche che non rientrano in questi modelli tradizionali ma che sono altrettanto valide, sane e meritevoli di rispetto.

Il movimento sex positive mira a superare questi limiti, sfidando la rigida separazione tra “giusto” e “sbagliato” in ambito sessuale e promuovendo una cultura che accoglie la diversità e unicità delle esperienze sessuali. Essere sex positive significa accettare e celebrare le differenze, che si tratti di relazioni aperte, pratiche BDSM, identità sessuali queer, o altre forme di espressione del desiderio, purché tutte siano basate sul rispetto reciproco tra i partner.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ormai da anni, riconosce la necessità di un approccio positivo alla salute sessuale che integri diritti, piacere e consapevolezza. Questo permette alle persone di esplorare la propria sessualità più liberamente, alleggerendole dal peso dello stigma e della vergogna. Aprirsi al dialogo su questi temi, superando giudizi e tabù, può migliorare significativamente la qualità della nostra vita sessuale (e non solo), rafforzando la capacità di chiedere supporto in caso di difficoltà e di sostenere chi ha vissuto esperienze di abuso o violenza.

In sintesi, il sex positive è un invito a riscoprire la sessualità come uno spazio di espressione, comunicazione, libertà e crescita personale, lontano da stereotipi rigidi e pregiudizi morali. La sessualità, in tutte le sue forme, è una componente fondamentale dell’esperienza umana e merita di essere trattata con rispetto, apertura, competenza e sensibilità.

L’Italia è uno dei pochi paesi europei a non prevedere l’educazione sessuale nelle scuole: per quali ragioni?
La storia dell’educazione sessuale in Italia affonda le sue radici in questioni culturali, politiche e religiose. Se ne discute già dalla fine dell’Ottocento: dopo l’Unità d’Italia, la crescita dell’industria richiede lavoratori in buona salute, spingendo l’interesse verso corsi di igiene sociale e sessuale per prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili (IST). È dunque l’urgenza della prevenzione sanitaria a far emergere l’idea di una forma di educazione sessuale pubblica. Il dibattito si amplia dopo la Prima guerra mondiale, con una maggiore diffusione di testi rivolti a genitori ed educatori. Tuttavia, durante il Fascismo, si verifica una battuta d’arresto: educazione sessuale, contraccezione e aborto vengono vietati, considerati pericolosi per la salute pubblica e la riproduzione. Questa linea restrittiva prosegue nel dopoguerra con la Democrazia Cristiana. Solo negli anni ’60, con i cambiamenti sociali all’interno della famiglia, l’impulso dei movimenti femministi e la crescente diffusione scolastica, l’idea di un’educazione sessuale riemerge, questa volta con una visione più ampia: non solo prevenzione sanitaria, ma anche promozione dello sviluppo sociale e affettivo.

Nonostante numerosi tentativi legislativi, in Italia non esiste ancora una normativa organica per l’insegnamento dell’educazione sessuale. Tuttavia, dal 1970, molte scuole hanno avviato programmi di educazione alla salute sessuale e socioaffettiva, generalmente organizzati da educatori e operatori sanitari. Si tratta però di interventi sporadici e privi di sistematicità nell’offerta formativa, solitamente richiesti da dirigenti scolastici, genitori, insegnanti o dagli stessi studenti in risposta a emergenze specifiche, come gravidanze indesiderate o focolai di IST nella scuola.

Nell’Unione Europea, l’Italia rimane uno degli ultimi Paesi membri senza obbligo di educazione sessuale nelle scuole, posizionandosi in coda rispetto alla regolamentazione di questo tipo di interventi. E il futuro prossimo non sembra roseo, con continui attacchi e ostacoli verso le numerose iniziative portate avanti da istituzioni scientifiche, associazioni, brand e agenzie educative accomunate dal desiderio di fare promozione della salute sessuale in maniera sistematica e valida.

Che approccio hanno le nuove generazioni riguardo al sesso?
Le nuove generazioni di nativi digitali vivono immersi in un’era di accesso immediato all’informazione, un cambiamento che ha reso più semplice e rapido entrare in contatto con temi e contenuti legati alla sessualità, stimolando (e spesso appagando) la curiosità che insita in ognuno di noi. Tuttavia, il sesso rimane spesso un argomento tabù nelle discussioni familiari, spingendo i ragazzi a cercare risposte e confronto tra coetanei o tramite piattaforme online. Questa esposizione frequente a modelli sessuali, spesso stereotipati e orientati alla performance, è esemplificata dalla pornografia mainstream, che per molti rappresenta il primo approccio alla sessualità. La mancanza di un’educazione sessuale e affettiva strutturata nel nostro paese lascia quindi i giovani senza un contesto che spieghi loro cosa sia davvero la sessualità, e come costruire relazioni più rispettose e sane.

La trasformazione della società e dei mezzi di comunicazione nell’ultimo decennio ha cambiato profondamente il modo in cui i giovani esplorano la sessualità, un aspetto che oggi risente fortemente del “culto della performance”. In una società che esalta la competizione e minimizza i rischi, i giovani crescono percependo tutto, dal lavoro alle relazioni, come una gara in cui devono eccellere per sentirsi apprezzati e accettati. Questa cultura dell’eccellenza si estende anche alla sfera sessuale, vissuta spesso con ansia e la pressione di “essere all’altezza” degli altri.

La realtà attuale vede sia i giovani sia le loro famiglie spesso abbandonati a sé stessi nella comprensione di come vivere la sessualità e le relazioni, all’interno di una cultura che promuove il “tutto e subito”, dove aspettare viene visto come una forma di esclusione o frustrazione. In questo senso, i programmi di educazione sessuale comprensiva possono aiutare i giovani a riflettere in modo critico su cosa significhino la sessualità e l’intimità con un partner. Questi programmi incoraggiano l’ascolto delle proprie emozioni e del proprio corpo, favorendo un approccio più consapevole che aiuta a individuare il momento giusto per vivere le prime esperienze sessuali.

Quali sono le tendenze più diffuse, in tema di sessualità, nella società contemporanea?
Se parliamo di tendenze, le tecnologie la fanno sicuramente da padrone. Nel libro si parla di vari aspetti delle nostre esperienze sessuali che sono a qualche livello “mediati” dalle tecnologie. Questi vanno dall’uso sempre più diffuso della pornografia con tutte le sue forme e nuove declinazioni, all’aumento di persone che sperimentano il sexting, lo scambio di contenuti erotici tramite lo smartphone. Fino ad arrivare alle app di incontro, sempre più diffuse anche fra le generazioni over per cercare nuove relazioni e esperienze sessuali. Nel libro si arriva anche a parlare di argomenti più di nicchia come il mondo dei sex toys, delle sex dolls e dei sex robots, un mercato in crescita esponenziale anche nel nostro paese.

Poi potremmo parlare di tante altre sfaccettature più analogiche della sessualità, come ad esempio la maggiore apertura verso diverse espressioni identitarie non cisgender e/o eterosessuali, fantasie e comportamenti sessuali kinky e le relazioni non monogame. Siamo ovviamente lontani da una cultura dell’inclusione e del valore delle unicità, ma sicuramente qualche piccolo passo in avanti è stato fatto anche grazie alla maggiore visibilità di queste espressioni. Aggiungo che dal mio modesto punto di vista anche parlare di consenso sta diventando di tendenza soprattutto fra i più giovani. Sempre più adolescenti, infatti, conoscono il significato di questa parola importantissima, ne discutono fra loro e portano avanti una cultura del rispetto. Una tendenza che mi auspico aumenti e “contagi” sempre più persone, in quanto significa prestare una rinnovata attenzione alla salute e al benessere, proprio e altrui, contrastando ogni forma di violenza e coercizione.

In che modo il web ha cambiato l’approccio al sesso?
Il web è il principale strumento utilizzato dai giovani per informarsi sulla sfera sessuale e affettiva. Non parliamo solo di siti istituzionali o sanitari (che rappresentano fonti autorevoli e scientifiche), ma soprattutto di tutte le risorse online, dalle piattaforme social ai contenuti pornografici. Questo crea un’enorme quantità di informazioni, spesso non filtrate, facilmente accessibili da uno smartphone, anche per i minori. I giovani, così, si trovano di fronte a una mole di informazioni senza una guida chiara su come valutarne l’affidabilità.

Due aspetti centrali, a mio avviso, sono l’accessibilità e la velocità. L’accesso immediato alle informazioni online ha dissolto l’alone di mistero che circondava la sessualità nelle generazioni precedenti, generando una sensazione illusoria di conoscenza e controllo su ogni aspetto di questo tema. Questa accessibilità, unita alla rapidità di reperimento delle informazioni (e quindi di soddisfazione della curiosità e del desiderio), ha modificato profondamente il modo in cui i giovani interagiscono tra loro e vivono la sessualità e il piacere.

I cambiamenti a lungo termine sono ancora difficili da prevedere, ma ritengo essenziale che i giovani siano educati a comprendere la varietà degli spazi online e a valutare l’affidabilità delle informazioni. Infatti, un maggiore accesso alle informazioni non garantisce automaticamente comportamenti più sani. Per promuovere questi ultimi è necessario coinvolgere anche la dimensione emotiva e affettiva dell’individuo. Negli ultimi anni, sono stati introdotti progetti di educazione affettiva e sessuale e linee guida che includono l’educazione digitale, poiché parlare di salute e prevenzione richiede di considerare anche il contesto in cui i giovani si muovono.

Filippo Maria Nimbi (1988) è uno psicologo clinico, psico-sessuologo, docente, ricercatore e divulgatore scientifico. Collabora con l’Università di Roma La Sapienza in vari progetti di ricerca e intervento nell’ambito della salute sessuale. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali e collabora con vari enti scientifici, associazioni e aziende, come l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e la Federazione Europea di Sessuologia (EFS). Inoltre, è responsabile scientifico del progetto “A Luci Accese” promosso da Durex e dal comune di Milano.