Tresordi Brunetto Latini
a cura di Pietro G. Beltrami, Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni
testo francese antico a fronte
Einaudi
«Tesoro è letteralmente uno scrigno pieno d’oro e di gioielli; così, con facile metafora argomentata nel primo capitolo, il Tresor è una raccolta di beni spirituali preziosi: la filosofia teorica, denaro contante; la filosofia pratica e la logica, pietre preziose; la retorica e la politica, oro fino. […]
Destinatario è prima di tutto quella categoria di persone che nell’Italia comunale del Duecento gestivano professionalmente incarichi pubblici, in particolare i podestà che i comuni assumevano, chiamandoli da fuori, per reggere al di sopra delle parti il governo della città per un anno, o anche solo per sei mesi. Ma lo sguardo si allarga al tempo stesso ad un pubblico sovranazionale di laici: è rivolta a questi ultimi la scelta di scrivere in francese, cioè non in latino, lingua tradizionalmente elettiva della cultura e dei chierici, ma nella lingua volgare che all’epoca aveva la più ampia circolazione in Europa e una tradizione già consolidata nella prosa (ancora alla fine del Duecento, ha scritto Luca Serianni, «le due lingue che in Italia possono adoperarsi e di fatto si adoperano in tutta la gamma degli usi letterari sono il latino e il francese»).
L’autore è uno degli intellettuali di più alto rilievo del secondo Duecento fiorentino, gran filosafo e sommo maestro in rettorica, come scriveva nei primi decenni del secolo successivo Giovanni Villani […].
Il libro I tratta dunque «del principio del mondo, dell’antichità delle vecchie storie, della composizione del mondo e della natura di tutte le cose», e ciò sommariamente […]. Mentre la trattazione teologico-storica e quella astronomica sono compatte e, per gli scopi dell’opera, complete, quella fisica ha un carattere selettivo che può parere inevitabile, data la vastità dispersiva della definizione (grazie alla fisica «conosciamo la natura delle cose che hanno corpo e si trovano fra le cose corporali, cioè degli uomini e delle bestie, degli uccelli, dei pesci, delle piante e delle pietre, e delle altre cose corporali che stanno fra noi», 1.3.3); l’esclusione delle tre discipline matematiche può dipendere dall’elevato tecnicismo in relazione alla cultura di Brunetto, o dal fatto che gli mancano dei testi da travasare nell’opera.
Dopo i capitoli introduttivi di cui si è detto, il libro I, dedicato alla filosofia teorica, si apre con l’esposizione dei fondamenti della teologia (capp. 6-18) […]. Segue un’ampia storia universale che, partendo dalle storie bibliche, tratta in primo luogo dei popoli, delle dinastie reali e in genere degli avvenimenti delle sei età del mondo (capp. 19-43) […]. Dal cap. 44 inizia una serie di biografie di figure dell’Antico (capp. 44-62) e del Nuovo Testamento (capp. 63-86) […]. La narrazione storica riprende dal cap. 87, con gli avvenimenti dall’epoca di Costantino sino a Montaperti (capp. 87-93) […].
Segue la sezione dedicata alle scienze fisiche (capp. 99-120), suddivisa in una parte dedicata alla medicina (capp. 99-102) […], una parte dedicata alla fisica propriamente detta (capp. 103-7), […], e una parte dedicata all’astronomia (capp. 108-19) […] nel cap. 120, dedicato all’azione della natura, vengono citate le Categoriae di Aristotele. […] La parte dedicata alla geografia delle tre parti del mondo (capp. 121-24) […]. Seguono cinque capitoli sull’agricoltura e sull’arte di edificare le abitazioni (capp. 125-29) […].
Il libro si chiude con un bestiario (capp. 130-99), suddiviso nella trattazione dei pesci (capp. 130-36), dei serpenti (capp. 137-44), degli uccelli (capp. 145-73) e degli animali terrestri (capp. 174-99) […].
Sistematica è invece la trattazione della filosofia pratica nel libro II, «che tratta dei vizi e delle virtù», cioè «quali cose si devono e quali non si devono fare, e mostra per quale ragione; e ciò pertiene alla seconda e alla terza parte della filosofia, ovvero alla pratica e alla logica» (1.1.3). Nel prologo del libro II, l’autore annuncia che suo argomento principale sono le quattro virtù ‘attive’, prudenza, temperanza, fortezza, giustizia. Ma prima di tutto egli vuole fondare il suo edificio sul libro di Aristotele: lo tradurrà dal latino in romanzo e lo porrà all’inizio della seconda parte del libro (2.1.4). […]
Dopo aver tradotto in volgare il libro di Aristotele, che è come il fondamento di questo, il Maestro vuole proseguire la propria materia sugli insegnamenti di moralità, per spiegare meglio le parole di Aristotele secondo ciò che si trova detto da molti altri saggi (2.50.1). […]
L’ossatura strutturale è però desunta dalla Summa, dalla quale provengono pressoché per intero non solo i capitoli sulle quattro virtù principali (2.57 su prudenza, 2.71 su temperanza, 2.81 su forza, 2.91 su giustizia […]), ma anche i capitoli introduttivi a tutta la seconda parte del libro (2.52-56), dove si tracciano tra l’altro suddivisioni di portata generale come quella fondamentale tra virtù contemplativa e virtù morale (2.55) e quelle, interne alle due suddette branche, che individuano le tre virtù teologali e le quattro cardinali (2.56), su cui si snoderà poi l’intera esposizione. […]
Il libro II, dopo il volgarizzamento aristotelico, esaurisce dunque le due prime parti della filosofia pratica, etica e economica; alla politica è dedicato il libro III.
La prima parte del libro III è dedicata alla retorica, ed è in parte una traduzione, in parte una libera rielaborazione del De inventione di Cicerone […]. Un tratto originale nei capitoli introduttivi (3.1-16), che definiscono la struttura fondamentale di un discorso persuasivo, è l’integrazione esplicita nella retorica dell’epistolografia, di cui si parla in 3.4 e su cui si torna in vari punti del sèguito; un altro è l’accenno alla distinzione fra prosa e versi (3.10), pur con l’affermazione che entrambi ricadono nell’ambito della retorica.
La trattazione successiva è articolata secondo le parti del discorso giudiziario, cominciando con il prologo (3.17-38). Qui è notevole l’inserzione a titolo di esempio del discorso di Cesare (3.35) e di quello di Catone (3.37) sulla condanna da infliggere ai congiurati di Catilina […]. Seguono l’esposizione del fatto (3.39-46) e la divisione (3.47-48) che ne dichiara i punti nodali. Nei capp. dedicati alla conferma (3.50-59) è presentata una teoria dell’argomentazione, ripresentata sotto il punto di vista opposto nei capp. dedicati alla confutazione (3.60-65). I capp. 3.66-70 sono dedicati ai modi della conclusione, e i capp. 3.71-72 a casi particolari riguardanti le parti dell’orazione.
La seconda parte del libro, a partire da 3.73, tratta della politica «in particolare secondo gli usi degli italiani» […], in realtà solo di ciò che pertiene alla scelta e alle funzioni del podestà comunale; infatti «benché la politica comprenda in generale tutte le arti necessarie alla comunità degli uomini, tuttavia il Maestro non si occupa che di ciò che riguarda la persona del signore e le sue funzioni specifiche» (3.73.2). […] La trattazione, per lo più asciuttamente tecnica, rinvia esplicitamente al libro II per quanto riguarda i precetti morali da proporre al signore: «consulta qui sopra la seconda parte del libro, dove parla dei vizi e delle virtù, e cerca di essere provvisto di virtù e libero dai vizi» (3.97.5), e implicitamente alla prima parte dello stesso libro III per quanto riguarda la formazione retorica (ma inserendo alcuni esempi di discorso da tenere).»




