“Semiotica notturna” di Cristina Eléni Kontoglou: appassionanti liriche trasformative
Casa editrice: peQuod EditoreCollana: Rive
Genere: Raccolta poetica
Pagine: 74
Prezzo: € 14,00
Nella raccolta poetica Semiotica notturna di Cristina Eléni Kontoglou si entra in un mondo suggestivo e dominato dai sensi; i versi presentati dall’autrice sono ricchi di simbolismi, a volte arcani, che ci catapultano in luoghi privi di punti di riferimento e atemporali.
È una metropoli postmoderna quella in cui si muovono gli esseri protagonisti di queste poesie, dove non vi è luce naturale ma quella intermittente e sfavillante dei neon; è la notte a predominare così come i colori pastosi e fumosi, ed è la solitudine lo stato d’animo più diffuso e ricercato. La poetessa, che è anche fotografa, restituisce lampi di immagini intense e crude, piene di dettagli da decifrare; l’arte fotografica è inoltre presente anche nella copertina di quest’opera: una foto in polaroid di Francesco Sambati, una scelta sentita profondamente dall’autrice e che diventa un valore aggiunto, perché in pochi utilizzano delle fotografie professionali per i libri di genere poetico.
Tornando alle immagini evocate dalla poetessa, si passa dalla metropoli-universo fino alle labirintiche strade, per poi puntare infine l’attenzione sui materiali sintetici e industriali che compongono questi scenari. E l’uomo, dove si colloca in mezzo a tutto questo artificio? È forse anche lui più artificiale che naturale? Ed ecco che, grazie alle tre sezioni di cui è composta la raccolta, troviamo risposta a questa domanda: l’essere umano, in queste liriche, è soggetto a un profondo processo trasformativo; come la materia viene scomposta, manipolata, purificata e assemblata in una nuova forma nella pratica alchemica, così la natura umana è soggetta allo stesso processo.
Materia, Sublimazione e Trasmutazione sono le tre sezioni archetipiche in cui è divisa l’opera, riecheggiando le fasi alchemiche Nigredo, Albedo e Rubedo: si parte da un materiale impuro, lo si sublima e lo si sottopone a una lavorazione che lo riporta all’essenza originaria, alla verità primigenia – «Non voglio il rispetto intoccabile della memoria da gratificare, ma un altare insaziabile da soddisfare ogni giorno dedicato all’oblio su cui sacrificare i ricordi delle strade dissestate. Non voglio essere profonda, arrivare al cuore ai nervi e perforare il muscolo. Voglio sedimentare nello strato essenziale, restare sulla superficie della china e della pelle: da qui è possibile lo scambio per osmosi tra il niente e il tutto».
In questa raffinata e colta silloge poetica si va alla ricerca di cosa significhi essere umani: i materiali naturali e non, che a volte diventano i titoli delle liriche, si trasformano loro stessi per diventare metafora del sentire dell’autrice; sono segni, presenze, indici di un esistere e di un cammino di trasformazione che non giunge mai a conclusione.
Contatti
https://www.instagram.com/cristinaelenikontoglou/
https://www.facebook.com/dilva.genovesi




