“Sherlock & Olmo: La morte di Mascia Maria” di Gennaro Battimo

Sherlock & Olmo: La morte di Mascia Maria, Gennaro BattimoSherlock & Olmo: La morte di Mascia Maria di Gennaro Battimo si presenta come un racconto che esplora la quotidianità di Nicola, un uomo che, dietro una facciata di apparente serenità e una spiccata propensione alla socialità, cela un profondo senso di inadeguatezza. L’autore utilizza la tecnica della conversazione, in particolare il dialogo tra Nicola e l’amica Loredana, per dipanare la trama e svelare gradualmente la complessità del protagonista.

Uno degli aspetti più interessanti del racconto è la caratterizzazione dell’uomo. Fin dalle prime pagine, emerge la sua tendenza a intrattenere conversazioni con chiunque, dai venditori telefonici ai testimoni di Geova:

Nicola è quasi sempre contento di ricevere chiamate di venditori; quasi si diverte a dialogare con loro. Così come si presta volentieri a parlare con i “Testimoni di Geova” che lo fermano per strada. […] Questo suo comportamento che lo porta ad accettare il dialogo con tutti, che potrebbe essere definito “diverso” da quello della maggior parte delle persone, potrebbe nascondere, come direbbe forse un solerte psicologo o antropologo, una voglia repressa di dialogare, come se durante il giorno non avesse la possibilità di farlo.

Questa sua apertura al dialogo, tuttavia, sembra nascondere una sorta di “fame” di relazioni umane, come suggerito dall’ipotesi di uno psicologo o antropologo citato nel testo. Il bisogno di interazione è ulteriormente sottolineato dalla descrizione del suo lavoro, proprietario di una lavanderia a gettoni, che gli offre continue occasioni di contatto con i clienti: “Durante il tempo necessario per lavare o asciugare la biancheria si intrattiene volentieri a dialogare coi clienti, per evitare che si annoino”.

Il contrasto tra la vita apparentemente appagante di Nicola e il suo disagio interiore emerge con forza in occasione dell’invito alla pizzata con i compagni di liceo. Questo evento annuale diventa per lui un momento di confronto impietoso con i successi altrui, generando un profondo senso di inferiorità: “Avrebbe voluto dalla vita quello che gli impedisce di andare alla pizzata, quello che hanno tutti i suoi compagni del liceo: una laurea ed una famiglia”. Tale insicurezza lo porta a rifugiarsi in una scusa ricorrente: “questo è un periodo molto caldo a lavoro e non riesco a liberarmi per scendere a Napoli per qualche giorno”.

L’amicizia con Loredana, nata sui social network dopo anni di silenzio, rappresenta un importante punto di riferimento per Nicola. A lei confida le sue insicurezze e i suoi segreti, trovando conforto e comprensione. Il loro rapporto è caratterizzato da una profonda intimità, “segreti condivisi e ogni tipo di confidenze caratterizzano le loro chattate”. Il racconto è arricchito da una serie di aneddoti e storie che emergono dalle conversazioni tra Nicola e Loredana. Tra questi, spiccano la storia della vigilessa vittima di violenza, che introduce un tema drammatico e toccante, e l’aneddoto sulla blogger Lisa, che offre una riflessione sulla comunicazione e la sintesi. Di particolare rilievo è anche il riferimento a Don Milani e al suo concetto di I care, che risuona con la propensione di Nicola all’empatia e all’attenzione verso gli altri. Un altro elemento significativo è il racconto della storia d’amore di Nicola con Paola, una donna sposata più grande di lui. Questa relazione, intensa e appassionata, rappresenta un momento di profonda felicità e realizzazione per Nicola, ma anche una parentesi destinata a concludersi. L’immagine dell’orologio dell’auto che “correva in maniera orrenda quando erano assieme” simboleggia la consapevolezza della precarietà di quel legame.

Dunque, in questo panorama di personaggi vividi e curiosi, chi sono Sherlock e Mascia Maria che danno nome al racconto? Il primo è un investigatore privato, divenuto tale in seguito a un suggerimento di Nicola, la seconda è la vittima di un caso di omicidio su cui l’uomo si ritrova a indagare. Tra indagini, smentita della soluzione iniziale e apertura di nuove piste investigative, Gennaro Battimo utilizza la storia per affrontare temi sociali importanti come il femminicidio, la violenza di genere, il fine vita e il ruolo della religione, attraverso le discussioni e le riflessioni dei personaggi. Nel complesso, Sherlock & Olmo: La morte di Mascia Maria è un racconto che invita alla riflessione sulla complessità dell’animo umano, sull’importanza delle relazioni e sulla ricerca di un proprio posto nel mondo. L’autore utilizza uno stile narrativo colloquiale e ricco di dettagli, che rende i personaggi vividi e le loro storie coinvolgenti. Tuttavia, la struttura frammentata, data dalla successione di aneddoti e conversazioni, potrebbe a tratti disorientare il lettore, che fatica a individuare un vero e proprio filo conduttore. Nonostante questo, il racconto si distingue per la profondità psicologica dei personaggi e per la capacità di affrontare temi importanti con delicatezza e sensibilità.

Maria Luisa Valletta

L’Autore

Gennaro Battimo nasce a Napoli nel 1968. Fino al compimento dei diciotto anni vive a San Giorgio a Cremano con la famiglia, frequentando le elementari dalle suore ad Ercolano, le medie ed il liceo classico dai padri Scolopi a Portici, la colonia estive dalle suore a Santa Maria di Castellabate, la scuola di pianoforte all’interno di un complesso gestito da sacerdoti. Dopo il diploma va studiare a Pisa; studente fuori sede, torna a casa solo per le feste comandate. Si laurea in Ingegneria, svolge il servizio civile sostitutivo alla leva militare presso la biblioteca comunale di Santa Croce sull’Arno (l’amore per la lettura viene potenziato in questo periodo) e comincia a lavorare nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro, effettuando ad oggi consulenza a centinaia di aziende e corsi di formazione a migliaia di lavoratori. Il confronto quotidiano con imprenditori e lavoratori lo arricchisce continuamente, presentandogli realtà e punti di vista differenti che non avrebbe mai immaginato; che diventano sovente ispirazione per i suoi scritti. Non abbandona più la Toscana che lo ha adottato da più di due terzi della sua vita; ma lo riportano alle sue origini le partite del Napoli, “un posto al sole”, le parole di Erri De Luca e Salvatore di Giacomo, le commedie di De Filippo, i film di Totò e di Massimo Troisi, le melodie di Pino Daniele, Edoardo Bennato, Enrico Caruso, Renato Carosone, Roberto Murolo, Sergio Bruni e Domenico Cimarosa. Nel tempo libero si è sempre dilettato a scrivere, ma i primi racconti sono persi irreversibilmente negli hard disk di vecchi computer o in floppy da 3 pollici e mezzo. La figlia ha scoperto questo racconto (Sherlock & Olmo: La morte di Mascia Maria) e lo ha “costretto” a pubblicarlo. Non si è accorta che ce ne sono altri due quasi pronti (Sherlock & Olmo: La gita scolastica a Londra; Sherlock &Olmo: La lezione di catechismo). Dice che gli piacerebbe parlarne con gli studenti delle scuole superiori che occupano gli istituti che frequentano, con gli studenti universitari fuori sede, con i guru che su internet predicano l’inutilità della scuola, con chi deve sottoporsi ad un’operazione medica, con chi frequenta le parrocchie, con Fazio, Gramellini, Da Milano, Lerner, Telese; ma anche con la De Filippi, la Venier. Sicuramente non con Corrado Augias, verso il quale nutre un’ammirazione immensa che gli imporrebbe una soggezione tale da impedirgli di pronunciare una sola parola.