“Mandragola” di Niccolò Machiavelli: riassunto trama

Mandragola, Niccolò Machiavelli, riassunto, tramaLa Mandragola è una commedia in cinque atti di Niccolò Machiavelli (1469-1527), composta probabilmente verso il 1519 e rappresentata forse nel Carnevale del 1520 a Firenze. «Delle commedie cinquecentesche è quella che, a distanza di secoli, meglio riesce a provocare riso e riflessione. La fabula, infatti, è sostenuta dall’intelligenza dello stesso uomo che ha composto il Principe.

Siamo nel 1504, a Firenze […]. Callimaco rientra dalla Francia per conquistare Lucrezia, avendo sentito parlare della sua bellezza. Si noti che subito in apertura Callimaco fa riferimento – ed è un avvertimento essenziale – alla tragica situazione delle guerre italiane, a causa delle quali avrebbe deciso di fermarsi in Francia per sempre. La vicenda comica, pertanto, va collocata in un contesto storico che di comico non ha proprio niente; ed è, alla fine, da intendersi come una rappresentazione di quelle risorse umane – audacia, intelligenza, iniziativa – senza le quali l’individuo esposto alle violenze della Storia non riuscirebbe a realizzare i propri fini.

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Mandragola
  • Editore: Garzanti
  • Autore: Niccolò Machiavelli , Pietro Gibellini , Tiziana Piras
  • Collana: I grandi libri
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2014

La conquista della bella Lucrezia non si prospetta troppo agevole, perché Lucrezia è sposata con Nicia ed è onestissima. Ma per effetto di un piano astuto, ordito dal parassita Ligurio, la donna cederà, senza violenza e senza turbamenti sociali, alle voglie dell’innamorato. In aiuto di Callimaco intervengono, in pratica, tutti coloro che vivono intorno a Lucrezia, compresi il marito, che è un gran fesso, e, con malizia consapevole, la madre e il frate confessore. Questo il piano: indurre Lucrezia, con l’appoggio del credulone Nicia, che invano da anni tenta di diventare padre, a bere una pozione ingravidante a base di mandragola (è scontato nella prospettiva maschilistica del marito che dei due sterile sia lei, mentre lo è proprio lui) e ad accoppiarsi subito, poiché il rimedio comporta la morte di chi per primo la penetri, con un ignaro «garzonaccio» (dopo del quale la «strada» si sarebbe offerta senza pericoli al legittimo compagno di letto). Il «garzonaccio», ovviamente, è lo stesso Callimaco, travestito da bruttone. Lucrezia, prestatasi obtorto collo alla bizzarra pratica, ne constata immediatamente i benefici e, benché vittima di un inganno, decide di rimanere amante di Callimaco, non senza soddisfazione del cornuto Nicia, che offre al vero padre dei suoi eredi l’ospitalità e le chiavi di casa e in chiusura ne riconosce, senza volere, il vero ruolo con un’ambigua metafora: «Lucrezia, costui è quello che sarà cagione che noi aremo uno bastone che sostenga la nostra vecchiezza» (V, VI). La commedia si conclude, in un’atmosfera di gioia diffusa, con una battuta del frate, che, avuto il suo tornaconto, invita tutti a entrare nel luogo piú simbolico che si possa immaginare: «Andianne tutti in chiesa, e quivi direno l’orazione ordinaria». Ed è la consacrazione della piú completa dissacrazione; la politica – perché tale è la beffa – che utilizza gli spazi della religione.

La Mandragola è un raffinato, giocoso attacco a qualunque pretesa di certezze e una ben orchestrata difesa del relativismo. A farne le spese sono, non a caso, due visioni prescrittive e convinte della propria incontestabilità e immutabilità come la medicina e la religione. Entrambe si ritrovano inghiottite nel vortice della strumentalizzazione massima; e finiscono per usare i propri discorsi non perché trionfi la verità – che per l’autore non esiste a priori, fuori del piano delle circostanze – ma perché il maggior numero possibile di persone si ritrovi felice, principio guida messo in bocca al parassita: «io credo che quel che sia bene, che facci bene a’ più, e che e’ più se ne contentino» (III, V). Polemiche anticlericali o ridicolizzazione della medicina a parte, la beffa di Callimaco – eccellente esercizio di «critica» – mette in luce la precarietà dei ruoli e delle convinzioni; e insegna che non ci sono assoluti e che niente è impossibile a chi sa intendere le situazioni.»

tratto da Per una biblioteca indispensabile di Nicola Gardini, Einaudi editore

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