La narrativa in lingua d’oc. Antologia di testia cura di Sabrina Galano, Fortunata Latella, Mariateresa Prota e Lidia Tornatore
Carocci editore
«La letteratura occitana medievale è stata fortemente segnata dalla straordinaria fioritura della lirica trobadorica, fenomeno di fondamentale impatto nella storia intellettuale europea e di statura tale da oscurare gli altri generi nel territorio di nascita. In base a una fortunata definizione di Limentani (1977) la narrativa in lingua d’oc è, difatti, identificata ormai convenzionalmente come un’“eccezione”: il suo corpus, a causa di accidenti di creazione o di conservazione – e va sottolineato a tal proposito che un’ampia porzione dei prodotti è stata tramandata in codici unici spesso guasti, acefali, mutili, lacunosi – risulta esiguo e, stando ai lasciti della tradizione, particolarmente marginalizzato proprio nei secoli di maggiore vitalità dello sviluppo trobadorico. Non a caso, d’altronde, laddove la lirica era di regola legata al nome degli autori (e anzi la prassi della firma fu additata da Frank, 1950, come una delle novità rivoluzionarie introdotte dai trovatori nella poesia medievale), per la narrativa l’anonimato è quasi endemico.
Buona parte dei testi occitani non lirici giunti per iscritto si colloca successivamente alla cosiddetta “diaspora trobadorica”, conseguenza culturale di un’epoca turbolenta, caratterizzata da guerre intestine e dalla crociata contro i catari promossa da Innocenzo III (1209), che causò il deterioramento dell’assetto socioeconomico del Sud, agevolandone l’occupazione da parte del re di Francia; tuttavia, è presumibile che i reperti esistenti siano soltanto affioramenti di una tradizione più vasta e antica verosimilmente affidata alla voce e caratterizzata da una spiccata mouvance determinata dalle successive esecuzioni. Tali opere, legate al pari di quelle liriche all’auralità nella ricezione, sono infatti più saldamente radicate nell’oralità riguardo alla produzione, essendo spesso debitrici nei costituenti alla tradizione orale e talvolta evidenziando l’applicazione di formule e tecniche espressive proprie della vocalità.
Scarse in quantità, le composizioni letterarie sopravanzate non lo sono, in larga misura, per qualità, e anzi si può affermare che alcune costituiscono, in tutto o per certi rispetti, piccoli gioielli nella struttura e nella forma espressiva.
L’eredità trobadorica, valorizzata e conservata ancora nel Trecento dall’accademia del Consistori del gay saber fondata a Tolosa, e l’ideologia della fin’amor costituiscono comunque il filo conduttore delle narrazioni pervenuteci. Specie nei romanzi e in alcune novas la relazione con il canto cortese può tradursi in citazioni puntuali di versi oppure in creazioni di dialoghi poetici, e, sul piano concettuale, come sottolinea Huchet (1991, cap. 2), la fin’amor di espressione lirica trova la sua evoluzione in quella narrativa: incide, infatti, sul racconto, sull’epica, sul romanzo, persino sui testi di matrice religiosa.
Vidas, razos e novas, afferenti alla narratio brevis, costituiscono novità specificamente occitane, senza corrispettivi in area oitanica, a riprova della vivacità della vita culturale e della persistente tendenza allo sperimentalismo degli intellettuali originari del Midi; gli esponenti degli altri tre generi menzionati, invece, nel complesso dimostrano anche la conoscenza e la ricezione della letteratura della Francia del Nord, dal carattere paradigmatico nello specifico campo. Tuttavia, come giustamente sosteneva Limentani, la narrativa in lingua d’oc non può e non dev’essere messa in un rapporto di rivalità o, peggio, di dipendenza con quella in lingua d’oïl: «al contrario, va evidenziata […] la peculiarità individuale» dei prodotti che si manifesta come il riflesso di una società, come lo era quella del Sud della Francia, eterogenea, inclusiva, legata alle proprie tradizioni culturali e ideologiche. In questo senso la struttura, i temi portanti, lo stile delle opere oitaniche subiscono un radicale ripensamento e la qualità artistica che si scorge nella maggior parte di quelle occitane sembra risiedere nell’abilità dell’autore di rinnovare i modelli creando nuove storie, nuovi intrighi, attraverso, ad esempio, l’inserimento di “eroi” non convenzionali, come i giullari (Daurel et Beton); tramite la rielaborazione parodica di situazioni o personaggi (esemplari sono il Blandin de Cornovalha, Jaufre, Rollan a Saragossa) per celare messaggi requisitori di carattere politico, religioso e letterario; o ancora, mediante strategie di scrittura come il ricorso alla polifonia, ovvero la compresenza di tratti tipici di più generi in un unico testo.
A tal proposito è necessario ricordare che per la letteratura provenzale, come per tutta quella medievale romanza, la fluidità dei componenti delle opere ne rende l’inclusione in categorie generiche disagevole nel metodo e labile nei risultati, al punto che è difficile stilarne un regesto completo, ordinato e coerente. Bisogna ammettere che le griglie di classificazione stabilite dagli studi, per quanto basate su osservazioni a posteriori, si dimostrano di fatto quasi sempre parzialmente centrate rispetto a quelle dell’epoca, e che talune definizioni ci appaiono spiazzanti, come nel caso della stessa designazione di novas per componimenti di diverso respiro come romanzi e racconti; alcune creazioni letterarie si trovano inoltre al crocevia di tipologie differenti e si esita a collocarle senza remore in un determinato settore: come considerare, ad esempio, il Roman d’Arles, che accoppia agiografia e cronaca, o il Guillem de la Barra che inizia come un poema agiografico e termina come un romanzo? La Vida de sant Honorat, poi, innesta in un nucleo agiografico elementi più squisitamente lirici, epici e romanzeschi, così come questi ultimi si rinvengono, al pari, in talune canzoni di gesta. All’esame degli esemplari conservati, dunque, l’ibridismo si rivela essere un tratto caratteristico della narrativa occitana, pertanto alcuni inquadramenti, comunque utili, possono non essere del tutto soddisfacenti.
Se la critica ha rivolto sporadica attenzione al complesso dei generi non trobadorici in lingua d’oc, ne ha messo in luce, tuttavia, diversi aspetti interessanti e fatto intravedere possibilità di approfondimento e conoscenza del particolare ambito. Questa antologia nasce, allora, dall’intenzione di offrire uno strumento per un primo accesso a opere rappresentative dell’agiografia, dell’epica, del romanzo e del racconto praticati nel dominio occitano.»




