«Questo romanzo è un’indagine,una ricostruzione,
e una domanda lasciata aperta:
Quante storie abbiamo cancellato per proteggere il nostro quieto vivere?»
Il segreto di San Michele Arcangelo è un racconto breve, scritto in forma di diario investigativo. Al centro della storia, si trova una chiesa dimenticata sull’Appennino bolognese, un prete che sembra non essere mai realmente morto e tre ragazze scomparse. I protagonisti, Giada e Gianluca, sono due documentaristi che decidono di indagare su una leggenda locale. Quello che trovano è una storia fatta di segni concreti: incisioni, diari, messaggi nascosti. Tutto è narrato in modo asciutto e frammentato, come se il lettore seguisse un’ispezione in tempo reale.
Lo stile è visivo, diretto. Le descrizioni non si dilungano: «L’altare era spoglio. Il fonte battesimale scheggiato. Una fessura verticale nella parete, come una cicatrice mai chiusa». Non ci sono effetti scenici, ma l’essenziale per trasmettere tensione. Chi legge ha la sensazione di trovarsi insieme ai due protagonisti, di osservare e valutare con loro mentre prendono appunti. È un testo costruito per far emergere lentamente un’inquietudine che non si manifesta con grida, ma con il silenzio e l’attesa.
«Nel piccolo specchio appeso sopra il lavabo, vide riflessa una figura immobile alla porta.
Non entrava.
Aspettava.»
Il racconto alterna presente e passato attraverso le storie di Lucia, Samantha e di un’ultima donna di cui si hanno solamente le iniziali del nome. Don Biagi, il prete “eterno”, è il perno attorno a cui ruota tutto l’impianto narrativo: un uomo che si fa custode non della fede, ma del silenzio. Il personaggio di Don Biagi si configura come simbolo del potere che si perpetua senza più bisogno di spiegazioni e questo è uno dei punti forti del testo: il male non viene spettacolarizzato ma è freddo, nascosto, silenzioso.
Verso la fine, il racconto si apre a un’altra dimensione, più etica che narrativa. Cosa significa davvero ricordare? È sempre un gesto di giustizia oppure può diventare una forma di esposizione non richiesta? Le storie di chi è stato messo a tacere meritano di essere ascoltate ma siamo certi che tutte vogliano essere raccontate? La tensione non cala, si trasforma. Il romanzo non cerca lo scandalo né la conclusione netta ma, al contrario, pone una scelta e la affida ai personaggi.
«Non tutte le ingiustizie sono evidenti, e non tutte le verità urlano per essere ascoltate.
Alcune sopravvivono incise nella pietra,
aspettando che qualcuno si fermi, legga,
e scelga di non voltarsi.»
Il testo evita la retorica della denuncia e preferisce una presa di coscienza. Non c’è vendetta, c’è la volontà di non cancellare di nuovo, di restituire spazio a chi l’ha perso. Il segreto di San Michele Arcangelo lascia una sensazione precisa: le storie non si perdono se qualcuno sceglie di ascoltarle. E questa, è già una forma di resistenza.
Giorgia Carta
L’Autrice
Helenor Smith è nata a Porretta Terme nel 1993. Dopo il diploma in ragioneria, ha conseguito la laurea in Medicina Generale, unendo precisione analitica e sensibilità umana. Da sempre appassionata di misteri storici, leggende locali e verità rimosse, Helenor ha trovato nella scrittura il mezzo ideale per esplorare ciò che la memoria tende a cancellare. Il Segreto di San Michele Arcangelo è il suo romanzo d’esordio: una storia sospesa tra realtà e suggestione, nata da documenti, diari e silenzi troppo a lungo custoditi. Attualmente vive tra Emilia e Toscana, dove continua a scrivere e a coltivare la sua passione per le storie dimenticate e le ombre che il tempo non riesce a spegnere.




