“Angela Bottari. Storia di una donna libera” a cura di Francesco Lepore e Pietro Folena

Dott. Francesco Lepore, Lei ha curato con Pietro Folena l’edizione del libro Angela Bottari. Storia di una donna libera, edito da Castelvecchi: che rilevanza assume la figura di Angela Bottari per la storia italiana della seconda metà del Novecento?
Angela Bottari. Storia di una donna libera, Francesco Lepore, Pietro FolenaEnorme. E lo affermo senza tema di smentita. Lo testimoniano, d’altra parte, non solo l’introduzione agli scritti di Angela Bottari, curata dal nipote Vittorio Silvestro, e la prefazione della capogruppo del Pd alla Camera dei deputati Chiara Braga, ma anche i trentaquattro contributi di cui si compone il volume: redatti da coloro che hanno condiviso le battaglie politiche della pasionaria messinese o hanno avuto semplicemente la fortuna di conoscerla, essi costituiscono un vasto affresco corale, in cui si staglia in tutta la sua nitida esemplarità la grande figura di chi, non solo in prima linea contro le mafie ma anche protagonista delle battaglie per l’abrogazione del delitto d’onore, la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, la tutela delle donne trans, ha appunto segnato la storia italiana degli anni ‘70-’90 del Novecento.

Quali vicende ne segnarono maggiormente la vita?
In primo luogo, la partecipazione al movimento studentesco del ‘68, che coincise con il naufragio del suo primo matrimonio: Angela, come raccontò lei stessa nel 2022 in un’intervista a Martina Castigliani (ripubblicata in questo volume alle pagine 164-173), si era sposata prima dei vent’anni per liberarsi della famiglia, che sentiva come un limite alle proprie aspirazioni di libertà: «Cominciai a interessarmi di politica e ci lasciammo. Io, che mi ero voluta liberare dalla zia e dalla nonna, tornai ad abitare da loro con mia figlia. Quindi il Sessantotto segna per me un momento in cui comincio a vivere in piena libertà e capisco l’errore che avevo fatto sposandomi, perché avrei dovuto liberarmi in altro modo» (p. 166). Ci fu poi l’iscrizione al Pci nel dicembre 1971 e l’incontro presso la scuola di partito alle Frattocchie con una grande dirigente comunista quale Adriana Seroni, che la convinse a occuparsi di temi riguardanti le donne. Quindi, l’elezione a deputata della Repubblica nel 1976, che segnò l’inizio di un’intesa lavorativa e amicale con le compagne parlamentari Romana Bianchi, Carla Nespolo, Ersilia Salvato, Maura Vagli; sin da allora, inoltre, e per altri due mandati – cioè fino al 1987 – Angela Bottari fu componente della Commissione Giustizia con il preciso compito di occuparsi di diritti e libertà della persona. Non si possono infine sottacere le ricadute che sulla sua vita personale e politica ebbero l’incontro e la vicinanza con due grandi uomini di partito: Enrico Berlinguer e Pio La Torre. Con quest’ultimo, in particolare, che fu deputato dal 1972 al 1982 e nuovamente segretario regionale del Pci in Sicilia dal 1981 al 1982, collaborò in Parlamento e nell’amata terra natale. Nel ventennale della morte di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982, così Angela ne avrebbe parlato: «Ho condiviso con Pio, allora da giovane deputata, tanta parte del mio impegno parlamentare. E devo dire che fu per me e per altri giovani deputati siciliani e meridionali molto formativo. C’insegnò da dirigente nazionale del partito a puntare i piedi in Parlamento e anche nel nostro gruppo, allora il gruppo comunista, sulle questioni della Sicilia e del Mezzogiorno. C’’invitò a parlare lo stesso linguaggio a Palermo e a Roma, ad essere fieri delle nostre origini, a non dimenticare mai di essere siciliani e meridionali, per essere utili alla politica nazionale del partito» (p. 153).

In che modo Angela lottò per il riconoscimento dei diritti e delle libertà della persona, in particolare delle donne?
Con specifiche proposte legislative durante l’esperienza parlamentare e, più in generale, con la promozione di una cultura paritaria e inclusiva. In ogni caso, per lei, donna di partito «disciplinata ma non ubbidiente» (p. 47) – così Romana Bianchi nel suo contributo –, nonché mossa dall’aspirazione di cambiare dall’interno un partito ritenuto «maschile e maschilista», ogni azione o iniziativa non poteva prescindere dal costante ascolto, dialogo, confronto coi vari movimenti (femminista, Lgbt+, operaio, pacifista, ecc.) e con culture altre da quella comunista. Angela è stata davvero, secondo la felice definizione di Pietro Folena, una «comunista libertaria».

Di quali iniziative si fece promotrice durante i tre mandati come deputata della Repubblica e, poi, nel restante vissuto messinese?
Durante i tre mandati di deputata (1976-1987) Angela si adoperò soprattutto per l’abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore e del matrimonio riparatore, poi normata dalla legge 442/1981. Non bisogna dimenticare che dell’originario pdl proprio lei era stata relatrice dal dicembre 1978 fino alla fine della VII legislatura (19 giugno 1979). E poi la proposta di legge contro la violenza sessuale, prima in assoluto sulla drammatica realtà (anche se la legge sarebbe arrivata solo nel 1996), presentata da Angela già il 2 dicembre 1977 e poi ripresentata altre due volte durante la VIII e IX legislatura, che l’avrebbero vista anche impegnata come relatrice del progetto normativo. Al riguardo non si può non ricordare la data del 25 gennaio 1983, giorno in cui si dimise dall’incarico tra le ire di Nilde Iotti, Giorgio Napolitano, Ugo Spagnoli: l’aula della Camera aveva infatti approvato un inaccettabile emendamento del democristiano Carlo Casini, che da delitto contro la persona riconduceva la violenza sessuale all’alveo di delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Instancabilmente impegnata, anche una volta rientrata in Sicilia, per i diritti delle donne e sempre attenta alle istanze di lavoratrici e lavoratori unitamente aquelle delle persone più disagiate (dalle gelsominaie del Milazzese ai baraccati di Messina), Angela aveva esteso le sue battaglie di civiltà, sin dai primi anni ’80, a quelle che oggi chiamiamo persone Lgbt+. Al riguardo, è innanzitutto da ricordare la sua enorme sensibilità per le istanze della comunità trans, a favore della quale si batté senza quartiere per il miglioramento del pdl De Cataldo sulla rettifica anagrafica di sesso e l’approvazione della legge 164/1982. Non a caso, nel volume Pina Bonanno, storica fondatrice del MIT – Movimento Italiano Transessuali e autrice del contributo Carismatica paladina di noi donne trans, parla di Angela nei termini di «vera madre e colonna portante della 164» (p. 99). C’è inoltre da sottolineare la sua entusiasta adesione nell’86 all’iniziativa dell’allora presidente nazionale di Arcigay Franco Grillini per il riconoscimento legale delle relazioni tra persone dello stesso sesso nell’ambito di una più ampia regolamentazione – come si ragionava all’epoca – delle coppie di fatto (al riguardo si vedano, nel mio contributo Angela e i diritti delle persone LGBT+, le pp. 92-94). Una volta terminata l’esperienza parlamentare, Angela, attraverso interviste e convegni, fece inoltre sentire la sua voce chiara e puntuale durante gli accesi dibattiti sui ddl Cirinnà e Zan, schierandosi nettamente a favore delle unioni civili e di una seria norma di prevenzione e contrasto dell’omobitransfobia.

Qual è l’eredità di Angela Bottari?
Come ha scritto qualche mese fa Pietro Folena, l’eredità intellettuale, umana e politica di Angela sta «nella capacità di ribellarsi, in forme democratiche e non violente, al conformismo che uccide l’esistenza, agli stereotipi, alle doppie morali, alle ipocrisie». Aggiungerei a tali aspetti l’autentica passione per la persona umana, considerata nella sua interezza, e l’impegno per tutelarne i diritti tanto sociali quanto civili in ottica egualitaria, senza mai dimenticare – e lei lo ripeteva spesso negli ultimi tempi – che quanto ottenuto in tale ambito non è mai acquisito per sempre e può dunque perdersi. Ritengo infine estremamente attuale il suo magistero e operato in tema di pace tra i popoli. In un mondo segnato dagli orrori delle guerre, a partire da quelle israelo-palestinese e russo-ucraina, Angela ci ricorda – come fece nei primi anni ’80, affiancando Pio La Torre e poi raccogliendone il testimone contro l’installazione della base missilistica di Comiso – che l’unica soluzione sta nel «proseguire, attraverso i metodi democratici e civili che il movimento pacifista si è dato», ogni iniziativa «per la distensione e la pace» (dall’interrogazione parlamentare del 7 ottobre 1983).

Francesco Lepore, giornalista, scrittore e studioso di mariologia, è stato sacerdote dal 2000 al 2006, quando ha abbandonato il ministero per vivere apertamente la sua omosessualità. Già officiale della Sezione Lettere Latine della Segreteria di Stato vaticana, ha pubblicato per i tipi Rizzoli il saggio-inchiesta Il delitto di Giarre, da cui è stato tratto nel 2023 l’omonimo documentario di History Channel e Sky Crime. Si occupa di Vaticano e temi LGBT+ per Linkiesta.it, su cui cura anche la rubrica quotidiana in lingua latina O tempora, o mores.