“Era una donna ed era mia madre” di Pietro Buccinnà

Era una donna ed era mia madre, Pietro Buccinnà«Il silenzio, è la cosa che più di ogni altra mi fa sentire inutile, non è un silenzio privo di rumori, i tergicristalli scivolano spostando l’acqua, le gocce bussano sulla macchina e il rumore del motore fa vibrare i nostri piedi. La cosa che manca è il rumore delle parole, tutte rinchiuse nel silenzio di mia madre.»

Una madre e una figlia sono in macchina sotto un temporale. Non si parlano o almeno le poche parole che riusciranno a dirsi sono dure, taglienti. Così si apre Era una donna ed era mia madre (Il Filo di Arianna, 2024) di Pietro Buccinnà, un romanzo che entra subito nelle crepe di una famiglia abituata a tenersi tutto dentro, dove il confronto o il parlare dei propri sentimenti non è concesso. Laura sta accompagnando sua madre Angela nella casa della nonna, dove tutto è rimasto com’era prima della sua morte. In quel momento, in macchina, non sanno ancora che quella scelta le porterà finalmente ad aprirsi e a scontrarsi con tutto quello che non si sono mai dette.

In questa casa sospesa nel tempo prende avvio una delle strategie narrative più riuscite del romanzo: il ritrovamento di un diario nascosto. Una volta entrata in casa e dopo aver fatto accomodare sua madre sulla poltrona preferita della nonna, Laura sale la robusta scala di legno per andare a controllare le camere da letto. Ogni scalino «suona come un pianoforte scordato» e nella stanza perfettamente ordinata della nonna trova un cassetto fuori posto. In mezzo a quell’insolito disordine, Laura trova un quaderno con sopra una busta e un biglietto indirizzato a Venia, il nome che la nonna usava per chiamare sua figlia Angela. Tenendo tra le mani quel diario, Laura inizia a sentirne tutto il peso emotivo che sembra spaventarla: vuole davvero sapere cosa si nasconde in quelle pagine? E sua madre Angela sarà pronta a scoprirlo? Da qui, si dividono due piani narrativi: il presente della lettura si intreccia al passato delle pagine scritte. Mentre fuori continua a piovere, Laura e Angela sono sedute con un caffè tra le mani e iniziano a sfogliare la storia di Alasia, la madre di Angela, che cominciò a scrivere senza sapere che le sue parole sarebbero diventate il punto di incontro di tre generazioni.

La voce di Alasia è fresca, trasparente, attraversata da un’ingenuità che la guerra si incaricherà presto di spezzare. Nel 1942 Alasia ha solo quattordici anni e vive in un ambiente protetto, tra la scuola dalle suore e i pomeriggi sorvegliati da una madre taciturna. Nella sua città, Torino, Alasia passa le giornate con la leggerezza di chi non si è ancora scontrato con la tragicità della Storia e la durezza della vita. Ma una giornata di gennaio, quando suo padre annuncia la partenza per il fronte, tutto cambia: la guerra smette di essere un’astrazione e diventa una linea che incide per sempre il suo destino. Qualche mese dopo arriva la notizia della sua morte e la scena viene descritta con una delicatezza che colpisce. La madre inizia a piangere cercando di non fare rumore, Alasia si avvicina ma non riesce a guardarla come se riconoscendo quel dolore, potesse travolgere anche lei. È un momento che rivela tutta la sua sensibilità e che la prepara ad una nuova fase della sua vita. La perdita del padre le costringerà a lasciare Torino per trasferirsi a Possano, dalla zia Adele. Un cambiamento inaspettato, che però diventa il terreno fertile della crescita della protagonista.

Possano rappresenta un mondo diverso, più duro ma anche più reale. La scuola è intrisa di riti fascisti, si saluta il Duce ogni mattina davanti al suo ritratto, e la guerra è un argomento vivo, quasi eccitante per i coetanei che attendono di essere arruolati. Eppure, è proprio qui che Alasia incontra due figure destinate a segnare profondamente la sua vita: Consolina, una ragazza semplice e affettuosa, e il signor Luigi, reduce della Grande Guerra che trascorre il tempo a dipingere e intagliare il legno. Il coniglietto che Luigi le regala diventa un simbolo potente: un piccolo oggetto che, passandolo tra le dita, sembra animarsi nella sua immaginazione. Il motore narrativo accelera quando Alasia e Consolina incontrano alcuni soldati italiani che hanno abbandonato il fronte e si sono rifugiati nei boschi. Sono affamati, stanchi, in fuga dalle truppe tedesche ed italiane ormai schierate contro di loro. Senza esitazione, le due decidono di aiutarli, coinvolgendo ancora una volta il signor Luigi. Qui Buccinnà sfiora uno dei temi più complessi del libro: la difficoltà nel riuscire a distinguere i buoni dai cattivi in situazioni di guerra, nel capire da quale parte stare e se effettivamente c’è una parte giusta o una parte sbagliata con cui schierarsi. Quando viene messa di fronte a queste divisioni nette, Alasia non si lascia fermare dalla divisa dei soldati ma va oltre, arrivando a guardare la persona che la indossa. È un punto di vista che il romanzo tratta con equilibrio e sensibilità, restituendo tutta la confusione morale e le contraddizioni di quegli anni.

La vita a Possano prende una piega inaspettata quando Alasia si ritrova coinvolta in un episodio che la colpisce nel profondo e che rappresenta uno dei passaggi più forti del romanzo. Buccinnà lo racconta con misura, lasciando emergere tutta la fragilità di una situazione in cui basta un semplice errore per far cambiare tutto. Ancora una volta, l’autore porta in primo piano il tema dello sguardo: la difficoltà di riconoscere chi si ha davvero davanti quando la guerra impone ruoli e la paura confonde. Ed è proprio attraverso questa esperienza che la maturità di Alasia si definisce in modo irreversibile.

Parallelamente, il romanzo non perde mai di vista il presente. Ogni tanto Laura chiude il diario e osserva sua madre. Le chiede se conoscesse già quei fatti, se avesse mai intuito chi fosse davvero sua madre. E Angela, con la sua durezza un po’ ruvida, ammette di non sapere quasi nulla: nessuno gliene aveva mai parlato. È in questi brevi scambi che Era una donna ed era mia madre svela la sua natura più profonda: non è un romanzo storico, ma soprattutto un racconto sui legami familiari, sulla difficoltà di dirsi la verità, sull’eredità emotiva che passa da una generazione all’altra anche quando nessuno la nomina. Laura teme che sua madre le abbia nascosto parti di sé, così come Alasia aveva taciuto interi periodi della propria vita. La lettura condivisa diventa allora un atto di riconciliazione involontaria, un’apertura che forse non avrebbero mai cercato.

A rendere ancora più intensa la narrazione è la figura di Angela, che Laura descrive come una donna dura, impaziente, anaffettiva, cresciuta in silenzi che l’hanno temprata ma anche irrigidita. La scoperta della vita della madre sembra però incrinare lentamente quella corazza: pagina dopo pagina, Angela si trova davanti l’adolescente che era sua madre, la vede ridere con Consolina, soffrire per la morte del padre, innamorarsi di Aaron, il giovane soldato dagli occhi azzurri. È un’esperienza che la tocca più di quanto riuscirebbe ad ammettere e che permette al romanzo di chiudere il cerchio emotivo aperto nel prologo.

Era una donna ed era mia madre è un romanzo che mette al centro una storia familiare attraverso un intreccio narrativo solido, capace di alternare piani temporali senza perdere fluidità. È una storia che dà voce a una ragazza costretta a crescere troppo in fretta e, allo stesso tempo, avvicina due donne del presente che imparano finalmente a riconoscersi e iniziano a comprendersi. Con una trama coinvolgente, personaggi vivi e una forte sensibilità emotiva, il libro di Pietro Buccinnà invita il lettore a riflettere sul peso dei silenzi e sulla forza salvifica delle parole quando, finalmente, qualcuno trova il coraggio di pronunciarle.

Giorgia Carta

L’Autore

Pietro Buccinnà, nato ad Albenga il 29 giugno 1964, è laureato in Storia moderna e contemporanea. Il suo primo romanzo, dedicato all’esperienza della prigionia del padre, intitolato Come soldati di cartone… sotto la pioggia gli è valso il premio “Federico García Lorca” e il premio “Adele Cappelli” quale miglior romanzo storico. Con Non ci resta che… vivere, edito dalla Casa Editrice il Filo di Arianna, vince il premio speciale della giuria al “Concorso Internazionale Literary Awards” e una menzione di merito allo “Switzerland Literary Prize”. Uomini e basta, edito sempre dalla Casa Editrice il Filo di Arianna, è il libro che ha ricevuto un riconoscimento al concorso “Parole in transito”, la Targa “Milano International” e la vittoria all’Italian Booktrailer Festival. Tra le altre proposte letterarie, merita particolare attenzione la sua prima opera, Ego te absolvo in nomine caritate. Il romanzo Era una donna ed era mia madre ha vinto il 6 giugno 2025 a Roma il premio internazionale di letteratura italiana contemporanea e il premio “Donna” al concorso di Santa Margherita Ligure.