“Dieci cose che ho imparato” di Piero Angela

Dieci cose che ho imparato, Piero AngelaDieci cose che ho imparato
di Piero Angela
Mondadori

«Il futuro interessa poco? Sulla consolle dei comandi non si contano le spie d’allarme che si sono accese e lampeggiano furiosamente. Ne abbiamo viste alcune come il crollo demografico, la mancanza di comprensione del ruolo di scienza e tecnologia, gli scarsi investimenti in ricerca, l’illusione che la politica produca ricchezza, la vulnerabilità a slogan e promesse insostenibili del “tutto e subito”, un’informazione (dalla televisione ai giornali, al web) dominata, troppo spesso, dall’emotività di sangue, sesso e soldi, la striminzita crescita della produttività, i cambiamenti climatici, il merito che non viene riconosciuto, le posizioni molto basse nelle classifiche internazionali che valutano l’attrattività di un paese per chi voglia investire, ecc. ecc.

Eppure, nonostante gli allarmi che richiederebbero azioni molto rapide, non accade nulla o quasi. Tutto va avanti come al solito.

Allora la risposta è che il futuro interessa poco. O meglio, interessa il futuro personale, quello della propria famiglia, dei propri figli. Infatti si investe nell’educazione dei figli, perché abbiano un buon futuro, si contrae un mutuo per l’acquisto della casa, si fanno debiti per aprire e avviare un’attività commerciale.

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Dieci cose che ho imparato
  • Angela, Piero (Autore)

Ma sul futuro collettivo nessuno è disposto a spendere e a investire granché. Per varie ragioni.

Intanto perché il futuro è per definizione invisibile. Non si sa con precisione cosa succederà. Mentre il presente è sotto gli occhi di tutti, con i suoi problemi, che non sono pochi. Quindi se c’è da spendere un euro è meglio spenderlo per i problemi certi di oggi che per quelli incerti di domani. C’è una parte di verità, in questo ragionamento. Ma è anche il ragionamento con il quale si favoriscono le crisi. […]

C’è poi un’altra ragione, più tipicamente nostrana: ed è che la gente non si fida della classe politica. […]

Il futuro può anche non interessare ma, in definitiva, non esiste. Non è qualcosa di già scritto. Ci sono tanti futuri possibili. Dipende da quale si vuole scegliere attraverso i propri comportamenti personali e collettivi. Sta soltanto a noi dirigerci, con la nostra intelligenza e lungimiranza o con la nostra miopia e brevimiranza, verso un futuro migliore o peggiore per noi e per le generazioni che verranno.

Il nostro paese ha bisogno di beni “immateriali”: cioè di conoscenza e di valori. Cose più difficili da ottenere che petrolio, corazzate o stazioni spaziali, perché richiedono un cambiamento di mentalità a dir poco rivoluzionario. […]

Questi beni immateriali sono trasversali a qualunque politica. Rappresentano la vera ricchezza di una società, perché sono i motori del cambiamento e consentono di creare in continuazione risorse e di distribuirne i benefici.»

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