Un dio ingordo è un libro necessario. Perché non indulge, non consola, non ammicca. E perché, nella forma rigorosa e nella tensione linguistica che lo percorre, interroga il lettore come si interroga un confine: non per delimitarlo, ma per farlo vibrare.Massimo Bonato costruisce una poesia stratificata, divisa in tre sezioni che sono anche tre orbite: l’identità (Il nome proteiforme), lo spazio abitato e separato (Ballatine topografiche), e l’altro – la donna, l’amore, la perdita – in L’esercizio del disamore. In ognuna, la parola si fa strumento di scavo, non per nominare il mondo ma per disarmarlo, per costringerlo a mostrare le sue crepe. È una poesia che non ha paura di sporcarsi con la realtà né di confrontarsi con l’astratto, perché sa che il vero centro non è né dentro né fuori, ma sulla soglia.
C’è in questi versi una riflessione alta sul linguaggio e sul sacro, ma mai autoreferenziale. L’autore si muove tra eros e thanatos con precisione chirurgica, evitando le trappole del simbolismo come quelle dell’autobiografismo lirico. Ne esce un dettato teso, nutrito di consapevolezza linguistica e profondità di pensiero, ma capace anche di farsi carezza – o pugno.
Un dio ingordo è un titolo perfetto per questa raccolta: l’immagine di una divinità che divora ciò che nominiamo è il cuore pulsante del libro. Eppure, nonostante tutto, resta la voce. Non come salvezza, ma come resistenza. Una forma di veglia. Un canto che si ostina a esistere, anche quando tace.
Salvatore Giordano
L’Autore
Massimo Bonato è scrittore, poeta, redattore editoriale e lessicografo. Ha dedicato gran parte del suo lavoro alla parola, alla semantica e alla lessicologia. Collabora con diverse case editrici italiane, e nell’ambito giornalistico divulgativo con riviste italiane e internazionali. Un dio ingordo segna un punto di svolta nella sua ricerca: una poesia della soglia, che interroga nome, corpo e assenza. Un dio ingordo è entrato nella rosa dei dieci finalisti del Premio Murazzi 2026, cui hanno aderito oltre 600 partecipanti.




