Giuda, il traditore. Così è scritto nei Vangeli. Così è nella tradizione popolare. Un predicatore, uno dei tanti che al tempo di Tiberius percorreva la Palestina, viene messo a morte su pressioni del Sinedrio. Qualcuno lo aveva tradito. Una vicenda che tutti conoscono, ma è andata proprio così? Gino Dondi in Ossessioni propone il tentativo di far collimare due aspetti per loro natura opposti: l’oggettività storica e l’interpretazione romanzata.Nella Premessa al libro scrive: «Ci sono sfumature che gli storici documentano e che deviano non poco dalla tradizione. Con una interpretazione lontana da un acritico fideismo, possono queste deviazioni darci una chiave di lettura diversa? E le fonti ‘non di parte’ cosa ci dicono?»
Le deviazioni tra tradizione e documentazione storica ci ricordano che la storia è un processo complesso e multiforme, influenzato da una molteplicità di fattori. Non esiste una verità unica e assoluta, piuttosto, una pluralità di interpretazioni possibili. Nel caso di Giuda Iscariota, protagonista del testo in questione, si tratta di una delle più enigmatiche e dibattute della storia cristiana. La narrazione tradizionale, soprattutto quella presente nei Vangeli, lo dipinge come un traditore, colui che per trenta denari ha consegnato Gesù nelle mani dei suoi nemici. Questa immagine negativa è stata poi amplificata e consolidata nel corso dei secoli, fino a farne il simbolo per eccellenza del traditore.
I Vangeli, pur concordando sulla figura di Giuda come traditore, presentano versioni leggermente diverse degli eventi. Questo suggerisce che la figura di Giuda è stata interpretata e rielaborata in modi differenti all’interno delle prime comunità cristiane. I motivi che spinsero Giuda a tradire il predicatore, come spesso è chiamato da Dondi, sono oggetto di numerose interpretazioni. Alcuni sostengono che fosse mosso da avidità, altri che fosse uno strumento nelle mani di Dio per portare a compimento il piano della salvezza. Ancora altri ipotizzano che Giuda fosse convinto che Gesù, dopo essere stato arrestato, si sarebbe ribellato ai suoi nemici, instaurando il regno di Dio. Oltre ai Vangeli, non disponiamo di altre fonti storiche che ci permettano di ricostruire in modo indipendente la figura di Giuda. Questo rende difficile separare i fatti dalla leggenda e dalle interpretazioni successive.
Alcuni studiosi ritengono che la figura di Giuda sia stata in parte costruita a fini narrativi, per sottolineare la responsabilità umana nella passione di Cristo. Altri sostengono che Giuda, pur compiendo un atto apparentemente negativo, abbia svolto un ruolo fondamentale nel compimento del piano di Dio. L’unica certezza è che la sua figura abbia avuto un impatto profondo sulla teologia cristiana, sollevando questioni cruciali sulla natura del male, sulla libertà umana e sulla predestinazione.
Questo e molto altro è ciò che emerge da Ossessioni. Gino Dondi tenta di raccontare le invidie e le gelosie, le ossessioni umane, che possano aver spinto Yehouda – Giuda – a tradire il predicatore – Gesù. Ritroviamo un personaggio complesso, mosso da qualcosa di più che l’avidità dei trenta denari. Nel testo, Giuda si presenta come un uomo, innanzitutto, forgiato nella sua ampiezza umana fatta di caratteristiche positive e negative; soprattutto è spinto da un forte patriottismo e da un senso di rivalsa per la Giudea e Israele:
«Terra arida. Terra aspra.
Asprezza che insecchisce anche gli animi. La fatica quotidiana del vivere che toglie l’amore verso il prossimo, toglie anche l’amor proprio. Appiattisce le passioni e si contenta di sopravvivere, dove la compassione lascia il posto all’indifferenza la generosità all’invidia, il riscatto alla rassegnazione. Terra secca, abitata da gente che guarda il cielo per chiedere pioggia, anziché invocare la misericordia di Dio. Devo lottare per vincere questa povertà morale e materiale, si disse Yehouda. E pensò che avrebbe sprecato la propria vita se non fosse riuscito ad aiutare il suo popolo. Fu preso da un senso di mestizia e insieme d’inquietudine.»
Giuda si sente investito di una missione da compiere e pensa di poter utilizzare quel predicatore, che definisce “trascinatore di uomini […] ispirato, unico, affascinante, come soltanto può esserlo qualcosa di sovrumano”, per i suoi scopi. Gesù, quindi, si trasforma in un tramite per ottenere la liberazione di Israele, ma Yehouda stesso è manipolato dai Tre Saggi, capi zelotes, che lo spingono a diventare un infiltrato tra i discepoli per capire se quell’uomo venuto dal nulla possa avere “la tempra necessaria per mettersi a capo della rivolta e scacciare i Romani”. Emerge, dunque, la figura di un uomo che prima di tutto vuole salvare il proprio popolo:
«Guardando quella gente, ne sentì la pena e si convinse che sì, sarebbe stato capace di indirizzare la predicazione di quell’uomo enigmatico, a volte sibillino, verso la causa della liberazione di Israel.»
Centrale nel rapporto tra Yehouda e il predicatore è Miryam di Magdala, da cui il primo è inesorabilmente attratto. Giuda diventa quasi invidioso del rapporto e della preferenza che la donna ha per il Maestro:
«Erano seduti uno a fianco dell’altra e parlavano fitto fitto. Yehouda si sentì invadere da una vampata di gelosia. Ora capiva cosa lo tormentava: era un senso di invidia per l’intimità che quella donna carpiva al Maestro e che avrebbe voluto per sé.»
Cosa spinge, quindi, Giuda a tradire Gesù? Quali sono gli elementi chiave in una relazione che ancora oggi è avvolta da un’aurea di mistero?
L’autore mette in discussione l’immagine stereotipata di Giuda come il male incarnato, invitandoci a guardare oltre le apparenze e a considerare le molteplici sfaccettature di questa figura. Dondi propone una lettura originale della vicenda, analizzando i possibili motivi che hanno spinto Giuda a tradire Gesù e le conseguenze di questo gesto sulla sua vita e sulla storia del cristianesimo. Il romanzo non fornisce risposte definitive, ma solleva una serie di interrogativi che invitano il lettore a riflettere sulla natura del bene e del male, sulla libertà umana e sul destino. In conclusione, Ossessioni di Gino Dondi è un testo che va oltre la semplice narrazione storica, offrendo una lettura originale e profonda di una vicenda che ha affascinato e tormentato l’umanità per secoli. È un libro che invita alla riflessione e che ci stimola a guardare al passato con occhi nuovi.
Maria Luisa Valletta
L’Autore
Gino Dondi vive e lavora a Parma, dove svolge attività imprenditoriale. Ha vinto numerosi concorsi letterari, tra cui il Premio Giorgione e il concorso “Io scrittore”. Tra le sue pubblicazioni: i romanzi Il figlio dai capelli rossi (Armando 2005); Ceramiche e vetri (Battei 1992); I Bormioli (La Colornese 2002); Maxima secretus est ecclesiae (Robin 2020); I Ragazzi di Via Magri (Panda 2023), Anime vuote (Io Scrittore Gruppo Ge-ms 2012) nonché i racconti pubblicati in antologie: I Racconti del Prione (Edizioni Giacché 2017), Racconti nella Rete (Nottetempo 2016), L’energia delle parole (Instar 2018).




