“La filosofia che conviene” di Giovanni Schiava

La filosofia che conviene, Giovanni SchiavaLa filosofia che conviene. L’opportunismo critico come strategia di esistenza. Uno studio sulla svolta mentale postkantiana e tre risposte ai recensori
di Giovanni Schiava
Armando editore

Il libro del prof. Schiava si compone di quattro scritti autonomi e differenti per stile: un lavoro di ricerca indipendente sulla svolta mentale postkantiana che definiscono un quadro concettuale da lui riunito sotto il titolo di “opportunismo critico”.

L’Autore, tuttavia, come si schermisce sin dalle prime pagine, non intende introdurre una nuova corrente di pensiero né inaugurare una scuola filosofica bensì semplicemente «indicare un atteggiamento mentale specifico, maturato nella condizione postkantiana».

La rivoluzione copernicana inaugurata dal filosofo di Königsberg, infatti, descrive una condizione in cui «il soggetto è condizione di possibilità dell’oggetto, ciò che si può raccontare dell’oggetto lo si può fare solo attraverso le forme a priori della conoscenza che risiedono nel soggetto.»

Chiosa Schiava: «In una condizione in cui l’uomo diventa l’asse su cui ruota il senso del mondo, e nella quale viene meno la certezza di una realtà esterna già precostituita, tutto potrebbe accadere: non si esclude più nulla. Si fa strada, precisamente, la convinzione che sia più ragionevole pensare nel seguente modo: non conviene mai dire “mai”, perché tutto potrebbe essere possibile. Questa è, in altri termini, la crisi della metafisica (ossia dei fondamenti, tra cui la realtà oggettiva) la quale autorizza l’adozione di un atteggiamento mentale disinibito, aperto alle infinite possibilità. Da qui deriva la legittimità della nuova nozione di opportunismo: diventa giustificato orientare la ricerca verso infinite possibilità e, poiché noi ci percepiamo come costruttori di ogni senso, è altresì giustificato indirizzare tale ricerca in funzione della nostra personale realizzazione, secondo le nostre propensioni individuali, convertendo tutto in ricerca di opportunità

Un opportunismo che si configura dunque come «libera espressione e realizzazione di sé.»

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Schiava offre un’analisi doviziosa del panorama filosofico contemporaneo caratterizzato dallo scontro tra l’ermeneutica postmoderna – rappresentata dai filosofi Richard Rorty e Gianni Vattimo – da un lato, e i principali autori del Nuovo Realismo: i primi pongono l’accento sulla questione della realtà intesa come costruzione di senso propria dell’uomo, visione alla quale si oppongono i nuovi realisti, legati all’esistenza di una realtà là fuori, indipendente dalle configurazioni mentali umane e concordi nel ritenere che attualmente il pensiero si trovi in una condizione concepita come “postkantiana”.

L’Autore si incarica dunque di dimostrare che la condizione postkantiana «esprime una uniformità di pensiero pari all’ermeneutica postmoderna e al razionalismo critico, un’identità di atteggiamento mentale disinibito e critico. Una volta dimostrato ciò, chiude il cerchio sulla descrizione di cosa sia la “svolta mentale” che il pensiero del XX secolo ha manifestato anche e soprattutto attraverso queste tradizioni filosofiche di fine millennio: essa «consiste nel rapportarsi al mondo raccontandolo sulla base dell’esperienza e del confronto critico e aperto, libero dalla “idea classica di verità” e dalla “idea classica di realtà”, retaggio del pensiero pre-kantiano. Ciò che è vero e reale trova posizione all’interno di un progetto in divenire, critico e razionale, e non è ancorato a qualcosa che gli impedisca di poter essere diversamente. È una questione di mentalità. Una diversa mentalità.»

L’opportunismo critico «si ripromette dunque di poter offrire una ragionevole etica della mente, una condotta razionale che disinibitamente non si preclude a priori un’apertura alle proposte presentate come opportunità.»

Conclude Schiava: «È tempo di uno sguardo propositivo: non rivolto a ciò che non c’è più, ma a ciò che c’è e a ciò che deve ancora essere costruito. Alle opportunità da realizzare concordemente con gli altri nel rispetto delle singole vocazioni personali. È tempo di una filosofia che parli di ciò che conviene alla comunità e alla persona. È tempo di una filosofia che conviene