La Rus’ di Kiev. Un crocevia fra Europa e Asia nel Medioevodi Lorenzo Pubblici
Carocci editore
«Nei libri sulla storia della Russia lo spazio dedicato al periodo premoderno è sempre esiguo, un capitolo al massimo, talvolta anche meno. La ragione di questo approccio sbrigativo è duplice: da una parte vi è la scarsità delle fonti, dall’altra un tema più “politico”, ovvero la questione se la Russia prima della Russia possa considerarsi davvero tale. […]
Per quanto riguarda il secondo aspetto, chiarisco subito il mio punto di vista: la Rus’ ha una storia propria e come tale andrebbe studiata. La Rus’ non è la Russia, non è l’Ucraina né la Bielorussia, ed è al tempo stesso tutte e tre. Non si può escludere radicalmente una sorta di continuità politica fra la Rus’ e l’ascesa di Mosca, ma non si possono nemmeno ignorare i suoi legami con le attuali Repubbliche di Ucraina e Bielorussia. In più, la centralità di Kiev nella nascita e nello sviluppo di un centro di potere egemone che ha portato alla creazione di un’entità statuale più o meno coerente e unificante rappresenta un riferimento storico imprescindibile per i popoli che vivono negli Stati nazionali sorti in quello spazio geografico. […]
La storia della Rus’ è quella di un’entità statuale nata in una vasta regione popolata da tribù slave orientali a cui si è aggiunto il concorso di etnie e culture molto diverse, che insieme hanno dato vita a un organismo politico, economico e sociale eterogeneo e in grado di giocare un ruolo di primo piano nel contesto internazionale del tempo e la cui fine ha dato vita a soggetti politici nuovi, alcuni unificati e unificanti, altri frammentati e divisivi. Nel corso della sua storia, la Rus’, spazio comune in cui vivevano tribù slave dominate da un’aristocrazia straniera, ha rappresentato un crocevia frequentato da genti di ogni provenienza, l’anello di congiunzione fra l’Europa latino-germanica, l’Asia dei nomadi, la regione del Baltico, il mondo bizantino e quello arabo. Si potrebbe identificare il territorio storico della Rus’ con quello governato dalla dinastia dei Rjurikidi fino al 1598, anno in cui l’ultimo esponente della casata, Fëdor i, morì lasciando spazio a un aspro conflitto interno per la successione. Della debolezza politica della Rus’ approfittarono le potenze esterne, fra cui il regno di Polonia e la Lituania. L’alleanza polacco-lituana mise a dura prova la resistenza di Mosca che, solo dopo un quindicennio, riuscì a prevalere e nel marzo 1613 il Parlamento (Zemskij Sobor) elesse come zar Michele Romanov. Il territorio della Rus’ è mutato nei secoli; il baricentro politico, economico e geografico si è spostato, così come l’asse culturale. È pertanto impossibile affrontare la storia di questa straordinaria esperienza mantenendo categorie interpretative rigide. La storia della Rus’ è storia-mondo per eccellenza e vale la pena studiarla per ciò che è stata davvero, senza trascinarla in pericolose diatribe contemporanee.
Come centro di potere organizzato, la Rus’ emerse nel IX secolo. La sua vicenda, che si sviluppa nell’arco di oltre quattro secoli, è fatta di conversioni, costruzione politica e nascita di un’identità culturale complessa. Questo libro ne indaga la storia partendo dalle sue origini, cercando di comprenderne l’ascesa, il ricco patrimonio culturale e i complessi fattori che hanno portato alla sua dissoluzione.
Il racconto inizia guardando al contesto geografico. La Rus’ nacque in una posizione strategica, crocevia tra la Scandinavia, l’impero bizantino e i popoli nomadi delle steppe dell’Asia. Il fiume Dnepr costituiva l’arteria fondamentale attraverso cui scorreva la linfa vitale per le comunità che vi si insediarono sin dai suoi albori, e ne facilitò il commercio e le comunicazioni attraverso un vasto territorio. […]
Le origini della Rus’ di Kiev sono oggetto di dibattito. La narrazione tradizionale ne attribuisce la formazione ai Variaghi, un popolo scandinavo proveniente dall’attuale Svezia. […] Pur mantenendo l’influenza variaga, studi recenti suggeriscono un quadro più sfumato. Le prove archeologiche fanno pensare alla presenza di importanti insediamenti slavi a Kiev ben prima dell’arrivo dei Variaghi. È probabile che i popoli scandinavi abbiano giocato un ruolo chiave nel consolidamento del potere e nella creazione di reti commerciali, ma la Rus’ è nata più probabilmente da una complessa interazione tra le influenze del Nord, popoli ugrofinnici e strutture sociali slave preesistenti. E tutto ciò si rileva nell’onomastica e nella toponomastica. [….]
L’onomastica della Rus’ offre un punto di vista unico sulle dinamiche culturali, politiche e religiose che hanno dato forma a questa entità politica e culturale. Prima della cristianizzazione della Rus’ (988), la maggior parte dei nomi personali derivava dalla tradizione slava. Si trattava di nomi il più delle volte composti, formati dall’unione di due radici con un significato simbolico. Ad esempio, Vladimir e Svjatoslav riflettevano il legame tra i valori comunitari, la natura e le qualità eroiche o spirituali dell’individuo. Ma l’onomastica fu influenzata anche dal contesto culturale scandinavo: mercanti e guerrieri variaghi giocarono un ruolo cruciale nella fondazione della Rus’. Molti nomi di origine norrena furono adottati e poi slavizzati, contribuendo all’arricchimento del repertorio onomastico. Fra questi Oleg, che deriva dal norreno Helgi (“Sacro”), mentre Igor’ ha origine dal nome Ingvar. Si tratta di nomi che inizialmente furono associati alle famiglie dominanti e poi penetrarono progressivamente tra le classi subalterne. Con la diffusione del cristianesimo si verificò una trasformazione dell’onomastica personale: il battesimo introdusse nomi cristiani di origine greca, ebraica e latina, spesso derivati dalla Bibbia e dalla tradizione ortodossa. Anna, Michail e Ivan (versione slava di Giovanni), ad esempio, divennero popolari. […]
E proprio la cristianizzazione rappresenta un punto di svolta decisivo nella storia della Rus’. Nel 988 il principe Vladimir I il Grande si convertì al cristianesimo di rito bizantino. L’evento, noto come il battesimo della Rus’, ebbe conseguenze immediate. Il cristianesimo, seppur con tempi diversi, fornì un contesto religioso condiviso, legittimò la dinastia al potere e rafforzò il legame fra la Rus’ e Bisanzio. Edifici come la chiesa di Santa Sofia a Kiev, ornata da splendidi mosaici e affreschi, divennero testimonianza viva dell’adozione della nuova fede e della fioritura artistica dell’epoca. La scelta di un orientamento religioso dominante ebbe un ruolo cruciale anche nello sviluppo della raccolta normativa nota come Russkaja Pravda. Compilata a partire dall’XI secolo, essa stabiliva un sistema di leggi su questioni di proprietà, furto, omicidio e vita familiare. Nei secoli successivi la Russkaja Pravda fu oggetto di aggiunte e integrazioni, riflesso di una società via via più complessa. […]
L’invasione mongola del XIII secolo sferrò un colpo devastante alla Rus’. Le forze nomadi, guidate dai discendenti di Chinggis Khan, attraversarono le steppe dell’Asia centrale e conquistarono vasti territori con spietata efficienza. Kiev fu saccheggiata nel 1240, un evento che segnò la fine simbolica della Rus’ come Stato unificato. I principati che emersero dalla sua frammentazione ne furono in parte gli eredi. La Chiesa rimase una forza unificante, favorendo un senso di identità condivisa tra i popoli slavi orientali. […]
Dalle origini alla sua frammentazione, la Rus’ ha modificato per sempre il paesaggio politico e culturale dell’Europa orientale. È stata l’organismo politico più vasto dell’Europa altomedievale. Ha svolto un ruolo cruciale nell’introdurre l’ortodossia orientale nella regione e nel favorire il commercio e gli scambi culturali fra regioni lontane e scollegate fra di loro. Capire la storia della Rus’ è essenziale per comprendere le complesse traiettorie storiche dell’Europa orientale tutta e non solo. […]
Per coprire una storia lunga e temi assai complessi ho deciso di dividere il libro in sei capitoli. Il capitolo 1 affronta il “problema” delle origini della Rus’, dalle prime frammentarie notizie sull’arrivo dei Variaghi fino al consolidamento della forma organizzativa dello Stato durante il principato di Vladimir il Grande.
Il capitolo 2 entra nel cuore della storia politica della Rus’ e ricostruisce la fase costitutiva della supremazia di Kiev sulle altre regioni. L’XI secolo è il periodo durante il quale i discendenti di Rjurik affermarono il loro potere, definirono i meccanismi di successione, estesero il territorio dello Stato e consolidarono una politica estera indipendente.
Così si arriva all’epoca d’oro della Rus’, il XII secolo, oggetto del capitolo 3. Si tratta di un periodo caratterizzato da nuove alleanze, ma anche da una crescente conflittualità e divisioni sempre più difficili da sanare in seno alla famiglia al potere. È un periodo complesso, la cui parabola è più leggibile grazie a un quadro documentario più ricco. Tuttavia, il dibattito storiografico sui decenni che precedettero l’invasione mongola resta acceso. Ho cercato di darne conto tenendo in considerazione tutte le posizioni della storiografia specialistica e cercando di fornire una mia lettura.
Il capitolo 4 descrive la fine della Rus’ in quanto entità statuale indipendente e unita. Di fatto molto unita la Rus’ non lo è stata mai, ma fra XI e XII secolo i principi riconoscevano l’autorità del gran principe di Kiev e la supremazia, anche storica, della città sul Dnepr. Il progressivo indebolimento dei legami fra centro e periferia, lo spostamento dell’asse commerciale verso l’Asia centrale e il mondo islamico, insieme ad altri fattori che ho cercato di analizzare, favorirono l’emergenza di principati periferici che nel tempo si mostrarono abbastanza forti da attrarre crescenti risorse umane e materiali capaci di contendere il primato politico a Kiev. Il capitolo si chiude con l’ascesa di Mosca, destinata a mutare gli equilibri dell’Europa orientale (e non solo) per i secoli a venire.
Il capitolo 5 si concentra sul tema più spinoso legato alla storia della Rus’, ovvero il passaggio alla Moscovia e la nascita dell’impero russo. Quali sono le cause dell’ascesa di Mosca? Quale il rapporto fra l’invasione (e il dominio) dei Mongoli e lo spostamento del baricentro politico dal Dnepr alla Moscova, dalle pianure alle steppe? Quanto incisero le divisioni interne sulla trasformazione della Rus’ in un organismo politico “altro”? Essa, nata in un contesto etnico e culturale dominato da popolazioni slave orientali, è stata al centro di uno spazio a cavallo fra l’Europa e le steppe. Ha subito le influenze di entrambe e, a sua volta, ha influenzato entrambe.
Nel capitolo 6, infine, ho ricostruito alcuni aspetti peculiari dell’economia e della società; il rapporto fra il principe e il clero, a capo del quale vi era il metropolita, quello fra ceti egemoni e ceti subalterni, la gestione dello spazio agrario e delle foreste, il commercio e, infine, il sistema giudiziario dominato dalla Russkaja Pravda. […]
Questa breve storia della Rus’ fornisce un quadro completo, per quanto non troppo approfondito, di una vicenda storica affascinante e quantomai necessaria. La Rus’ ha giocato un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale del Medioevo. È tempo di riconoscerne il peso, lontani, per quanto possibile, da pregiudizi e ideologismi ormai impolverati.»




