“English or Nothing”: un viaggio ironico nell’italiano globalizzato
L’italiano, con le sue radici latine e il suo vocabolario melodico, é stato per secoli una lingua sinonimo di arte, cultura e poesia. Era la lingua di Dante, Petrarca e Manzoni, l’idioma che ha dato forma al pensiero rinascimentale e alla musica operistica. Se però riflettiamo su come usiamo la nostra lingua oggi, non solo in ambito lavorativo ma anche e sempre di più nella normale socialità, ci accorgiamo che qualcosa è cambiato.L’italiano nella vita di ogni giorno sembra sempre di più ostaggio di parole ed espressioni inglesi, spesso utilizzate in modo improprio o addirittura incomprensibile. Una sostituzione continua dei termini della nostra lingua che ci potrebbe portare, entro non molto anni, ad abbandonare la nostra lingua originale
Nasce da questa riflessione, che è anche preoccupazione, l’idea da parte dell’Autore di scrivere un libro che evidenzi questo fenomeno che oramai coinvolge tutti noi e, parola dopo parola, sembra inarrestabile.
Il titolo, English or Nothing, è ovviamente provocatorio. Ma lo è ancora di più il sottotitolo che recita: come complicarsi la vita con l’italiano. Perché assistiamo ad un continuo cambiamento dei termini e delle espressioni del nostro patrimo linguistico con termini inglesi, come se parlare in italiano fosse un problema. La pubblicità e la comunicazione quotidianamente ci propina termini di origine anglosassone. E noi, inconsapevolmente, ne veniamo contagiati.
In questo saggio, Giuliano Dall’Ò, con ironia e spirito critico, conduce il lettore attraverso quattordici capitoli tematici, analizzando con leggerezza e umorismo il fenomeno dell’”Italenglish” e le sue bizzarre manifestazioni nella vita quotidiana degli italiani.
I primi capitoli introducono con una nota personale l’origine della sua riflessione: il ricordo traumatico degli anni Ottanta, quando termini come file, password e directory invasero improvvisamente il linguaggio lavorativo, ma anche quello quotidiano. Allora, il disagio linguistico era palpabile, mentre oggi assistiamo a una naturalezza inquietante nell’usare espressioni inglesi anche laddove esistono perfetti equivalenti italiani. Ha voluto partire da lì, perché proprio in quel passaggio avvertì per la prima volta la sensazione che qualcosa si stesse incrinando nel rapporto tra lingua e realtà.
Ogni capitolo del libro affronta un ambiente particolare nel quale l’uso e l’abuso di questi nuovi termini si colloca: dal mondo degli affari alla comunicazione, dalla moda del vestire al turismo.
Il mondo degli affari si rivela l’ambiente più fertile per l’ironia. Chi non ha mai sorriso o alzato un sopracciglio ascoltando frasi del tipo: «Dobbiamo fissare un meeting per fare un brainstorming sul budget del prossimo quarter, così da allinearci sui nostri obiettivi»? Termini come deadline, call, feedback e briefing sono ormai entrati stabilmente nel nostro vocabolario lavorativo, creando spesso situazioni paradossali e confusioni tragicomiche. In questo ambito il lettore incontrerà il fenomeno del “Milanese Imbruttito”, che incarna alla perfezione l’esasperazione linguistica tipica dell’ambiente manageriale. L’autore racconta con sarcasmo e riconoscimento affettuoso come sia nato un vero e proprio stile di comunicazione che fa della sovrapposizione tra linguaggio d’impresa e slang globalizzato la sua cifra più riconoscibile.
Il mondo della comunicazione digitale e sociale, da Facebook a Istagram per intenderci, attinge a piene mani da questa che oramai non è più una moda. Parole quali like, followers, influencer e trend non solo sono entrate nel nostro vocabolario, ma hanno anche ridefinito completamente il modo in cui si interagisce, comunicando spesso con superficialità e rapidità estreme. Questa parte del libro propone esempi divertenti e provocatori di come gli italiani siano riusciti a integrare questi termini in modo talvolta goffo e ironicamente fuori contesto. Pensiamo ad esempio alla trasformazione dei verbi: postare, taggare, scrollare, sharare. Ne nasce un lessico ibrido, fluido, che strappa qualche sorriso ma solleva anche qualche domanda.
Anche la gastronomia non sfugge al contagio linguistico, come dimostra un intero capitolo che esamina termini come street food, food experience, delivery e take-away. L’autore, nel suo saggio, ironizza su quanto l’uso di queste espressioni possa risultare ridicolo, soprattutto in un paese come l’Italia, famosa per la sua tradizione culinaria ricca e articolata. E’ davvero surreale ordinare un burger gourmet da food truck parcheggiati davanti a ristoranti storici con nomi italiani in via di estinzione. È come se la lingua avesse bisogno di travestirsi per sentirsi alla moda.
Uno spazio è dedicato all’istruzione e alla formazione, dove l’Autore osserva con preoccupazione ironica il proliferare di parole come masterclass, skills, workshop e webinar. Questi termini, benché apparentemente sofisticati, spesso creano confusione e contribuiscono a rendere meno chiari i messaggi e le comunicazioni istituzionali e scolastiche. Il linguaggio dell’educazione sembra sempre più pensato per impressionare piuttosto che per chiarire. Sotto la superficie dei termini altisonanti, il contenuto rischia di diventare opaco, esclusivo, autoreferenziale.
Non manca infine un’analisi del linguaggio sportivo, sempre più caratterizzato da termini come match, coach e performance, usati spesso in contesti del tutto inappropriati e quasi caricaturali.
Anche i giovani ovviamente non sono immuni da questo fenomeno: una parte dedicata a loro affronta il loro linguaggio, esplorando come le nuove generazioni abbiano assimilato termini inglesi al punto da creare una sorta di slang ibrido. Espressioni come «Bro, ho fatto upload di una story troppo cool, checka il feed e dammi un feedback!» mostrano chiaramente quanto l’uso indiscriminato di anglicismi possa rendere il linguaggio quotidiano un autentico rompicapo.
English or Nothing vuole essere una crociata contro l’inglese, bensì un invito ironico e intelligente a recuperare consapevolezza linguistica e a valorizzare le infinite potenzialità espressive della nostra lingua madre. Perché parlare bene significa anche pensare meglio, e pensare meglio è la premessa per vivere meglio.
L’intento non è giudicare, ma stimolare. Non correggere, ma far notare. Non semplificare, ma mostrare con ironia la complessità in cui ci muoviamo. English or Nothing è una provocazione, un gioco serio, un invito a riscoprire la bellezza di un’espressione ben scelta, di una parola italiana detta al momento giusto. Perché ogni parola è un gesto. E se continuiamo a usare parole altrui senza capirne il senso, rischiamo di non riconoscerci più nemmeno nei nostri gesti quotidiani.
L’Autore
Giuliano Dall’Ò vive e lavora a Milano, dove insegna al Politecnico. Giornalista pubblicista dal 1996, affianca alle pubblicazioni accademiche una narrativa che esplora identità, memoria e relazioni profonde. Tra le sue opere: Come ombre in uno sfondo infinito (2020), In viaggio con Alisha (2021), Due ruote di passione e libertà (2022) e L’ultimo segreto (2025). Ha pubblicato anche English or Nothing (2025), un saggio ironico sull’uso improprio di termini inglesi nella lingua italiana.




