Lo straniero di qualcun altro: da Aigues-Mortes a Pechino, la stessa domanda
Ci sono storie che cominciano con una domanda. La mia è cominciata con una fotografia, un episodio di cronaca e una curiosità che, poco alla volta, è diventata impossibile da ignorare.Nel 1893, ad Aigues-Mortes, una violenta aggressione contro operai stagionali italiani reclutati per lavorare nelle saline della Camargue si trasformò in una strage. Quello che mi colpì, quando mi imbattei in questa storia, non fu soltanto la sua brutalità, ma la sua terribile semplicità: bastava essere arrivati da un altro luogo per diventare gli altri.
Da lì è nato Lo straniero di qualcun altro, pubblicato nel 2022 e recentemente uscito anche in inglese con il titolo Not One of Us. Due titoli diversi per la stessa storia, due prospettive complementari: essere lo straniero di qualcuno significa, in fondo, scoprire che esiste sempre un confine tra un “noi” e un “loro”.
Ed è così che sono nati Lorenzo e Teresa, i protagonisti della parte storica del romanzo. La loro vicenda è naturalmente una storia di fantasia, costruita intorno a fatti realmente accaduti, ma mi ha permesso di tornare alla domanda che continuava a girarmi in testa: che cosa significa essere stranieri?
Per cercare una risposta ho fatto compiere alla storia un salto di oltre un secolo, fino alla Cina contemporanea.
Daniele Zafon, il protagonista, è un giovane italiano che arriva a Pechino per un incarico nel mondo della finanza. È curioso, intelligente, ma anche convinto di sapere più di quanto in realtà sappia. Presto si trova coinvolto in una vicenda molto più grande di lui, fatta di interessi economici, rapporti di potere, scomparse e segreti.
E qui il tema dello straniero cambia prospettiva.
Daniele è straniero perché si trova in un Paese di cui non conosce davvero le regole. Mei, la consulente cinese che lo affianca, lo è in un modo diverso: è cresciuta in America ed è tornata in Cina alla ricerca delle proprie radici. Anche lei conosce quella sensazione di trovarsi contemporaneamente dentro e fuori da un luogo.
Poi c’è Cristina.
Cristina Visconti era già comparsa nel mio primo romanzo, Là fuori, ma quando ho cominciato a immaginare questa nuova storia ho capito che aveva ancora qualcosa da raccontarmi. Nel frattempo era cambiata. Era diventata più fragile, più provata, ma conservava quella sua caratteristica fondamentale: la capacità di affrontare le situazioni più difficili senza smettere di interrogarsi.
Cristina, nel romanzo, è la madre di Daniele. Ma è anche molto di più. Per anni ha lavorato nella finanza, prima di abbandonare quel mondo per dedicarsi alla scrittura e allo studio. È abituata a cercare connessioni, a mettere in discussione ciò che sembra evidente, a seguire una traccia fino in fondo.
Quando Daniele scompare, la preoccupazione di una madre si trasforma così in una ricerca. Cristina torna a usare proprio quelle competenze che aveva deciso di lasciarsi alle spalle e comincia a interrogarsi sugli interessi economici che circondano il progetto del figlio.
È stato anche attraverso di lei che ho capito meglio dove volevo portare questa storia.
Perché Lo straniero di qualcun altro non parla soltanto di chi arriva in un Paese diverso dal proprio. Parla di quello che succede quando vengono meno i punti di riferimento con cui siamo abituati a definire noi stessi.
Possiamo essere stranieri in un luogo.
Possiamo esserlo agli occhi degli altri.
E possiamo perfino diventarlo a noi stessi.
Il titolo del romanzo viene da una frase di Tahar Ben Jelloun che recita: siamo sempre lo straniero di qualcun altro.
Mi è sembrata la chiave perfetta per mettere in relazione due storie lontane nel tempo e nello spazio. Gli italiani di Aigues-Mortes e gli italiani che, più di un secolo dopo, si occupano di investimenti in Cina sembrano appartenere a mondi completamente diversi. Eppure entrambi devono confrontarsi con la stessa esperienza: scoprire che l’identità che portiamo con noi non è necessariamente quella attraverso cui gli altri ci vedono.
Forse è proprio questo che accade ogni volta che usciamo dal nostro territorio conosciuto.
Ci accorgiamo che le nostre certezze sono meno solide di quanto pensiamo. Che gli stereotipi con cui guardiamo gli altri possono diventare una trappola. E che, qualche volta, per capire davvero chi abbiamo davanti, dobbiamo prima accettare di non essere più così sicuri di chi siamo noi.
In questo senso il viaggio di Lorenzo e Teresa, quello di Daniele e Mei e persino quello di Cristina sono lo stesso viaggio.
Un viaggio verso ciò che non conosciamo.
E, inevitabilmente, verso noi stessi.
L’Autrice
Angela Cristina Gallo è autrice di romanzi e racconti. Ha pubblicato Là fuori (2020), Lo straniero di qualcun altro (2022), recentemente uscito anche in inglese come Not One of Us, e Il custode dei sogni (2025). I suoi racconti hanno ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi letterari nazionali. È di prossima pubblicazione la raccolta Erano tenere, sdentate e profumavano di sogni. Dopo una lunga esperienza nel mondo della finanza e della progettazione sociale, oggi si dedica alla scrittura.




