«Tutto è possibile con la Fantasia»Albero-Antenato di Graziella Dragoni affronta il rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale, sviluppando una riflessione sulla capacità dell’immaginazione di rendere visibili connessioni e significati che sfuggono a uno sguardo puramente razionale. Attraverso la storia di Albarosa e l’incontro con creature fantastiche, l’autrice invita il lettore a considerare la natura come una realtà viva, dotata di una propria memoria e di una propria voce, ma soprattutto come qualcosa di cui prendersi cura.
Il volume presenta una struttura articolata, che alterna sequenze narrative a componimenti più brevi, caratterizzati da una scrittura evocativa. Questi momenti interrompono e allo stesso tempo accompagnano il procedere del racconto, offrendo occasioni di riflessione sui temi affrontati. A questa costruzione si affiancano numerose citazioni di autori e autrici quali Gaston Bachelard, Antonia Pozzi, Blaga Dimitrova, Otto Rank, Paulo Coelho, Federico García Lorca, Rilke, e Antonio Porta, che contribuiscono a delineare il quadro culturale e letterario entro cui si inserisce la riflessione dell’autrice. Il testo è inoltre corredato da immagini che amplificano la dimensione immaginativa della narrazione, accompagnando il lettore nell’atmosfera del racconto.
Il filo conduttore dell’opera è rappresentato dalla trasformazione, intesa come condizione propria tanto della natura quanto dell’essere umano. Alberi, foglie, fiori e frutti attraversano un ciclo di nascita, crescita, cambiamento e rigenerazione che trova un continuo parallelismo con le diverse stagioni della vita umana. Dragoni insiste su questa corrispondenza simbolica, individuando nelle «stabili radici» l’immagine dei legami che sostengono la persona, nel fogliame la ricchezza delle relazioni e nei frutti il contributo che ciascuno può offrire alla collettività attraverso le proprie idee, il proprio lavoro e la propria esperienza. Allo stesso modo, le ferite che segnano un albero e la sua capacità di continuare a crescere diventano metafora della resilienza umana e della possibilità di trovare nuove forme di equilibrio dopo la sofferenza.
La riflessione proposta dall’autrice porta il lettore a osservare la natura con maggiore attenzione, riconoscendole una dimensione vitale spesso trascurata. Gli alberi non sono semplici elementi del paesaggio, ma presenze che assistono silenziosamente allo scorrere del tempo e partecipano ai mutamenti del mondo. Questa prospettiva restituisce dignità narrativa agli elementi naturali, che diventano interlocutori capaci di raccontare la propria storia.
In questo contesto assume particolare rilievo il tema dell’immaginazione. Richiamando esplicitamente la riflessione di Gaston Bachelard sulla rêverie, Dragoni presenta l’immaginazione come uno strumento di conoscenza, una disposizione che permette di instaurare un dialogo con il mondo circostante e di coglierne la dimensione simbolica. Camminare in un bosco, sedersi accanto a un albero o osservare un paesaggio significa allora concedersi il tempo di immaginare, di ascoltare e di attribuire voce a ciò che normalmente rimane nel silenzio. In questa prospettiva assume particolare rilievo anche il richiamo a Gianni Rodari, autore al quale Dragoni riconosce il merito di aver mostrato come «la fantasia non vale solo per i piccoli, ma va mantenuta anche dai grandi», riaffermandone il valore come esercizio dello sguardo e della creatività. Questa prospettiva prende forma attraverso la figura di Albarosa, protagonista di una parte del racconto. La giovane intraprende un percorso di metamorfosi che la porta ad entrare progressivamente in sintonia con il mondo vegetale e acquisendo la capacità di dialogare con le fate e con gli alberi. La sua trasformazione viene presentata come il segno di una diversa relazione con la natura, fondata sull’ascolto, sulla curiosità e sulla disponibilità a superare i confini di una percezione esclusivamente umana.
Proprio attorno al personaggio di Albarosa si sviluppa un universo popolato da figure simboliche. L’Albero-Antenato, un «vecchio ontano», rappresenta il centro di questo mondo narrativo e assume il ruolo di custode della memoria. Accanto a lui si incontrano il bagolaro, il sambuco, la yucca, la lavanda, le magnolie e numerose altre specie arboree, ciascuna associata a un racconto, a una leggenda o a una particolare tradizione. A queste si affiancano le fate e altre creature fantastiche che contribuiscono a costruire un immaginario nel quale la natura è abitata da presenze invisibili, capaci di manifestarsi a chi conserva uno sguardo aperto alla meraviglia.
Uno degli aspetti più curiosi del volume è infatti il recupero dell’immaginario legato alle fate e alla mitologia. L’autrice attribuisce a queste figure un ruolo centrale nella propria visione del mondo: le fate, insieme a elfi, gnomi e altre creature fantastiche, popolano la sua fantasia e rappresentano una presenza costante nel dialogo con la natura. Come scrive l’autrice, «a farmi compagnia nel mio immaginario ci sono le Fate», figure che affondano le proprie radici nelle fiabe dell’infanzia.
Dal punto di vista stilistico, Dragoni adotta una scrittura caratterizzata da un lessico curato. Le personificazioni sono frequenti e rendono gli alberi, le piante, la terra, l’aria, il fuoco soggetti attivi del racconto. La voce narrante tende spesso a identificarsi con questi elementi, osservando il mondo da prospettive diverse e suggerendo una continuità tra la dimensione umana e quella naturale. L’effetto complessivo è quello di una narrazione che procede con un ritmo disteso, privilegiando l’osservazione e la contemplazione rispetto all’azione.
L’alternanza tra le parti narrative dedicate ad Albarosa e i brevi componimenti in prosa contribuisce inoltre a rendere varia la lettura. Le sezioni più riflessive rallentano intenzionalmente il ritmo del racconto, offrendo pause che permettono di approfondire i principali nuclei tematici del volume.
La forza del volume risiede soprattutto nella costruzione di un universo simbolico nel quale alberi, piante, fate, figure mitologiche diventano strumenti attraverso cui riflettere sul cambiamento e sul rapporto tra l’essere umano e la natura. Ne deriva un testo che affida all’immaginazione il compito di riscoprire la meraviglia, invitando il lettore a riconoscere, nel paesaggio che lo circonda, una presenza viva con cui entrare in relazione.
Giorgia Carta
L’Autrice
Graziella Dragoni, laureata in Pedagogia e in Psicologia, già insegnante e dirigente scolastica. Ha l’hobby del mosaico, è autrice di numerosi testi scolastici e parascolastici, di ricerche sul dialetto e storia locale, nonché di libri per il benessere e per lo sport. È appassionata di astronomia. Ha scritto una decina di libri di poesia, fra cui Oltre il mito, Isole di noi, Era lui l’uomo. Ultime pubblicazioni: Vincere con la mente, L’apollineo e il dionisiaco, Relax, Il dono dei pensieri, A Geras, Una lama dal taglio dolce, Tra le righe.




