“Una storia blu” di Claudia Pezzutti

Una storia blu, Claudia PezzuttiEsistono delle divergenze insormontabili, che possono lacerare l’armonia di due persone che si amano profondamente. Queste incompatibilità non tolgono niente all’amore, non lo rendono meno autentico o radicato, non lo annullano. Semplicemente esistono e si nutrono dei silenzi, delle speranze malriposte e delle parole non dette, fino a prosciugare la serenità della coppia. Una di queste è il desiderio di avere dei figli, non condiviso da entrambe le parti. È questo il morbo denso e pesante che si espande a macchia d’olio tra Susie e Pedro, i protagonisti di Una storia blu di Claudia Pezzutti. I due si amano in modo irrazionale, giocoso, avido e animalesco, ma c’è una voragine che li separa: lei desidera con tutta se stessa una bambina, lui no. E l’amore da solo non può bastare, quando i desideri e le prospettive di vita non convergono in un punto comune.

«Perché la vita le aveva portato in regalo un uomo così, un uomo che non vuole figli sul suo cammino? E perché lei se n’era innamorata così tanto, a livelli che le sembravano addirittura inverosimili, se non per farci dei figli?»

Maternità: questo il fulcro di un libro che nelle prime pagine si presenta come un romanzo erotico, ma che in realtà è rappresentazione profonda di un’intimità comune. Susie desidera un figlio ma non è mai riuscita a rimanere incinta. Anche prima di Pedro, anche senza fare mai uso di metodi contraccettivi. Il suo sentirsi infertile non si ferma all’apparato riproduttivo, ma scorre nelle vene di tutta la sua persona: Susie si sente fallita, avvizzita, inutile.

«Quando pensava che il suo corpo era predisposto a creare la vita e lei non ci era mai riuscita, si sentiva inutile. Era tutto inutile: il lavoro, i quadri, la religione, Dio stesso, la magrezza, l’amore, la chiesa, il resto del mondo. Se lei non poteva far proseguire la vita, era un essere morto, capace di fare tutto tranne l’essenziale.»

Una storia blu
  • Pezzutti, Claudia (Autore)

A tutto questo si aggiunge la consapevolezza che Pedro, l’amore della vita che le resta, non condivide il suo desiderio. E allora, man mano che ci si addentra nella lettura, due sono le domande che le righe gridano a gran voce: qual è il prezzo da pagare per amare così profondamente una persona dalle prospettive e i desideri tanto divergenti? E se il prezzo è l’infelicità, vale davvero la pena pagarlo?

È vero che ingredienti essenziali per una relazione duratura sono i compromessi. Ma compromesso è l’accettazione di piccoli difetti, di hobby diversi o di lati caratteriali fastidiosi. Un bambino non è un difetto, non è come passare sopra al fatto che il proprio partner non sappia cucinare, o che preferisca i videogiochi alla lettura di un libro. Un bambino è la diramazione della vita, è la propria vita che diviene due. Non si può accettare né pretendere un “compromesso” che riguardi un figlio: non si può accettare di averne contro la propria volontà, perché ciò equivarrebbe a condannare un bimbo a sentirsi per sempre un orfano a metà; e non si può chiedere al partner di rinunciarvi, perché sarebbe lui quello condannato a un’esistenza infelice. In entrambi i casi, dolore. Che cosa fare, allora? La peggiore, che però è quella che, a lungo termine, può rivelarsi la soluzione con il minor numero di effetti collaterali: lasciarsi. Lasciarsi perché d’amore sono fatte le fondamenta, sì, ma la casa è composta anche da tanti mattoni. E i mattoni devono combaciare l’uno con l’altro, altrimenti la casa crolla. Come crolla Susie, pezzo dopo pezzo, conato dopo conato.

Susie non ha il coraggio di lasciare andare la causa del proprio malessere, Pedro, e allora trasforma l’insoddisfazione nei suoi confronti in un rapporto di codipendenza morbosa. È chiaramente malata di bulimia, ma Pedro sembra non accorgersene neanche. Ha comportamenti psicotici e prova una gelosia cieca, possessiva:

«Non era amore, era possesso, paura tremenda della perdita. Erano all’inferno.»

Susie si sta distruggendo, e questo solo per il mancato coraggio di interrompere qualcosa che non si sposa con il suo progetto di vita. Un progetto a cui forse pensava di poter rinunciare, ma che alla lunga si trasforma in un’ossessione. Come tutte le volte in cui si tenta di imprigionare un sogno nel fondo del cassetto, e poi si finisce non solo a pensarci ogni giorno, ma a pentirsene per il resto della vita.

Trama

Susie è un’artista eccentrica. Trascorre le giornate tra collage blasfemi, sesso e pasti saltati. Pedro è un chimico introverso, magneticamente attratto dalle stravaganze di Susie. I due si sono incontrati a quarant’anni e si sono innamorati immediatamente, affamati d’amore e di sesso come due ventenni. Il sentimento che li lega è passionale e possessivo fino all’estremo, a tal punto da logorare Susie dall’interno; Susie, che da quel rapporto malato trae linfa e veleno. Lei vuole dei figli, Pedro no. E questa consapevolezza la trascina in un vortice di afflizione, avvilimento e angoscia, di cui la bulimia ne è solo l’infame manifestazione. Ma mentre le anime sanguinano, i corpi continuano a cercarsi, nell’illusione che la pulsione sessuale possa annullare il divario che li separa: ma è davvero così?

Ilaria Prazzoli

L’Autrice

Claudia Teresa Pezzutti è nata nel 1980 in provincia di Treviso. Vive e lavora a Trieste. Con lo pseudonimo di Claudia Libra ha pubblicato Carteggio d’inverno (Noon 2016, scritto insieme al poeta Ianus Pravo) ed è autrice di due spettacoli teatrali, Donne che si raccolgono da sole col cucchiaino e Non è l’amante, liberamente tratto da “L’amante” di Marguerite Duras.

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