Quando il tempo si ferma di Salvatore Orfeo racconta la storia di una famiglia il cui equilibrio viene improvvisamente stravolto. Andrea, padre attento e presenza centrale per la sua famiglia, entra in coma a causa di un malore improvviso. Da quel momento, la vita di sua moglie Barbara e dei tre figli, Giulia, Leo e Gabriel, cambia profondamente. Le giornate continuano a passare seguendo però un ritmo adesso più incerto e irregolare, mentre i personaggi si ritrovano costretti a ridefinire il proprio ruolo e il proprio posto nello spazio.Il romanzo si apre in una mattina qualunque. Andrea vede i figli mentre si preparano per andare a scuola: Giulia sta leggendo un libro, Gabriel cerca di allacciarsi le scarpe mentre Leo è sul tappeto a giocare; anche sua moglie Barbara è pronta per andare al lavoro. In questo quadro familiare, Andrea non si impone come figura autoritaria ma, al contrario, è un punto di equilibrio e di sostegno per l’intera famiglia. È un padre che non dà nulla per scontato, che ama ascoltare i suoi figli e prendersi cura di loro. Come sua figlia Giulia, anche Andrea è un abile osservatore e attento ai dettagli. Un giorno, però, mentre è al lavoro, Andrea viene colpito da un malore inaspettato, portato in ospedale d’urgenza, dove entra in coma.
In questo romanzo le dimensioni spaziali e temporali subiscono delle continue variazioni. Orfeo riesce a creare una narrazione dove lo spazio e il tempo vengono percepiti quasi fossero una massa indefinita, un insieme in continua trasformazione, fluido e malleabile. Primo fra tutti, il tempo è l’elemento più soggetto a questi cambiamenti repentini. Difatti, se all’inizio del romanzo il ritmo è pacato, dolce, come se il fluire del tempo si adagiasse rispetto al muoversi dei personaggi, quando Andrea viene portato in ospedale, invece, il tempo si incrina per la prima volta. Tutto sembra muoversi troppo in fretta e anche troppo lentamente, si dilata e corre senza sosta: «Andrea restava immobile dietro una porta chiusa. E il tempo, senza chiedere permesso, aveva iniziato a rallentare. […] Il tempo aveva perso i suoi riferimenti abituali. Non c’erano più ore da rispettare, solo attese che si allungavano senza misura».
Questo stadio intermedio, che non presenta degli stacchi netti, ma dove tutto sembrerebbe essere una cosa e l’altra allo stesso tempo, è un elemento che ritorna spesso nel corso del romanzo e su cui l’autore insiste molto. La condizione stessa in cui si ritrova Andrea dopo l’incidente è uno stato sospeso fra la vita e la morte, non è presente come prima, ma non è neppure assente in modo definitivo. La sua immobilità diventa una presenza costante, come suggerisce una delle frasi più significative del romanzo: «Andrea non c’era. E la sua assenza era diventata una presenza costante». Per Andrea, il tempo smette di pesare, come se si sganciasse e saltasse giù dalla linea temporale su cui viaggia tutta la sua famiglia. Questo tempo apparentemente fermo fa sprofondare la percezione che la famiglia di Andrea ha del tempo stesso. In questo senso, è interessante vedere come vivono il tempo anche gli altri personaggi. La moglie Barbara, ad esempio, cerca di ingannarlo, mantenendo sempre le stesse abitudini per dimostrare che può farcela, che tutto può funzionare lo stesso; Giulia, invece, ha il pieno controllo del proprio tempo, le sue giornate sono ben scandite affinché nulla vada storto; quello di Gabriel è irregolare, fatto di momenti di grande concentrazione, soprattutto quando suona il pianoforte, e altri in cui si distrae e diventa irrequieto, anche se non come il piccolo Leo, il più instancabile di tutti. Attraverso la musica, Gabriel introduce un tempo diverso, che crea una continuità sensibile tra il prima e il dopo. La musica diventa una forma di permanenza, l’unico suono che non appartiene né al passato né al presente.
È evidente, inoltre, che questa nuova condizione in cui si trovano i tre fratelli li porterà a crescere prima del tempo, portando ad un’alterazione completa della traiettoria temporale su cui si trovavano prima dell’incidente.
Accanto al tempo, anche lo spazio subisce dei mutamenti. Con la sua assenza, anche la casa della famiglia di Andrea cambia le sue coordinate. Se all’inizio si configurava come un luogo calmo, equilibrato, dove tutto era al suo posto, dove ogni oggetto o mobile ricopriva il proprio ruolo nello spazio così come anche i personaggi, dopo l’incidente lo spazio, il posto e il ruolo di chi lo abitava iniziano a vacillare. Piano piano la casa comincia a chiedere un nuovo equilibrio, gli spazi vengono rimescolati, ridefiniti, ma senza raggiungere una nuova stabilità. Quei rumori una volta familiari scompaiono quasi del tutto mentre quelli nuovi stonano con il nuovo assetto. I personaggi sembrano quasi girare, ruotare nello spazio che attraversano, nel tentativo di ritrovare una collocazione che non coincide più con quella precedente. Inoltre, la loro irrequietezza nel muoversi nello spazio cerca di ingannare il tempo poiché, se stessero fermi, riuscirebbero a sentire ancora di più il peso della situazione in cui si trovano.
Ma se la casa non viene più considerata dai personaggi come luogo stabile e sicuro, l’ospedale diventa uno spazio più familiare, di cui Barbara inizia a riconoscere ogni dettaglio, «quali sedie scricchiolavano, quali infermieri passavano più spesso, quali momenti della giornata erano più silenziosi». L’estraneità iniziale lascia posto a una forma di familiarità. Anche Andrea deve riadattarsi ad uno spazio che non conosce, in cui non c’è una direzione e di cui inizia a sentire i rumori, le voci: «In quello spazio privo di coordinate, la percezione non seguiva le regole abituali. Non c’era continuità, ma c’erano ricorrenze. Sensazioni che tornavano con una precisione sorprendente, anche se prive di forma».
Il testo è permeato da silenzi e non solo perché sono presenti pochi e brevi dialoghi ma anche perché è proprio il modo che hanno i personaggi di comunicare e di interagire tra di loro, quasi come se il dialogo fosse già quello un modo per invadere lo spazio dell’altro, di cui rispettano i confini. In questo senso, la figlia Giulia si distingue in quanto osservatrice e studiosa dei gesti. Lei sa misurare le situazioni e capire come agire guardandole con attenzione. Nel silenzio i personaggi raggiungono nuove consapevolezze, si pongono interrogativi, si chiedono più volte per quanto ancora Andrea resterà in coma. I silenzi sono anche le risposte che Barbara non riesce a dare a Leo, le riflessioni che Giulia trattiene per sé e le incomprensioni che Gabriel che non riesce a comunicare.
Quando il tempo si ferma è un romanzo con una forte componente emotiva, una tensione che cresce progressivamente, sostenuta dalla trasformazione dei ruoli familiari. È un libro su come gli eventi improvvisi possono stravolgere la vita, il tempo e lo spazio. L’evento improvviso agisce come detonatore, ma ciò che interessa davvero è la capacità di adattarsi a dei cambiamenti radicali: come si riorganizza una famiglia quando una delle sue colonne portanti non è più presente? Come si ridefiniscono le responsabilità, le abitudini, gli equilibri affettivi? In questo suo romanzo, Salvatore Orfeo propone una riflessione sulla permanenza dei legami quando le coordinate abituali vengono meno. Il tempo si altera, lo spazio si trasforma e i ruoli cambiano. Eppure, qualcosa resta, la capacità di resistere quando tutto si ferma.
Giorgia Carta
L’Autore
Salvatore Orfeo, nato nel 1990 a Napoli, nel quartiere di Secondigliano, ha scelto la scrittura come forma di riscatto personale. L’idea di Quando il tempo si ferma nasce durante un ricovero ospedaliero, momento che ha segnato un cambiamento profondo nella sua vita. Senza titoli accademici, ma con il desiderio di raccontare emozioni vere, scrive per dimostrare che anche da contesti difficili si può scegliere una strada diversa, nel proprio piccolo.




