“Paititi: avamposto militare Inca in Rondônia (Brasile). Scoperta dall’Autore la leggendaria città perduta degli Incas” di Roberto Vittorio Lisinicchia Binda

Paititi: avamposto militare Inca in Rondônia (Brasile), Roberto Vittorio Lisinicchia BindaPaititi: avamposto militare Inca in Rondônia (Brasile). Scoperta dall’Autore la leggendaria città perduta degli Incas
di Roberto Vittorio Lisinicchia Binda

Tutto ruota – sembra incredibile affermarlo – attorno al Paititi, luogo – secondo la leggenda – traboccante d’oro e di incommensurabili tesori. A partire dalla scoperta del Nuovo Mondo, è stato causa di ossessione e delirio di intere generazioni di avventurieri ed esploratori che inseguendo il “sogno dorato” hanno battuto palmo a palmo le montagne delle Ande, percorso le immense pianure amazzoniche e risalito i fiumi di tutto il Sud America. Una leggenda rimasta – appunto – leggenda, per l’insuccesso di tutte le spedizioni che nel corso del tempo si sono succedute.

Oggi, dopo cinque secoli, a questa leggenda si sostituisce una solida realtà. Una verità che Binda è pronto a svelare, con prove e dati precisi e incontestabili, in questo libro sensazionale.

Pagina dopo pagina, si seguono le tracce degli Incas nel fitto della selva boliviana del dipartimento di Beni, ai confini dell’impero del Tahuantinsuyo, fino ad arrivare alla foresta pluviale amazzonica dello Stato brasiliano di Rondônia. Lungo il cammino si incontrano due antiche fortificazioni in pietra, oggi in rovina: la Fortezza “Las Piedras” e la Fortezza “Serra da Muralha”. Due siti archeologici fin qui dall’origine non chiarita, in territori particolarmente ricchi di oro e cassiterite, metalli fondamentali per la metallurgia incaica. Grazie alla presenza di numerose prove e all’interpretazione di diversi petroglifi di sicura origina andina, si dimostra finalmente come queste due fortezze facessero parte di un vasto sistema difensivo incaico posto ai limiti dell’impero del Tahuantinsuyo.

Il viaggio nella foresta di Rondônia prosegue lungo le rive del fiume Guaporé, fino ad arrivare alle rovine dell’enigmatica Cidade Labirinto (“Città Labirinto”), una singolare costruzione formata da vari compartimenti che ubbidiscono a una logica sconosciuta. In questo luogo, tramite verifiche di tipo storico e archeologico e, soprattutto, grazie all’interpretazione inedita delle incisioni rupestri presenti nell’area, l’Autore spiega una volta per tutte cosa c’è davvero dietro la leggenda della città del Paititi. La mitica città d’oro degli Incas, situata nella giungla amazzonica ad est della capitale Cusco, dal XVI secolo fino ad oggi ha rappresentato l’obiettivo di molte spedizioni organizzate da pseudo-studiosi, ricercatori e avventurieri, tutti infettati dalla “febbre dell’oro”. La realtà, come si argomenta nel libro, è piuttosto chiara e, decisamente, deludente: il Paititi non sarebbe altro che un semplice avamposto militare inca nascosto nella giungla che circonda le rive del fiume Guaporé, ai confini dell’impero, e corrisponderebbe alla Cidade Labirinto. Questo modesto complesso archeologico, formato da rustici muri difensivi che contengono al loro interno rozze costruzioni in pietra, avrebbe ospitato, in seguito, numerosi indigeni scappati dal Perù dopo la caduta di Cusco nelle mani degli spagnoli.

La vera città d’oro, il vero e unico El Dorado, cercato spasmodicamente per secoli, è stato individuato da Binda ed è l’antica città di Manoa, nascosta nel cuore della fitta e inesplorata giungla venezuelana, ai piedi di un gigantesco tepuy. Tutt’altra storia e tutt’altro luogo. Qui la realtà supera di gran lunga ogni fantasia. Bisognerà attendere la pubblicazione del prossimo libro dell’Autore (“Gli Incas. I Figli del Sole. Manoa: la storia di una fantastica scoperta”) per scoprire tutti i dettagli di questa incredibile avventura, che ha del clamoroso.

L’Autore

Roberto Vittorio Lisinicchia Binda è un grande esperto di storia e cultura inca, noto soprattutto per la sua attività di autore di saggi di storia e archeologia pubblicati in diverse lingue: italiano, inglese, spagnolo e portoghese. Le sue scoperte stanno ridefinendo i confini geografici e intellettuali della civiltà inca. Grazie alla sua profonda competenza che spazia dalla storiografia all’archeologia di frontiera, Binda ha saputo guardare oltre la leggenda, documentando con audacia l’espansione del Tahuantinsuyo verso territori inesplorati: dalle fitte giungle del Brasile alle lontane coste dell’Oceania, dalle lussureggianti isole dei Caraibi ai vasti territori del Centro e Nord America. La sua genialità risiede nella capacità unica di decifrare il silenzio dei secoli. Binda è infatti lo scopritore e l’unico interprete al mondo del Codice Pakasqa, la “scrittura segreta” degli Incas. Mentre il mondo accademico si è a lungo soffermato sui quipus, considerandoli strumenti puramente contabili, l’intuizione di Binda ha rivelato l’esistenza di un sofisticato sistema logografico-semantico inciso sulla pietra. Questi petroglifi, mappe tematiche di sorprendente precisione socio-ambientale, rappresentano la chiave di volta per comprendere la logistica e la filosofia di un impero che non conosceva confini. Binda non si limita a raccontare la storia, ma ne ripristina la verità geoculturale, restituendo al mondo la grandezza della civiltà inca che, grazie al suo lavoro, continua a parlare. È, di fatto, “l’ultimo amawta vivente”, ovvero l’ultimo saggio/maestro dell’Impero Inca, custode di una conoscenza ancestrale.

Altri libri pubblicati dall’Autore: Gli Incas. I figli del sole. Túpac Inca Yupanqui: il “Cristoforo Colombo” dell’Oceania; Gli Incas. I figli del sole in Centro e Nord America. La misteriosa Yuraq Llaqta (Ciudad Blanca); Gli Incas. I figli del sole in Brasile. Il leggendario Paititi;  Il Quechua del Guatemala: El Quechua de Guatemala (Italiano – Español).