L’universo narrativo in Emma Brown e il filo di Arianna di Marzia Anselmi viene costruito attorno al brivido dell’avventura, recuperando quei caratteri della narrativa d’evasione in cui il viaggio, il mistero e l’esplorazione diventano prima di tutto strumenti per trascinare il lettore fuori dal proprio mondo. Tra richiami al mito greco, tesori nascosti e paesaggi mediterranei, con un tono leggero e coinvolgente, l’Autrice scrive un romanzo che punta soprattutto al piacere del racconto e al fascino della scoperta.Emma è una giovane laureanda che vive da sola in un appartamento a Roma. Solo due anni prima, infatti, ha perso i suoi genitori, entrambi archeologi, in un incidente aereo mentre rientravano dalla Grecia durante uno dei loro progetti di ricerca. Da loro, Emma ha ereditato la passione per la storia antica, per l’archeologia, per l’arte e soprattutto la «sete di conoscenza». Dopo la morte dei genitori, Emma ha dato tutta sé stessa per terminare la tesi e ormai manca poco alla discussione. Tutto sembra procedere secondo i piani finché non riceve una lettera inaspettata da un famoso avvocato, caro amico di suo padre, rivolta proprio a lei. Nella lettera suo padre le confessa di aver fatto una scoperta sconvolgente, le parla di un tesoro nascosto e di un misterioso diario legato al mito di Teseo. Le affida così il compito di continuare la missione che aveva intrapreso. Entusiasta ma anche spaventata, Emma parte insieme alle amiche Carlotta e Bea per la Grecia, determinata a scoprire di più sulla scomparsa dei suoi genitori e sul prezioso diario.
Centrale nel romanzo, il richiamo al filo di Arianna si lega al modo in cui Emma affronta la ricerca lasciata incompiuta dai genitori. Come nel mito il filo serviva a orientarsi dentro il labirinto, anche la protagonista procede seguendo le tracce sparse, le fotografie, i racconti che sembrano condurla sempre più in profondità dentro qualcosa di oscuro e difficile da decifrare. La ricerca del diario e del tesoro nascosto diventa così anche un modo per fare i conti con il proprio passato. In quel periodo, infatti, Emma si trova in una fase di passaggio della sua vita, ancora legata al dolore per la perdita dei suoi genitori ma già proiettata verso il futuro, tra la laurea imminente, il sogno di diventare archeologa e la necessità di capire quanto di quello che sapeva sulla sua famiglia fosse vero.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è la costruzione delle ambientazioni e, più in generale, del tono che accompagna tutta la vicenda. Le isole greche, il mare, le terrazze sulle scogliere, le case bianche e i vicoli pieni di turisti danno al romanzo un immaginario preciso e riconoscibile. Anselmi lavora molto sulle descrizioni dei paesaggi mediterranei e sui richiami alla storia e al mito greco, creando una dimensione narrativa dal forte impatto visivo, quasi cinematografico.
Anche il mistero viene gestito sempre mantenendo una certa leggerezza: ogni tappa della ricerca introduce nuovi indizi che alimentano la curiosità, senza spostare mai il romanzo verso atmosfere cupe.
Un altro elemento importante nella costruzione del romanzo è il rapporto tra Emma, Bea e Carlotta. Le tre ragazze formano un equilibrio narrativo preciso, basato su caratteri molto diversi tra loro che finiscono per compensarsi. Emma è curiosa ed estroversa, la sua passione per l’archeologia la porta ad essere attenta ai dettagli e minuziosa. Allo stesso tempo, però, Emma ha anche un animo più fragile, che emerge soprattutto nei momenti in cui il peso delle aspettative e del dolore rischia di sopraffarla. La sua crescita personale coincide con il tentativo di imparare a gestire questo equilibrio tra razionalità, istinto e coinvolgimento emotivo.
Accanto a lei, Bea assume spesso il ruolo della figura più lucida e pragmatica del gruppo. È quella che prova a ragionare, a ricostruire i fatti e a riportare la ricerca su un piano concreto. Anche nei dialoghi tende ad avere un atteggiamento più riflessivo rispetto alle altre, diventando in molti momenti il contrappeso necessario all’impulsività di Emma e all’esuberanza di Carlotta che è, invece, il personaggio che imprime maggiore leggerezza alla narrazione. Ironica, impulsiva, spontanea, spesso disinteressata agli aspetti più metodici della ricerca, Carlotta rappresenta la parte più istintiva del gruppo. Le sue battute, le reazioni esagerate, l’entusiasmo davanti agli alberghi di lusso, ai cocktail o ai ragazzi incontrati durante il viaggio alleggeriscono la tensione narrativa. Ma il personaggio non si riduce soltanto alla funzione comica: Carlotta è anche la figura che riesce più di tutte a riportare Emma dentro una dimensione emotiva concreta, soprattutto nei momenti in cui la protagonista rischia di lasciarsi travolgere dall’ossessione per la ricerca. È proprio attraverso questo equilibrio tra le tre protagoniste che il romanzo riesce spesso a mantenere un tono dinamico e scorrevole.
Emma Brown e il filo di Arianna è un romanzo capace di creare un’atmosfera accogliente ed entusiasmante. La lettura scorre rapidamente e il lettore arriva a sentirsi parte della squadra insieme a Emma, Bea e Carlotta. Questo romanzo può piacere soprattutto a chi cerca letture avventurose ma leggere, dove non mancano il mistero, il fascino del mito e una buona dose di amicizia.
Giorgia Carta
L’Autrice
Marzia Anselmi (Cecina, 1979) vive nella sua città natale. Dopo un percorso come impiegata e la gestione di un bar, riscopre la passione per la scrittura coltivata fin da ragazza. Durante la pandemia realizza il sogno di pubblicare il suo primo romanzo, Emma Brown e il filo di Arianna (Albatros). Scrivere è per lei luce, rifugio e rinascita. Nel 2025 l’opera si classifica quinta al Premio Internazionale “Percorsi letterari dal golfo dei poeti Shelley e Byron”.




