“Nella carne” di David Szalay

Nella carne, David Szalay, riassunto, trama, recensioneNella carne
di David Szalay
traduzione di Anna Rusconi
Adelphi

Italo Calvino scriveva “Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere e m’accorgo che quello che m’interessa è un’altra cosa, ossia, non una cosa precisa ma tutto ciò che resta escluso dalla cosa che dovrei scrivere”.[1]

Questa è la sensazione che rimane al lettore una volta conclusa la lettura del romanzo Nella carne di David Szalay: un groviglio di domande che si sono venute a sommare una volta aperta la prima pagina e molte delle quali non troveranno risposta.

Il romanzo è la narrazione di una vita, o meglio di alcune porzioni di vita di un singolo uomo. Insoddisfatto, infelice, quasi indifferente a ciò che lo circonda: può essere definito l’antieroe per eccellenza, che attraversa gli eventi della sua vita senza comprenderne a pieno il peso che questi gli lasciano.

Istvàn, che all’inizio del volume è un quindicenne ungherese, si è appena trasferito in una nuova città con sua madre, il padre è assente e per l’intero volume non viene spiegato il perché. È un ragazzo solitario, senza amici, che senza accorgersene si ritrova in una relazione sessuale con una donna sposata molto più grande di lui, che vive nello stesso palazzo.

La relazione si conclude tragicamente con la morte accidentale del marito a causa di un litigio con Istvàn sul pianerottolo di casa ma che verrà interpretata dalle autorità come omicidio. L’evento lo porterà al carcere minorile e ne condizionerà la vita in maniera profonda, senza che però egli se ne renda realmente conto.

Nel capitolo successivo Istvàn è appena uscito dal carcere minorile, con la speranza di rimettere ordine nella sua vita, cercando un lavoro e una relazione. Entrambi sono eventi fallimentari, che lo lasciano in uno stato di vuoto che lo spingerà ad arruolarsi nell’esercito.

Il tempo nell’esercito viene trascorso in missione in Iraq, dove vive un secondo trauma: la morte di un commilitone durante una spedizione. Il capitolo narra il suo ritorno a casa, rivelando al lettore solo alla fine l’evento traumatico con cui Istvàn deve convivere; trauma che gli altri tendono a minimizzare, enfatizzandone invece solo il comportamento eroico del protagonista. E Istvàn ne è consapevole:

“Ha come la sensazione che non capirebbe qualcosa di importante, qualcosa di così importante che lo sforzo di parlarne si rivelerebbe futile, se non peggio.
Il fatto strano è che non sa esattamente di cosa si tratti, cosa ci sia da capire.
In un certo senso, tutto.
Com’è andata in generale. Non lo capirebbe. E se non si capisce quello…”

L’evento lo porterà in terapia.

Nel passaggio successivo lo ritroviamo a Londra, dove lavora già da due anni come buttafuori in nero per un night club. Anche in questa scena di vita percepiamo la profonda insoddisfazione da parte del protagonista:

“Ma non immaginava di vivere ancora così a distanza di due anni. Condividendo un appartamento con altre cinque o sei persone. Ascoltando i treni che tutta la notte gli passano sotto la finestra. Lavorando cinquanta ore alla settimana e arrivando alla fine del mese senza un soldo in tasca, e senza prospettive di sorta se non di andare avanti così a oltranza.”

L’aiuto prestato a uno sconosciuto una notte di ritorno a casa gli permetterà di voltare pagina: inizierà a lavorare prima come guardia della sicurezza per uomini londinesi facoltosi, poi come autista privato di una ricca famiglia, con la cui moglie Helen inizierà una relazione. Il rapporto tra i due all’inizio sarà vissuto solo carnalmente, ma nel corso delle pagine diventerà emblematico:

“A volte Helen gli manca. […] Solo adesso si rende conto di che ruolo importante ha avuto nella sua vita. Probabilmente più di chiunque altro. Per certi versi è ovvio. Ma in parte l’idea lo sorprende. O comunque gli sembra strano metterla in quei termini. Non sa bene perché. Forse c’entra col modo in cui è iniziata la loro storia. Allora, nei primi mesi, quando avevano cominciato a fare sesso, non gli sarebbe mai venuto in mente che potesse guadagnarsi un ruolo così importante. Se non l’avesse conosciuta, non sarebbe diventato la persona che è”.

Dopo la morte del marito di Helen, a causa di un tumore, Istvàn la sposa, provocando l’ira di Thomas, il figlio del primo matrimonio di Helen, che ritiene i soldi l’unico motivo del legame tra i due.

Per tutta la durata del matrimonio, Istvàn vive a spese di Helen, che gestisce il fondo lasciato dal marito esclusivamente al figlio, il quale potrà usufruirne solo dopo aver compiuto 25 anni. Forte di questa base economica, Istvàn tenta di costruire una propria impresa, ma all’ennesima richiesta di prestito Helen è costretta a informare anche Thomas, ormai adulto e alle prese con i primi problemi di droga.

L’episodio segna un distacco definitivo, che dopo uno scontro pubblico porterà anche al fallimento dei progetti lavorativi di Istvàn. Il volume prosegue attraverso ellissi narrative fino a un incidente automobilistico che causerà la morte immediata di Jakob, il figlio della coppia e, poco dopo, anche quella di Helen.

Istvàn, distrutto, inizia a bere e affida la gestione di ogni cosa alla madre. Il ricongiungimento con il primo figlio di Helen non avverrà mai, nonostante un tentativo da parte del protagonista: al contrario, una volta compiuti i 25 anni, Thomas gli fa causa, costringendolo a dichiarare bancarotta e a perdere ogni bene.

Non avendo più nulla che lo trattenga a Londra, Istvàn decide di tornare in Ungheria insieme alla madre. L’ultima scena del volume coincide con la morte di quest’ultima e la definitiva solitudine di Istvàn.

Elemento centrale del libro, che si ripropone all’interno di ogni capitolo, è la morte: iniziando dall’omicidio alla morte del compagno in armi, fino alla morte della madre di Istvàn, che conclude l’intera narrazione.

La morte non è rappresentata come un’esperienza emotivamente totalizzante, uno svuotamento che porta sofferenza nella sua totale drammaticità psicologica, aspetto che viene tralasciato e solo intravisto, ma come la conclusione di qualcosa di concreto e fisico, un epilogo della carnalità, l’assenza di qualcosa.

Non è il dolore ad occupare la scena, ma l’assenza. Interessante, infatti, è notare che, all’interno della narrazione, la morte di qualcuno coincide quasi sempre con la fine del capitolo.

Altro elemento cardine è il sesso, anch’esso vissuto nella sua pura dimensione carnale. Come strumento di crescita e di definizione della propria identità, ma anche come momento di sfogo e appagamento: privo di qualsiasi peso sentimentale o fascinazione romantica.

Morte e sesso si intrecciano ripetutamente all’interno della narrazione, rendendo evidente come emozioni ed eventi siano percepiti dal lettore “nella carne”.

Attraverso l’uso di grandi ellissi e di dialoghi asciutti e fulminei, il lettore scopre eventi taciuti ed emozioni nascoste (spesso addirittura non riconosciute dagli stessi personaggi). La narrazione di Szalay rende la lettura rapida e fluida. Schematico nelle descrizioni e povero di dettagli riesce nell’obiettivo di lasciare il lettore incollato alle pagine, proprio grazie a ciò che resta non detto.

Giulia Guadagna

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[1] I. Calvino, Lezioni americane, Mondadori, 2022, pag. 69