Dobbiamo fare una premessa: la casa editrice Laterza, nata a Bari nel 1901 per opera di Giovanni Laterza, è storicamente connotata per un forte impianto storico, filosofico e saggistico. A definire i tratti di questa linea editoriale fu, come è noto, Benedetto Croce, a cui Laterza si era rivolto pochi mesi dopo l’avvio della sua attività imprenditoriale grazie alla mediazione di Luigi Pinto, matematico e fisico pugliese che all’epoca insegnava a Napoli. Croce non solo progettò alcune collane storiche come «I Classici della filosofia moderna», i «Filosofi antichi e medievali» o gli «Scrittori d’Italia» – collana, quest’ultima, che nel tempo ha visto la direzione di prestigiosi studiosi come Fausto Nicolini, Santino Caramella, Luigi Russo o Gianfranco Folena – ma, come è stato detto, definì la “mappa genetica” della casa editrice, delineando un programma di stampo idealistico e storicistico fondato su un’editoria di qualità e di respiro europeo (un’editoria di “roba grave”, la definiva Croce, a intendere una produzione non divulgativa né di intrattenimento ma di forte peso culturale). Fu proprio lui, in coerenza con questo progetto, a sollecitare Laterza a rifiutare «libri di romanzi, novelle e letteratura amena» – come scrisse in una famosa lettera del 1902 in cui si rammaricava della scelta di dare alle stampe i racconti giovanili di Gor’kij – tanto che il catalogo non ha mai proposto collane di poesia o di narrativa, generi che sono apparsi solo saltuariamente e occasionalmente tra le «Opere varie» o le «Pubblicazioni d’arte».Ora, sulla base di questo profilo editoriale, ci si aspetterebbe di trovare nell’archivio della casa editrice un numero abbastanza esiguo di carteggi con scrittori e scrittrici italiane, ma invece non è così. L’elenco completo dei mittenti che hanno intrattenuto una corrispondenza epistolare con le diverse generazioni dei Laterza, mostra inequivocabilmente che nel corso della sua storia ultracentenaria la casa editrice ha sviluppato un fecondo e intenso rapporto con il mondo letterario italiano; non solo, ovviamente, filologi, critici e studiosi, ma anche romanzieri, narratori e poeti che poco si allineavano alle linee di indirizzo del catalogo crociano. Da un sondaggio che abbiamo condotto sulla sezione più antica dell’archivio, quella che va dal 1901 al 1959, abbiamo calcolato almeno mille missive di oltre 70 protagonisti della letteratura del XX secolo, sia scrittori che hanno collaborato a vario titolo con la casa editrice – come autori, curatori, traduttori o prefatori di libri altrui (Papini, Prezzolini, di Giacomo, Brancati, Sciascia, Ortese, Cassola, Bianciardi ecc.) – sia scrittori che non sono mai entrati in catalogo (Pirandello, Capuana, Negri, Aleramo, Serra, Alvaro ecc.). Un numero, questo, che rappresenta una selezione nelle selezione, non solo perché non tiene conto delle corrispondenze successive al 1959 – data oltre la quale Casa Laterza registra collaborazioni autorevoli legate alla stampa di alcuni volumi-inchiesta di un certo interesse critico, come Il nuovo volto del Sud (1962), con testi di Giorgio Caproni, Michele Prisco, Carlo Betocchi, Gianna Manzini, Mario Pomilio, Guido Piovene ecc., o La generazione degli anni difficili (1962), un’inchiesta originariamente pubblicata sulla rivista milanese «Il Paradosso» a cui parteciparono, tra gli altri, Italo Calvino, Oreste Del Buono, Franco Fortini, Ottiero Ottieri e Carlo Cassola – ma anche perché, allargando il compasso dell’osservazione a nomi meno noti, soprattutto autori locali o scrittori entrati solo tangenzialmente e occasionalmente nel canone (Armando Perotti, Francesco Gaeta, Riccardo Balsamo Crivelli ecc.), oppure autori dal profilo intellettuale più ibrido, alcuni dei quali si erano dedicati alla produzione letteraria solo in parte e non come attività principale (Filippo Abignente, Olindo Malagodi, Ireneo Sanesi ecc.), il numero di corrispondenti con la casa editrice aumenta in maniera significativa.
A fronte di questi dati, per tornare alla sua domanda, è evidente come l’Archivio Laterza testimoni un fecondo e intenso rapporto tra la casa editrice barese e il mondo letterario italiano. Lo studio condotto da me e dal mio gruppo di ricerca, che fa capo al Dipartimento di Lettere e Culture moderne della Sapienza, e che trova nella pubblicazione del volume La Casa Editrice Laterza e il suo archivio un primo risultato critico, è finalizzato a ricostruire la storia di questo rapporto, che fu molto più complesso e ricco di quanto a una lettura superficiale si potrebbe pensare. Non solo, infatti, i carteggi testimoniano rapporti occasionali e limitati a poche lettere, scambiate magari per richieste di libri, proposte, ringraziamenti, rifiuti editoriali (tra i più eccellenti quello di un libro di novelle di Pirandello e delle Lettere alla Assente di Capuana), ma anche lunghi rapporti di consulenza e di amicizia, di progettazione editoriale (come con Corrado Alvaro e Carlo Levi), oppure finalizzati alla pubblicazione di opere più ibride, tra saggistica e narrazione, come succede soprattutto con gli autori che Vito Laterza coinvolse fin dai primi anni Cinquanta nella collana «Libri del tempo» (Brancati, Sciascia, Ortese, Bianciardi, Cassola ecc.).
Quali documenti custodisce la sezione più antica dell’Archivio Laterza?
Anche qui facciamo una premessa: la sezione più antica dell’archivio, che comprende il periodo che va dal 1901, anno di nascita della casa editrice, al 1959, è conservato all’Archivio di Stato di Bari. L’acquisizione è avvenuta in forma di deposito nel 1987 a seguito di parere positivo della Soprintendenza Archivistica per la Puglia. La sezione successiva, invece, dal 1960 in poi, è conservata in casa editrice e non è ancora accessibile al pubblico, sebbene ci sia intenzione da parte degli editori di una prossima sistemazione archivistica. In termini quantitativi, la parte già depositata comprende un patrimonio complessivo di quasi cinquantamila unità documentarie, per lo più inedite, di alcuni tra i più importanti intellettuali, politici, editori, scrittori, studiosi italiani e stranieri del Novecento, da Croce a Momigliano, da Gentile a Fubini, da Einaudi a Bompiani, ma è davvero impossibile riassumere in poche righe l’ampio spettro di mittenti e destinatari conservato. Ad arricchire il patrimonio contribuisce la presenza dei Registri copialettere, rilegati in volume e ordinati per anno, che conservano le minute delle missive di risposta dei vari membri di casa Laterza, dal fondatore Giovanni agli editori della seconda e terza generazione, Franco e Vito. Il che consente agli studiosi di disporre anche delle lettere in uscita, e quindi di ricostruire i carteggi nella loro interezza.
Quali sono i carteggi a Suo avviso più significativi?
Sicuramente il carteggio Croce-Laterza, che è stato pubblicato quasi interamente per l’attenta cura di Antonella Pompilio. Una prima parte del carteggio riguarda gli scambi epistolari tra Benedetto Croce e Giovanni Laterza e copre un arco cronologico che va dal 1901 al 1943, anno di morte dell’editore. Questa sezione è stata pubblicata in quattro volumi tra il 2004 e il 2009 grazie alla collaborazione tra gli editori Laterza e l’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli. Una seconda parte – di cui è apparso per ora solo il primo volume – riguarda invece le lettere tra Croce e Franco Laterza, il figlio di Giovanni, successive al 1943; lettere che testimoniano un delicato momento di passaggio nella strategia editoriale della casa editrice, che stava cercando di rinnovarsi in un contesto post-crociano senza rinnegare il magistero del suo storico collaboratore.
Ed è proprio in questa fase, dagli anni del dopoguerra in poi, che l’archivio conserva degli importanti carteggi che riguardano le nuove linee di indirizzo di Vito Laterza, figlio di un cugino di Franco, che all’inizio degli anni Cinquanta assunse il timone del marchio barese. Vito ripensò a fondo il catalogo cercando, soprattutto con la collana «Libri del tempo», varata nel 1951, di coinvolgere alcuni scrittori e intellettuali in una macro-narrazione dell’Italia contemporanea; ma non tramite gli strumenti del romanzo o della fiction, ma tramite quella che lui chiamava “prosa di saldissimo fondamento documentario”. Ne nacquero opere tra loro molto diverse: ad esempio il pamphlet polemico di Vitaliano Brancati Ritorno alla censura (1952), gli scritti sul Mezzogiorno di Leonardo Sciascia, Giovanni Russo e Rocco Scotellaro, l’indagine Classe operaia e partito di Fabrizio Onofri (1957), il libro-inchiesta sulla tragedia di Ribolla di Luciano Bianciardi e Carlo Cassola (I minatori della Maremma, 1956), e ancora gli affreschi metropolitani e sottoproletari dedicati a Milano di Anna Maria Ortese (Silenzio a Milano, 1958) o l’antologia di racconti sulla guerra e la Resistenza curata da Alfonso Gatto (Il coro della guerra, 1963). Un ventaglio d’azione che, certo, rifletteva un’attenzione trasversale per le grandi questioni che interessavano l’Italia del dopoguerra, ma dietro il quale si nascondeva un’idea di letteratura di alto profilo, non relegata a un ruolo marginale rispetto ai più tradizionali settori storico-filosofici della casa editrice.
Di tutto questo progetto editoriale le lettere rappresentano delle scatole-nere che ci consentono di entrare nel cantiere di lavoro di molti volumi e, più in generale, nello spirito culturale di quel periodo. Ad esempio le lettere di Sciascia, pubblicate alcuni anni fa con una prefazione di Tullio De Mauro, o le lettere di Brancati, che ho appena pubblicato per le Edizioni di storia e letteratura (Carteggio 1952-1954), che nel mostrare i vari passaggi della nascita del suo pamphlet, mettono a fuoco il clima di dibattito sulla censura democristiana che attraversava il mondo intellettuale nei primissimi anni Cinquanta; o ancora le lettere tra Vito Laterza e Corrado Alvaro, anche queste da me pubblicate alcuni anni fa nella collana «Itinerari» Laterza, da cui emergono una serie di progetti editoriali molto innovativi – come una collana che doveva chiamarsi «Cronache» – che però, per varie ragioni, non andarono mai in porto. Ma di grande interesse sono anche i carteggi analizzati all’interno del volume che ho già citato, La Casa Editrice Laterza e il suo archivio, che oltre a ospitare un importante colloquio tra Giovanni Solimine e Giuseppe Laterza sul passato e l’attualità della casa editrice, accoglie diversi studi come quelli di Natalia Vacante e di Riccardo Gualdo su due storici direttori della collana «Scrittori d’Italia»: Fausto Nicolini e Gianfranco Folena; o i lavori di Eleonora Cardinale ed Emilio Russo rispettivamente dedicati alle preziose lettere di Carlo Levi e Leone Ginzburg. Resta in ogni caso il fatto che l’archivio Laterza è uno spazio ancora in larga parte da studiare, un enorme contenitore di lettere e documenti che, sono convinto, può riservare ancora molte importanti sorprese.
Giorgio Nisini è professore associato in Letteratura Italiana Contemporanea alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato numerosi studi sulla narrativa italiana del Novecento occupandosi, tra l’altro, dell’opera di Pasolini (L’unità impossibile, Carocci, 2008) e della memorialistica della Grande Guerra (Testimoniare il conflitto, ETS, 2021). Come scrittore ha pubblicato diversi romanzi, tra cui La città di Adamo (Fazi, selezione Premio Strega 2011), Il tempo umano (HarperCollins, 2020) e Aurora (HarperCollins, 2023). È direttore artistico dell’Emporio Letterario di Pienza.




