“Essere alberi e non saperlo” di Marcello Tabarrini

Essere alberi e non saperlo, Marcello TabarriniIn un mondo in lotta contro il cambiamento climatico, in cui le manifestazioni e l’attivismo sono sempre maggiori ai fini di sensibilizzare chi nega i disastri naturali che ogni giorno si imbattono sulla terra, Marcello Tabarrini scrive un vero e proprio inno alla natura e, nello specifico, agli alberi, che, spiega, “come le persone, hanno una loro personalità ed un loro carattere. […] Ci assomigliano più di quanto pensiamo”.

Essere alberi e non saperlo (2024) è una raccolta di racconti che tenta, attraverso la favola, di associare le caratteristiche degli esseri umani ai comportamenti delle piante. Tabarrini introduce il libro così:

«è capitato a tutti, in qualche momento di difficoltà o di vera e propria crisi, di prendere carta e penna e cominciare a disegnare su un pezzo di carta un piccolo albero. È come se, in una qualche misura, questa azione potesse dare sfogo alla nostra più intima esigenza, rilasciando la tensione e permettendoci di trovare la via d’uscita.»

Lo scrittore parte dalla necessità apparentemente innata dell’essere umano di proiettare la propria esistenza in un albero fin dalla tenera età. A supporto della sua tesi, spiega come anche in psicologia si paragona l’inconscio alle radici di un albero che nutrono la mente trasmettendo energia al tronco. Sottolinea che l’albero costituisce un’immagine di collegamento tra la terra e il cielo, tra il mondo materiale e quello spirituale, tra la parte cosciente e quella inconsapevole: “l’albero, dunque, come ponte tra la terra e il cielo – in natura – e come ponte tra il mondo inconsapevole e quello consapevole nel regno umano”.

Ogni albero, racconta Tabarrini, possiede delle specifiche caratteristiche e qualità fisiche che rispecchiano la collettività, accompagnando e sostenendo l’evoluzione di ogni specie vivente. È questo il concetto alla base dei trentadue racconti favolistici così associati: olivo – pace, abete – avanzamento, olmo – isolamento, faggio – verità, quercia – natura divina, ginepro – confini, acero – cambiamento, magnolia – indipendenza, larice – connessione, tiglio – libertà, acacia – caos, eucalipto – risveglio, ippocastano – assistenza, platano – consiglio, gelso – abbondanza, cedro – vittoria, alloro – moderazione, cipresso – transizione, pioppo – coraggio, rovere – protezione, betulla – innocenza, pino – responsabilità, leccio – redenzione, tasso – paradosso, noce – discernimento, sorbo selvatico – chiamata, ebano – intento, salice – illusione, carpino – fiducia, frassino – forza vitale, sequoia – comunità, ciliegio – dolcezza.

Tutti gli alberi, quindi, come le persone, hanno una personalità e un carattere: ad esempio, il faggio è molto sensibile, ma “ha una straordinaria capacità di resistere agli urti ed alle sollecitazioni”; la quercia, invece, spinge a entrare in contatto con la propria realtà interiore, “porta al radicamento”. Nello specifico:

«La quercia è un ponte di collegamento tra il mondo spirituale e terreno, convoglia l’energia cosmica primordiale e la distribuisce alla vita materiale, alimenta la concretezza e ci mostra come realizzare i nostri propositi. La quercia ci aiuta a prendere contatto con la nostra anima, a riconoscere il nostro compito, individuare i nostri talenti e usarli per diventare parte attiva del progetto evolutivo.»

Tabarrini utilizza la favola per condurre riflessioni sulla natura umana, sulla quotidianità dell’uomo, sviscerando le paure che lo attanagliano e incoraggiando i sentimenti positivi che lo riguardano, come la grande forza di adattamento e di rinascita che aiuta l’uomo a rialzarsi dopo una caduta e l’albero a spingersi in alto quando è intrappolato dall’edera. La profonda connessione tra la natura e l’essere umano conduce lo scrittore a interrogarsi sulla possibilità di assistere a minori cambiamenti climatici se solo ci fosse più consapevolezza circa l’importanza dell’albero, la necessità di tenerlo in vita, di mantenerlo in salute. I racconti raccolti in Essere alberi e non saperlo parlano al cuore, cercando di coinvolgere il lettore in un’atmosfera distensiva che nutre le parti più profonde della natura umana. Come spiega l’autore,

«non è mai troppo tardi per imparare dalle parole della natura, la quale aspetta, pazientemente, che ci fermiamo ad ascoltarla. Ogni cosa bella è sua diretta profanazione: se ogni essere vivente è in grado di amare, è perché c’è una fonte originaria dalla quale promana tutto l’amore che siamo in grado di dare e ricevere.»

Maria Luisa Valletta

L’Autore

Marcello Tabarrini è nato a Bergamo nell’ottobre 1972. Vive e lavora a Bergamo in un grande gruppo bancario, è laureato in Economia e Commercio e ha un diploma in Informatica. Scrivere per lui è diventato un modo per comunicare le parti di se stesso che sono maturate progressivamente nel corso del tempo, un modo dunque di condividere ciò che non può essere espresso in maniera ortodossa ma che risulta di agevole comprensione tramite racconti di fantasia ad hoc, che trasportano il proprio vissuto personale in maniera semplice e diretta.

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