“Storia della filologia classica” di Rudolf Pfeiffer

Storia della filologia classica, Rudolf PfeifferStoria della filologia classica dalle origini alla fine dell’età ellenistica
di Rudolf Pfeiffer
a cura di Marcello Gigante
Olschki

«La storia della filologia classica […] è filologia classica nel suo farsi. E un libro che ricostruisce la sua storia sotto questo aspetto può aver la pretesa di essere considerato come una parte integrante della stessa filologia. […] è ovvio che non vogliamo conoscere ciò che è antiquato e passato per sempre, ma ciò che dura ancora; vogliamo esplorare la continuità della conoscenza, la philologia perennis.

Tale continuità fu assicurata non solo dalla potenza intellettuale di grandi filologi, ma egualmente dai loro princìpi morali di assoluta onestà e irremissibile perseveranza nel perseguire la verità. In omaggio a questi princìpi il compito che mi sono assunto fu quello di raccogliere e interpretare, per quanto possibile, tutta la documentazione primaria dalle fonti originali […]. Per queste ed altre ragioni questo non è un livre de chevet sulle vite e sulle opere di filologi, vivacizzate da aneddoti e facezie. I dati biografici, anche se non sono trascurati in senso assoluto, sono confinati in giusti limiti. […] Inoltre, non ho sempre tentato di delineare quel che si chiama lo sfondo, ma solo quando le idee generali e gli eventi del tempo esercitarono una forte influenza sui filologi oppure cambiarono il corso della filologia.

Una storia della filologia dovrebbe attirare l’attenzione su ciò che fu nuovo ed utile, distinguere l’errore dalla verità e l’opinione del giorno che passa dalla vera conoscenza che dura per sempre, che è, come dicemmo, ‘perenne’. Ma la penuria di studi preparatori su singoli problemi, basati su una documentazione completa, è un ostacolo al raggiungimento di un fine cosi ambizioso. […]

Naturalmente vi sono stati antichi tentativi in questo campo sin dal tempo di Enrico Stefano, il quale scrisse nel 1587 De criticis veteribus Graecis et Latinis. Ma esiste un solo libro veramente esauriente: J.E. Sandys, A History of Classical Scholarship, in tre volumi di 1629 pagine. […] Ma, come assieme, l’opera del Sandys è un catalogo di filologi classici, secolo per secolo, nazione per nazione; e libro per libro piuttosto che una vera storia della filologia stessa; non vi è un’idea-guida, non vi è una struttura coerente né una sana distinzione fra il transeunte e il perenne. […]

Accanto a queste sintesi materiali vi sono pochi schizzi di grandi filologi che sono forti proprio là dove trovammo debole il Sandys: esprimono idee generali, distinguono, suggeriscono, stimolano. A. Boeckh, che fu nello stesso tempo filologo classico, profondo filosofo e storico insigne, diede uno schizzo veramente nobile nelle poche pagine della sua Enzyklopaedie und Methodenlehre der philologischen Wissenschaften (pubblicata dopo la sua morte, II edizione 1886, pp. 300-9). Una sintesi del tutto personale e brillante fu fatta dal Wilamowitz nel 1921 per la Einleitung in die Altertumswissenschaft, ‘Geschichte der Philologie’ (III edizione 1927, ristampa 1959); è una rassegna fortemente soggettiva di filologi classici fatta da un grande maestro che evoca i morti eroi del passato dall’altro mondo e li loda o biasima. Il Wilamowitz riconobbe il suo debito alle lezioni di Otto Jahn; ma pare che abbia scritto buona parte della sua Storia a memoria, una memoria stupenda, ma non infallibile. Così un peso maggiore dovrebbe essere dato alle pagine dedicate ai filologi antichi e moderni nei suoi numerosi libri su autori greci anzi che a questa breve e generale sintesi di ottanta pagine.

Con buona pace del Wilamowitz, non posso fare a meno di menzionare in questo contesto Friedrich Nietzsche, alunno prediletto del Ritschl; all’eta di ventiquattro anni, egli pensò seriamente di scrivere ‘Eine Geschichte der literarischen Studien im Altertum und in der Neuzeit’. Egli voleva scoprire le idee generali che avevano influenzato lo studio dell’antichità e dimostrare i legami tra la filologia classica e la filologia dominante di ogni epoca. Vi è qualche nota rilevante su questo argomento nelle sue lettere e nei suoi saggi fra il 1867 e il 1871, ma naturalmente egli non compì l’opera, percorse bensì la sua strada fino alla sua fatale filosofia. […]

Il presente volume riguarda i fondamenti posti da poeti e filologi greci negli ultimi tre secoli a.C. per tutta la futura filologia classica. Esso comincia con un breve sguardo sull’età preellenistica in Grecia e pochi accenni al fondo orientale. Però pieno uso si fa della documentazione disponibile, specialmente quella dei papiri, per dimostrare ii nuovo balzo fatto dai poeti ellenistici dopo il 300 a.C. e descrivere le acquisizioni essenziali di cinque generazioni di filologi originali in Alessandria e dei loro epigoni fino all’età di Augusto. […]

I dotti poeti alessandrini sono i nostri antenati e dovremmo tentare almeno di non essere indegni di questa nobile ascendenza.»

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