“La vita s’impara” di Corrado Augias

La vita s'impara, Corrado AugiasLa vita s’impara
di Corrado Augias
Einaudi

«Prendo da Montaigne, appena adattandolo, l’incipit dei suoi Saggi: «Questo, lettore, è un libro in buona fede. Non mi sono proposto, con esso, alcun fine. Non ho messo nel conto né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per tali propositi…»

Arrivati alla conclusione del racconto, la mia dichiarazione d’intenti è più o meno la stessa. Anche queste pagine sono state scritte in buona fede, senza acrimonia, sine ira ac studio come si diceva una volta, cercando di ricostruire con equilibrio e comprensione tratti di un percorso, rendendomi spesso conto, nel rievocarli, delle sciocchezze commesse, di qualche eccesso che andava controllato, di alcune offese arrecate, talvolta involontarie (le peggiori), di cui sento il rammarico. Non sono sicuro che tutto sia esatto alla virgola. La memoria deforma anche per autodifesa; la sostanza però resta quella.

Il leitmotiv del racconto potrebbe essere un ideale sottotitolo: L’educazione di un italiano. Se guardo indietro chiedendomi come sia avvenuta questa «educazione» devo riconoscere che la maggior parte la devo ai libri letti, agli insegnamenti che vi ho trovato ma anche alle aperture espressive, all’analisi di una personalità o di un evento. Dire che la lettura di certe pagine può essere rivelatrice non basta a descrivere l’importanza degli incontri. In più di un’occasione ho scoperto, leggendo, d’avere sotto gli occhi ciò che confusamente avevo intuito senza però avere sufficiente ingegno per renderlo pensiero consapevole. Credo di poter dire che anche questa – almeno per me – è stata la vera forza della lettura, si tratta – avrebbe detto Socrate – della sua capacità maieutica.

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La vita s'impara
  • Augias, Corrado (Autore)

Mentre scrivevo pezzo a pezzo queste pagine, mi sono chiesto più volte sé stessi mettendo insieme una biografia. Per molti aspetti lo è, per esempio se si considera la verità degli episodi avvenuti nel corso di un’esistenza lunga quasi un secolo. […]

Ho inteso dare di me un ritratto medio anche perché convinto d’aver avuto un’esistenza banale sia come portato di tempi banali sia perché, come suggerisce Montaigne (cito a memoria), la vita di Cesare e quella di un qualunque popolano dipendono comunque da tutte le umane contingenze. […]

Dunque, possiamo dire (infatti è stato detto) che su ogni biografia, anche la più accurata, pesa come un’ombra di falsità perché la vita nel suo perenne divenire non è riproducibile.

A corredo di queste fisime interviene però il possibile correttivo del titolo: La vita s’impara. L’esistenza è per chiunque un apprendistato, non parlo di sapere, esperienze, capacità, ma di apprendistato di base – amicizie, affetti, rapporti, gerarchie, occasioni, scelte, entusiasmi, rinunce. […]

Per me l’apprendistato all’arte di vivere è stato particolarmente laborioso – e lungo. In quel senso ho lentamente imparato a vivere. Spero che almeno di questo percorso il libro dia un’idea.»

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