Come spiego nella prefazione del libro, escludendo i pochi riferimenti presumibilmente anticristiani nella letteratura antica rabbinica e i racconti parodici su Gesù noti come Toledot Yešu (Storia della vita di Gesù), una critica ebraica sistematica non appare prima del IX secolo, in contesto islamico. In particolare, mi riferisco al trattato Qiṣṣat Mujādalat al-Usquf (Il resoconto della disputa del prete), una dissertazione anonima risalente alla metà del IX secolo e probabilmente redatta nei territori della Siria o dell’Iraq. A partire dal XII secolo, con l’intensificarsi della pressione conversionistica nei paesi a maggioranza cristiana, emergono i primi trattati polemici ebraici. Per secoli, infatti, i cristiani hanno tentato di persuadere gli ebrei ad abbandonare la loro fede originaria, cercando di dimostrare che Gesù di Nazareth fosse il messia atteso. Tra le risposte e le forme di resistenza ebraica a questa pressione, si possono annoverare anche alcuni scritti apologetici e polemici.Il mio libro presenta alcuni esempi risalenti al periodo medievale (XII-XIV sec.), provenienti da diverse aree geografiche. Il primo testo dell’antologia è proprio il Qiṣṣat, o meglio la sua traduzione in ebraico conosciuta con il titolo di Sefer Nestor ha-komer (Il libro di Nestor il prete), risalente al XII secolo e prodotta nel Nord della Spagna o nel Sud della Francia. Come per gli altri sei trattati polemici, riporto – per la prima volta in italiano, insieme al testo ebraico – alcuni estratti che si concentrano sui temi del rapporto di Gesù con la legge mosaica e con la divinità, che si avvalgono abbondantemente della letteratura evangelica. I contesti di origine dei trattati polemici sono vari, ma nel libro mi concentro principalmente sui territori di Spagna, Francia e Germania. Nella presentazione di ciascun trattato, ho prestato particolare attenzione al contesto culturale e alle prefazioni dei testi che, quando presenti, offrono dettagli rilevanti sull’autore e sulle motivazioni alla base dell’impresa di stesura.
Come ha affrontato, la tradizione ebraica, il discorso su Gesù?
Nel mio libro mi occupo di una specifica parte della tradizione ebraica, quella polemica, con l’obiettivo di offrire un quadro delle diverse rappresentazioni di Gesù. Queste rappresentazioni riflettono una particolare comprensione del cristianesimo, dei suoi testi e delle sue dottrine da parte degli ebrei. In generale, si può affermare che la questione centrale riguarda il riconoscimento della messianicità di Gesù e le sue implicazioni. Un esempio di come alcuni polemisti hanno affrontato il discorso su Gesù riguarda le risposte alla lettura cristologica della Bibbia ebraica, centrale per la dottrina cristiana. Nei discorsi polemici, Gesù è spesso considerato in relazione alla sua divinità e al suo rapporto con la legge ebraica. Tra i temi fondamentali emergono la questione della divinità di Gesù, il suo rapporto con Dio e con la Torah. Nella letteratura polemica anticristiana, confutare l’idea di un Gesù divino o di un Dio incarnato con caratteristiche umane è un argomento essenziale. Anche la questione del superamento della legge mosaica a favore della nuova alleanza – intesa come il patto mediato da Gesù nel Nuovo Testamento – è altrettanto cruciale. Questo implica l’idea di un Verus Israel cristiano, il nuovo popolo eletto, che avrebbe sostituito il popolo ebraico originale, ritenuto ormai superato e rifiutato. In questi contesti, gli scritti del Nuovo Testamento, in particolare i vangeli, sono diventati uno strumento della polemica: i polemisti utilizzano e rileggono le scritture cristiane per sovvertire e criticare alcuni presupposti del cristianesimo.
Quali diverse rappresentazioni di Gesù si rinvengono nei trattati ebraici polemici?
Le rappresentazioni di Gesù nella letteratura polemica ebraica anticristiana sono varie e complesse. Nella conclusione del mio libro, cerco di illustrare come i sette testi che ho selezionato offrono una pluralità di immagini di Gesù, soprattutto in relazione a due questioni centrali: il suo rapporto con la legge mosaica e la sua divinità.
Il tema del rapporto di Gesù con la legge ebraica è particolarmente interessante e spesso presenta rappresentazioni contrastanti. Nel Sefer Nestor ha-komer, per esempio, Gesù è descritto sia come un ebreo osservante che non intende abolire la Legge, sia come un trasgressore dei precetti mosaici. Nel Sefer milḥamot ha-Šem (Le guerre del Signore), invece, Gesù è ritratto come incoerente e incapace di seguire una sola via. Il Sefer Yosef ha-meqanne (Il libro di Yosef lo zelante) lo presenta come un trasgressore della Legge, che chiede ai suoi seguaci di fare altrettanto. Anche il Sefer niṣṣḥon yašan (Il vecchio libro della polemica/vittoria) offre una severa critica di Gesù, ma include anche un’immagine opposta, quella di un Gesù che non intende abolire la Legge.
Un caso particolarmente significativo è il Kelimat ha-goyim (La vergogna/Il rimprovero dei gentili), che distingue Gesù dai suoi primi seguaci e da Paolo. Qui Gesù è descritto come un ebreo devoto, rispettoso della Legge mosaica, che considera eterna e inviolabile. Anche nel Sefer ezer ha-emunah (Il supporto della fede), Gesù appare come un rigido monoteista che non intende abolire la Torah.
Queste diverse rappresentazioni rispondono a esigenze polemiche: sia l’immagine di un Gesù osservante della Legge sia quella di un Gesù trasgressore servono a difendere l’eternità della Torah e a criticare il comportamento dei cristiani contemporanei.
Il tema della divinità di Gesù, strettamente legato alla sua messianicità, è spesso al centro delle argomentazioni polemiche. L’antologia mostra come le parole di Gesù siano state utilizzate dai polemisti per sottolineare la sua natura umana. In queste rappresentazioni, Gesù è visto come un uomo consapevole della sua estraneità alla divinità, come dimostra l’uso del titolo figlio dell’uomo, interpretato letteralmente in chiave critica.
Un’interpretazione interessante si trova nel Sefer niṣṣḥon yašan: il testo riporta “profezie negative”, ossia preannunciazioni che indicano nella Bibbia l’apparizione di colui che si proclamerà Dio, riferendosi a Gesù. Nella Bibbia ebraica la figura di Gesù è menzionata, ma con una visione che capovolge in qualche modo quella tradizionale cristiana.
In che modo l’esame di questa letteratura offre una nuova prospettiva sulle dinamiche delle relazioni interreligiose nel Medioevo?
L’analisi del modo in cui la tradizione ebraica ha affrontato il discorso su Gesù offre spunti significativi per comprendere le dinamiche storiche, religiose e culturali tra ebraismo e cristianesimo. Lo studio della letteratura polemica ebraica, infatti, rivela diverse rappresentazioni di Gesù che riflettono una particolare comprensione del cristianesimo, dei suoi testi e delle sue dottrine da parte degli ebrei. Questa interazione permette di cogliere aspetti fondamentali delle relazioni tra ebrei e cristiani attraverso una delle sue espressioni più caustiche.
Questi scritti non solo testimoniano le tensioni e i conflitti tipici del contesto storico-religioso medievale, ma forniscono anche preziosi indizi sulle percezioni reciproche, sulle interpretazioni contrastanti e sulle strategie retoriche adottate da entrambe le parti. L’esame di questa letteratura offre dunque una nuova prospettiva sulle relazioni interreligiose nel Medioevo, illuminando le complessità delle interazioni tra ebraismo e cristianesimo, specialmente alla luce della condizione di minoranza degli ebrei nei vari contesti.
Miriam Benfatto ha ricevuto il titolo di dottoressa di ricerca nel 2018 presso il Dipartimento di Storia, Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, dove è attualmente assegnista di ricerca. I suoi studi si concentrano sulle relazioni ebraico-cristiane, sulla letteratura polemica dell’età moderna e sulla storiografia riguardante la ricerca del Gesù storico. Oltre a numerosi contributi in prestigiose riviste accademiche, ha pubblicato Gesù frainteso. La polemica ebraica anticristiana nel Sefer ḥizzuq emunah di Yiṣḥaq ben Avraham Troqi (c. 1533-1594) (Viella, 2022).
