Tra le caratteristiche che distinguono un romanzo da una biografia c’è sicuramente un diverso approccio nei confronti del protagonista. Per quanto il lettore possa immedesimarsi nei personaggi di fantasia, infatti, assistere, tra le pagine di un libro, alla storia reale di un uomo produce un effetto molto più tangibile.E se la biografia in questione è carica di realizzazioni, traguardi e difficoltà superate, non è difficile raggiungere un livello di storytelling pari a un romanzo qualsiasi.
É questo il caso dell’autobiografia di Felice Esposito Corcione pubblicata con Melagrana editore. Il ragazzo con il cerchio. Storie vissute è il racconto di vita di un uomo che, ad un punto critico della sua esistenza a causa di problemi di salute, decide di fare un resoconto del suo percorso e di tutti quegli eventi, positivi e negativi, che l’hanno condotto lì dove è adesso.
Un lavoro particolare, estremamente personale e famigliare dato che l’impronta della famiglia Corcione traspare in varie forme. A partire dal racconto minuzioso che percorre diverse generazioni, fino alla collaborazione dei nipoti dell’autore che firmano le postfazioni, mentre il piccolo Andrea di 12 anni si fa carico di realizzare la copertina per il libro che racconta la vita e l’essenza di suo nonno.
«È la prima volta che Felice riceve un regalo. Prova un’immensa gioia. I suoi amici, nella calza della befana, trovano pistole e macchinine…, lui solo arance o mandarini. Un suo sogno è la pistola giocattolo, per unirsi al gruppo e imitare i film western del momento. Non importa è contento lo stesso. Finalmente ora possiede un cerchio, è solo suo, non deve condividerlo con nessuno.»
Trama
Quando nel 2020 Felice Corcione viene colto da un’ischemia, la successiva riabilitazione lo porta a voler fare il punto sulla propria vita. Ne nasce un viaggio a ritroso nel tempo che parte dalle origini della famiglia Corcione, sin dai tempi in cui la povertà e la semplicità scandivano ogni giornata.
Il percorso di Felice, però, prende subito un’altra strada rispetto alle origini contadine della sua famiglia. L’impegno nello studio e la voglia continua di scoperta e conoscenza lo portano ben presto a risultati accademici di prestigio. Tra università, dottorati di ricerca e viaggi in giro per il mondo, il racconto assume anche contorni più romantici con l’ingresso nella vita di Felice di Annamaria, con cui costruirà la sua futura famiglia.
Tra passato e presente, Felice Corcione tramanda così ai suoi nipoti, attraverso le pagine del suo libro, un lascito culturale e sentimentale di inestimabile valore umano.
«All’inizio è stato difficile, volevo mettere insieme i tasselli di questo mosaico che è stata la mia vita ma ero confuso. Dopo pochi giorni sono tornati alla mente tanti eventi, tanti luoghi, forse troppi. Perché non scrivere e lasciare ai miei nipoti una testimonianza? Tutto è iniziato per gioco, poi è diventato una sfida con me stesso, ho ricostruito le varie tappe per condividere le mie emozioni.»
Recensione
L’autobiografia di Felice Esposito Corcione si presenta in modo particolare, con una scrittura in terza persona. Nonostante sia l’autore stesso il protagoniste delle vicende, infatti, questo preferisce intraprendere i panni di narratore esterno.
Un risultato che in realtà conferisce al testo un senso di storytelling più lineare, riuscendo nel compito di descrivere fatti e situazioni oggettive da cui però traspare sempre una componente emozionale di sottofondo.
Ne nasce un racconto suddiviso in capitoli in cui le varie tappe della vita di Felice vengono scandite dai titoletti introduttivi. Il testo risulta così scorrevole e ben distribuito, con capitoli brevi e una scrittura semplice che ben si presta a catturare l’attenzione.
Un elemento che dona più spessore alla biografia, poi, è il contesto sempre in divenire in cui questa viene collocata. La storia, infatti, parte dal 2020, anno in cui Felice viene colpito dall’ischemia, per poi andare a ritroso nella sua vita e iniziare la vera narrazione nel 1946.
Un arco di tempo enorme se si considerano gli eventi e i cambiamenti anche culturali e sociali avvenuti durante questo periodo. Ed è proprio questa un’ulteriore, affascinante, caratteristica del libro che parallelamente alla crescita di Felice dona uno spaccato della società, proponendosi come un viaggio nei ricordi di massa attraverso crescita sociale, tragedie mondiali e fenomeni di costume.
Come detto, però, si tratta pur sempre di un’autobiografia e dunque non può mancare la parte emozionale che infatti permea l’intero racconto. Una raccolta di sentimenti che cresce insieme allo scorrere delle pagine per poi prendere vita nelle conclusioni, quando l’autore compare in prima persona per spiegare al lettore i perché di questo viaggio nel passato.
«Andrà tutto bene. É andato tutto bene. Coraggio, curiosità e determinazione saranno come sempre il nostro collante. L’ischemia passerà ed aspettando i vaccini per il covid rinasceremo tutti ad una vita sicuramente più consapevole, solidale e giusta. La loro forza è la sua forza, il loro amore è l’amore per la vita.»
Sara Moro




